Forgione: "ADL ha capito che non basta vincere: deve costruire le strutture"
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De Laurentiis ha parlato di una rosa forte alla quale non manca nulla e che avrebbe lottato per lo scudetto senza gli infortuni. Questo conferma l'idea che lo ha portato a scegliere Allegri e a confermare gran parte dell'organico?
"Di fatto assolutamente sì. In realtà sta cercando di continuare il lavoro di Conte senza rivoluzioni, senza stravolgimenti, cercando di rientrare di certe spese con un mercato che deve essere interessante ma non importante. Interessante nel senso che deve andare a integrare questa rosa: lui la ritiene già buona, con qualche ritocco può fare qualcosa di buono. Lo dice chiaramente: avremmo lottato per lo scudetto, forse anche vinto, se non ci fossero state tante vicissitudini. Quindi ha sicuramente investito Allegri nel ruolo di successore di Conte, così come avvenne con la Juventus. La strada è tracciata in quel senso."
Quindi l'obiettivo non è il quarto posto, ma lottare per lo scudetto?
"L'obiettivo è entrare nelle prime quattro. Da queste dichiarazioni il Napoli deve lottare, non vincere, per lo scudetto. Almeno questo credo sia l'obiettivo di De Laurentiis, che alla fine ha ripetuto le cose già dette anche in quella conferenza stampa con Conte. Poi Conte volle essere particolarmente neutrale e onesto intellettualmente, dicendo che anche senza infortuni l'Inter è stata più forte. Però evidentemente l'idea di De Laurentiis è quella e la porterà avanti anche in chiave mercato."
De Laurentiis ha chiesto al prossimo allenatore grande personalità, umiltà ed entusiasmo. C'è una frecciatina a Conte in queste parole?
"Non penso che ci sia un riferimento a Conte. Non c'è un rapporto conflittuale con l'ormai ex allenatore, quindi non penso che ci siano fazioni. Se c'è stata una diatriba tra i due, l'hanno avuta in pubblica piazza, quindi non avrebbe motivo di lanciare frecciatine adesso. De Laurentiis e Conte hanno un rapporto schietto, sincero, al di là di ogni aspettativa, e credo che tutto quello che ha detto resterà sempre riferito ad Allegri, non all'ex allenatore."
Alla luce di queste dichiarazioni, ti aspetti un mercato ancora più ridotto come numero di interventi?
"Decisamente sì. Mi pare di capire che le intenzioni del presidente siano quelle di avere continuità con la rosa che c'è, con i rientri che arriveranno, quindi si tratterà di rinfrescare un po' la rosa, ricreare un ambiente più compatto rispetto all'anno scorso. I ritocchi vanno fatti, non è che la rosa può restare identica, poi toccherà all'allenatore capire chi fa il caso suo, ma non credo che si tratterà di stravolgimenti come l'anno scorso, quando Conte parlò di quei nuovi dieci ingressi che hanno creato problematiche di integrazione."
Forse a Conte questa situazione non andava bene anche per i rumor su dissidi nello spogliatoio. Allegri invece accetta questa squadra così com'è?
"Ci sta anche questo. È chiaro che tra le componenti che hanno portato Conte a chiudere il rapporto con il Napoli c'è anche lo spauracchio di dover ritrovarsi tra i piedi i calciatori che aveva bocciato, quindi probabilmente non c'era un accordo con il presidente in questo senso e ha ritenuto che il ciclo fosse finito. Si tratta anche di intelligenza di un allenatore: capisce certe cose e, piuttosto che andare incontro a situazioni negative, preferisce fermarsi al secondo anno, perché magari al terzo si sarebbero create difficoltà. Dobbiamo essere più clementi con Allegri per tutto questo: prende una patata bollente che Conte non voleva più. È una questione di contingenza: lui esce da una situazione disastrosa a Milano, dove ha perso la zona Champions all'ultima giornata dopo aver lottato quasi tutto l'anno. Ha qualcosa da rifarsi, una rivincita che vorrà sicuramente. Quindi se De Laurentiis gli dice 'ho questa rosa, te la metto a disposizione, non chiedermi follie', a lui sta bene, perché fugge a gambe levate dal Milan. Vedo un Allegri positivo sotto il profilo delle motivazioni: in questo momento ne ha da vendere, perché deve dimostrare qualcosa che gli hanno impedito di dimostrare al Milan."
De Laurentiis ha parlato anche di stadio di proprietà e centro sportivo come priorità dei prossimi anni. È la volta buona?
"Ce lo dobbiamo augurare assolutamente. Del resto adesso nessuno glielo sta chiedendo più, sta facendo tutto lui. C'è stata qualche sollecitazione nella conferenza stampa di presentazione dei ritiri, ma se ora arriva lui a dirci che nei prossimi anni dovrà fare questo, forse un fondo di verità c'è. Credo che abbia capito che per completare questo ciclo di presidenza e per essere ricordato nella storia del Napoli, come Ascarelli o Ferlaino, non basta vincere gli scudetti: vuole anche costruire delle strutture e lasciare qualcosa di patrimonializzato al club."
Angelo Malagò è il nuovo presidente federale, eletto con il 69% delle preferenze. Cosa ti aspetti?
"Devo dire che è un po' il suo destino, l'Italia è un po' macchinosa in questo senso. Se c'è bisogno di una rivoluzione, mi aspettavo un nome nuovo, ma se le componenti hanno voluto Malagò, non sono io a rompere le uova nel paniere. Viene da un altro ambiente ma sempre sportivo, quindi non è una grande novità. Se poi deve partire riaffidando la nazionale a Mancini parte male: ha vinto un Europeo, certo, ma abbiamo visto tutti come, e poi è stato eliminato in semifinale ai Mondiali, come del resto Ventura, Mancini stesso e Spalletti. Se questa è la scelta del CT, si parte male. Al di là del CT, il calcio va riformato alla base: ci sono troppi problemi, bisogna mettere mano ai settori giovanili, alle scuole calcio, al settore federale. C'è tanto lavoro da fare, bisogna ripartire da zero perché l'intero movimento italiano è all'anno zero. Per ritornare a certi livelli ci vorranno almeno 10-15 anni."
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