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Cessione Napoli, Bellinazzo: "Valutazione ADL eccessiva, servono le infrastrutture"

Cessione Napoli, Bellinazzo: "Valutazione ADL eccessiva, servono le infrastrutture"
Oggi alle 17:50Radio Tutto Napoli
di Pierpaolo Matrone
Marco Bellinazzo analizza il futuro economico e societario del Napoli: "Senza Champions la ristrutturazione della rosa diventerebbe molto più complicata".

Marco Bellinazzo, giornalista de Il Sole 24 Ore, è stato ospite della nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live dalle 7 su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania: "Il Napoli ha un centrocampo che, se i suoi uomini stanno bene, non ha niente da invidiare a nessun'altra squadra in Italia. McTominay, Lobotka e Anguissa formano un reparto di altissimo livello. Il problema è semmai legato alla tenuta della difesa e a un attacco che in questo momento sconta anche l'assenza di due giocatori che considero centrali nel progetto tecnico che sta mettendo in piedi Allegri, cioè Neres e Alisson Santos".

Si parla molto della possibilità che De Laurentiis possa vendere il Napoli. È soltanto una questione di prezzo?
"Non metto naturalmente in discussione ciò che ha dichiarato De Laurentiis, anche se le valutazioni di cui si è parlato mi sembrano un po' troppo alte. Non per il potenziale del Napoli, ma per quello che rappresenta oggi il patrimonio del club. Qualche anno fa c'erano in rosa giocatori con valutazioni superiori ai 100 milioni, come Kvaratskhelia e Osimhen. Soprattutto, al Napoli mancano quelle infrastrutture immobiliari capaci di aumentare il patrimonio e spingere la valutazione verso determinate cifre. De Laurentiis ha costruito un gioiellino fondato soprattutto sulla forza del brand e sull'enorme numero di tifosi e appassionati del Napoli nel mondo. È questa la vera ricchezza del club".

Cosa dovrebbe cercare De Laurentiis in un eventuale nuovo proprietario?
"Credo debba esserci anche l'esigenza di affidare il Napoli a qualcuno che voglia bene al club. Esistono tanti fondi e il loro approccio è naturalmente finanziario e speculativo, senza che io attribuisca un significato necessariamente negativo a questo termine: il loro mestiere è produrre rendimenti. Ma l'esperienza degli ultimi anni ci ha insegnato che chi entra nel calcio deve anche custodire l'eredità del club. Significa costruire un settore giovanile all'altezza, un centro sportivo di qualità e uno stadio capace di aumentare i ricavi. Quando De Laurentiis deciderà eventualmente di passare la mano, mi piace pensare che terrà conto anche di questo: consegnare il Napoli a qualcuno capace di proseguire il lavoro fatto in questi vent'anni e di dare al club ciò che in questo periodo è mancato".

Il Napoli è quindi arrivato a un bivio dal punto di vista societario?
"Negli ultimi due o tre anni il Napoli ha fatto tantissimo in termini di vittorie e ha ulteriormente alzato un'asticella che era già alta, considerando la presenza costante in Europa durante l'era De Laurentiis. Adesso siamo in una fase di svolta. Nel post-Conte è stata necessaria quella che definirei una manovra correttiva, considerando gli elevati costi sostenuti per assemblare la squadra. Ma il Napoli avrà bisogno di rilanciare gli investimenti. Diventa fondamentale non perdere il treno della Champions. Poi bisognerà scegliere se continuare questo progetto investendo ulteriormente oppure, in prospettiva, passare di mano. Perché oltre alla rosa servono investimenti infrastrutturali. Roma e Milan stanno andando avanti su questo terreno e il Napoli rischia di perdere terreno rispetto ai propri competitor".

Quanto costerebbe economicamente al Napoli un'altra stagione senza Champions? E quanto incide anche sul rinnovo di McTominay?
"Le incognite sono proprio queste. Pensiamo al rinnovo di McTominay: parliamo di un giocatore indispensabile che merita un certo livello di remunerazione. Allo stesso tempo, il Napoli post-Conte ha dovuto riportare in equilibrio i propri conti. Nonostante la liquidità a disposizione, nella precedente sessione invernale il mercato era stato condizionato dalla forte pressione dei costi in rapporto ai ricavi. Non qualificarsi alla Champions significherebbe rimettere i conti sotto pressione e soprattutto non poter affrontare con tranquillità quel ringiovanimento della rosa che è già iniziato ed è indispensabile. Il Napoli deve ringiovanire e sfoltire alcuni reparti e completarne altri. C'è tanto lavoro da fare. Rinunciare alla Champions significa perdere circa 50-60 milioni di ricavi diretti, ai quali possono aggiungersi un'altra ventina di milioni legati alle partite allo stadio. Affrontare una ristrutturazione della rosa rinunciando a queste risorse significherebbe farlo quasi con le mani legate. Molto ci dirà anche il bilancio al 30 giugno 2026. Il Napoli deve sfruttare il fatto che diverse società con cui compete abitualmente per le prime posizioni non attraversano situazioni economiche semplicissime. Mettersi in difficoltà da solo sbagliando altre partite e concedendo vantaggio alle concorrenti sarebbe un vero harakiri".