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Film Centenario, De Giovanni svela: “La mia parte l’ho finita”

Film Centenario, De Giovanni svela: “La mia parte l’ho finita”
Oggi alle 11:10Radio Tutto Napoli
di Fabio Tarantino

Maurizio De Giovanni, giornalista e scrittore napoletano e tifosissimo degli azzurri, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, la prima radio tematica sul Napoli in onda tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania.

Allegri ha sottolineato l'importanza dell'anno del centenario. Chi deve essere protagonista, perché lo è a prescindere, in questo anno del centenario?
"Indiscutibilmente è un fatto popolare. Napoli non è un posto come gli altri, lo sappiamo bene, lo verifichiamo ogni giorno nel bene e nel male. È un posto diverso da tutti gli altri, un posto con luci fortissime, ombre profonde, sempre in movimento, sempre in movimento o in avanti o all'indietro, soggetto a evoluzioni e involuzioni. Quindi abbiamo un posto diverso da tutti gli altri, l'unica grande metropoli direi d'Europa con una squadra sola. L'area metropolitana di Napoli è di 3 milioni e mezzo di abitanti, quindi con tutto il rispetto per posti bellissimi come Firenze, Bologna, Palermo, Bari che hanno una squadra sola, questa è una realtà diversa, molto più ampia e con una squadra sola che ha un aspetto identitario. Napoli è il Napoli e il Napoli per molti versi si muove come si muove la città. È indiscutibile che questi ultimi vent'anni siano stati di grande crescita sia per la squadra che per la città. Oggi la città propone una realtà economica e sociale tutta diversa da vent'anni fa. Certo, molto migliorabile: abbiamo problemi enormi soprattutto nelle periferie, ma anche in molte zone del centro abbiamo una generazione di minorenni che è probabilmente la più armata della storia, con gravi danni e gravi problematiche di tutti i tipi. Però è anche vero che abbiamo una città che è diventata una delle città d'arte più visitate del mondo e tra questi luoghi d'arte c'è anche questo tempio popolare dedicato a Diego Armando Maradona nei Quartieri Spagnoli. Io credo che quel luogo sia più di tutti il simbolo di quanto questa città si riconosca nel calcio e di quanto il calcio sia un aspetto fondamentale per questa città. Quindi questo compleanno non è un centenario qualsiasi, è un centenario che ci responsabilizza. Noi siamo tutti la generazione dei tifosi del Napoli che è presente in questo momento, quindi io credo che celebrando sia giusto, opportuno, fondamentale il nostro grande amore. Io sfido chiunque degli amici in ascolto a negare che quando il Napoli perde la settimana abbia una luce diversa. Anche se poi uno nella vita ha la fortuna di stare bene, di avere un bel lavoro oppure persone vicino che ti vogliono bene, noi non stiamo bene se il Napoli non vince. È una cosa che incide sul nostro umore, sul nostro modo di fare e quindi, come tutti i grandi amori, il giorno del compleanno di un grande amore noi dobbiamo fare festa. Questo significa per me i cento anni del Napoli adesso."

Maurizio, sarai anche uno dei protagonisti di questa festa?
"Il tifoso del Napoli dice che è malato per il Napoli perché è una malattia, perché sta a stare male, come tutte le malattie. Quindi non lo dobbiamo negare. Lo so, è futile, è superficiale, ci sono ben altri problemi, tutto quello che volete, però quando uno il Napoli non vince non è la stessa cosa."

Sarai uno dei protagonisti della festa, è corretto?
"Ci sarò, sì sì. Mi toccherà anche dire le tue parole. Per me mi tocca un pensiero per Diego, quindi sarà bello, ma piccolo. Dire le tue parole su Diego, tra tanti artisti di straordinarie capacità che sempre c'entrano sul palco, anche io potrò dire, avrò l'opportunità di restare nella memoria con queste tue parole. Io dirò per Diego."

