Futuro Conte, Giordano: "Il Napoli è di ADL e la linea la decide lui. Su Sarri…”
Antonio Giordano, giornalista de La Gazzetta dello Sport, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi vedere qui sul sito o ascoltare sulle app (qui per Iphone o qui per Android) ed in auto col DAB.
Che ricordo hai del Napoli di Sarri rispetto al Napoli attuale?
"Direi che c’era tantissimo dal punto di vista tecnico, una squadra quasi irripetibile per contenuti spettacolari. Non so se faremo in tempo a vederne altre. Va al di là dei 91 punti, sta dentro una trasfigurante bellezza del calcio che ogni tanto bisogna andare anche a ritrovare su Google, perché aiuta a stare bene con se stessi. Poi quelli che preferiscono i risultati al gioco io li comprendo, non ne faccio una battaglia ideologica, però non si può negare che sia stata la stagione più bella dal punto di vista spettacolare. Insieme a quella di Spalletti, forse persino oltre in certi momenti, dipende dai gusti. Quel Napoli lì aveva cose che ti inchiodavano alla seggiola: la catena di sinistra, Ghoulam, Hamsik, Insigne, la cerniera in mezzo al campo Jorginho, Allan e Hamsik, Insigne che cercava Callejon e lo trovava. Diventa quasi una narrazione tossica di retorica, però faccio fatica a pensare che non si possa essere coinvolti emotivamente rispetto a quel calcio."
Perché in Italia non passa il concetto che fare un calcio produttivo è necessario per fare risultati"
"Io non vorrei essere nei panni di Luis Enrique o Kompany, che sembra siano stati raccattati lungo le strade del calcio, invece propongono una cifra impressionante di idee. Credo che si arrivi alle vittorie attraverso il gioco, perché il gioco significa tanti modi di interpretarlo. Più bello è, più sono contento, poi ognuno ha la sua idea di calcio. Però quando viene meno l’onestà intellettuale allora non accetto tutto. Ho visto parlare di Bayern-PSG come una partita di oratorio, dopo che una partita simile, Manchester-Real Madrid, dalle stesse persone era stata cantata come una sfida tra giganti. Allora mi dovete spiegare la differenza tra il 4-3 e il 5-4, oltre ai due gol che mancano. Dal punto di vista ideologico, se scrivi cose esattamente opposte, o sei una canaglia, o sei invecchiato, o non sei in pace con te stesso."
Quanto incide il modo in cui viene raccontato il calcio?
"Questo non lo so, non arrivo a pensare, ma non arrivo neanche a contraddirti, perché credo che delle responsabilità le abbiano tutti. Soprattutto il sistema calcio ce l’ha: l’organizzazione, la classe dirigente che non esiste più rispetto a certi personaggi del passato, una certa enfasi che produce danni, una mancanza di strutture, l’accomodamento dentro ruoli in cui stanno bene un po’ tutti, fino a quando poi non ci stanno più bene e pensiamo che bisogna alzare la voce."
Un ritorno di Sarri potrebbe rischiare di rovinare quel ricordo?
"No, non bisogna inseguire il Napoli di Sarri, non è riproducibile per differenze di caratteristiche dei giocatori. Non lo sarà mai, e anche se fossero gli stessi non sarebbe lo stesso Napoli. Guai a cadere in queste cose, è una tentazione che deve eventualmente essere annacquata dalla gente. Però è ancora presto per parlare dell’allenatore del futuro. L’anno scorso abbiamo avuto tutti la prova provata che certe cose nel calcio si possono anticipare, prevedere e anche no, perché poi è diventato che i giornalisti sono delle carogne perché hanno scritto che Conte andava alla Juve. L’onestà dovrebbe essere di tutti e qualcuno farebbe bene perlomeno a tacere, visto che le cose poi si sanno."
Conte non ha mai smentito davvero certe voci?
"Basterebbe perlomeno un pizzico di rispetto dei valori altrui, del mio lavoro, del vostro lavoro. Poi nessuno nasconde che anche tra di noi si nascondano dei cialtroni, per l’amor di Dio, ma ci sono in tutte le categorie, anche al bar o nel calcio. Gli altri non sono migliori di noi."
Si può trovare un punto d’intesa tra Conte e De Laurentiis?
"Io credo che al presidente del Napoli, come al presidente di ogni club, bisogna riconoscere la priorità e la paternità di qualsiasi scelta. Sono gli altri che devono stare bene in certe condizioni, non il presidente del Napoli. Quindi se Conte crede che questo sia un percorso condivisibile, ok, se no pazienza. La linea la decide De Laurentiis, non la decidono gli altri. Il Napoli è di De Laurentiis, il proprietario è lui, quello che caccia i soldi è lui, quello che paga gli stipendi è lui, quello che ci mette la faccia è lui."
Come si può uscire da questo contratto se non si trova l’intesa?
"Questo è un bel problema. Dipende dalle varie posizioni e dai vari interessi. Parliamo di aziende completamente diverse, opposte eppure collegate tra di loro. L’azienda Conte e l’azienda Napoli hanno interessi che convergono e divergono. Comunque ballano una ventina di milioni lordi con lo staff. Se fossi De Laurentiis, certe domande me le porrei."
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