Se io ti dico Napoli, se io ti dico calcio Napoli, qual è il ricordo più forte che ti viene proprio dal cuore?
"Guarda, io devo dirti proprio sinceramente che il mio ricordo personale è legato al 9 novembre dell'86, quando andammo a vincere a Torino contro la seconda squadra di Torino, che non nomino per ragioni scaramantiche. Andammo a vincere a Torino 3 a 1 e cominciammo la cavalcata che poi ci portò al primo scudetto. Quella trasferta che io feci con alcuni amici in condizioni assolutamente di fortuna, perché non c'erano soldi quindi si andava veramente all'avventura, quel viaggio sia all'andata che al ritorno, se penso a qualcosa di epico che è successo nella mia vita, io tu lo sai sono stato fortunato, ho vinto molti premi, ho avuto molto successo con la mia scrittura, però la cosa più epica che mi è successa nella vita è quella trasferta. Ti dici: ma andando a vincere a Torino in maniera inaspettata, noi eravamo agguerriti in testa, vincemmo quella partita, andammo avanti. La vittoria era a due punti all'epoca, quindi andammo avanti di due punti e per tre anni non ci hanno più preso. E questa fu una cosa meravigliosa che non posso dimenticare."

I prossimi cento anni come li immagini?
"È un fattore necessario, sono d'accordo, però penso anche che non sia facile vendere certi giocatori: Lindström, Cajuste, Ngonge, Lucca e poi tutti i vari Folorunsho, Mazzocchi. Non è facile vendere questi giocatori che sono evidentemente sopra il numero, che sono evidentemente fuori dall'ipotesi di un progetto tecnico. È un giocatore che a me piace moltissimo, Colomoni, la Roma che compra, l'Atalanta che compra, la Fiorentina che compra tanto, è una cosa che mi dà un po' di agitazione perché penso che non sarà facile vendere questi giocatori. Ci sono due nodi grossi: il primo riguarda la permanenza di De Bruyne e Lukaku, attorno al quale secondo me si muovono molto le strategie del Napoli; l'altro è il rinnovo di Rrahmani, in scadenza, con movimenti diversi e con grosse richieste di mercato. Il Napoli deve sciogliere questi nodi urgentemente perché altrimenti un nuovo allenatore comincerebbe con ritardo a mettere insieme una squadra che deve affrontare una stagione importante. Abbiamo Buongiorno infortunato, non si capisce perché, non si capisce per quanto tempo, chi parla di due mesi, di cinque addirittura. Cinque mesi sono un'enormità, da cinque mesi la stagione potrebbe essere orientata nel bene o nel male. Quindi io vorrei tanto che il Napoli si muovesse, almeno per alcuni giocatori che deve prendere comunque, anche perché secondo me le altre squadre poi ti prendono per il collo se capiscono che hai poco tempo e hai bisogno di questo. È un discorso ampio che si fa sul calcio italiano. Allegri è uno degli esempi, per cui il calcio italiano è vecchio. Io non ricordo un gioco scintillante per le squadre di Allegri. Dal 2019, quando ha vinto la Coppa Italia con la Juventus, non vince più: sono quindi sette anni senza trofei per un allenatore che comunque ha avuto squadre di buon livello in mano. Io ricordo che al Milan l'anno scorso non faceva le coppe, i soldi li ha spesi sia in estate che a gennaio e ciò nonostante è rimasto fuori anche dalle prime quattro. Se tu mi dici se avrei scelto Allegri, la risposta è no, non l'avrei scelto. Ma se tu mi dici che capisco la logica secondo la quale è stato scelto Allegri, sì, io capisco la logica. È giusto aver scelto Allegri. Affidare la squadra per il centenario in mano a uno che non aveva mai allenato a questi livelli sarebbe stata una scommessa troppo forte. Quindi sì, è l'allenatore per il centenario. Comunque sia non è più il tempo delle discussioni, è l'allenatore del Napoli e quindi dobbiamo sostenerlo in tutto, dobbiamo crederci dentro di lui e sostenerlo, perché noi siamo i tifosi del Napoli. Quindi parlare di Allegri in termini scettici adesso non ha senso, aveva senso prima che fosse ufficializzato, adesso non ha più senso. Capisco la logica, spero che la logica sia quella giusta e Allegri ha tutto il mio sostegno naturalmente."

Volevo sapere come sta andando la scrittura del film. Sta andando avanti?
"La mia parte l'ho finita, quindi la mia parte c'è. Adesso naturalmente c'è tutto l'aspetto produttivo, che è una cosa molto ampia, ma il presidente è la persona giusta io credo per gestire questo aspetto."