Il milanista Serafini: "Una differenza su tutte col Napoli. Allegri-Oriali? Stemperiamo..."
Luca Serafini, giornalista di fede rossonera, è intervenuto nel corso di Pausa Caffè, trasmissione sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito o sulle app (qui per Iphone/Ipad o qui per Android): “Non esiste mai una sola differenza in partite di questo livello. Certo, il duello tra Rasmus Hojlund e Koni De Winter è stato un termometro importante, ma il vero divario è emerso nella profondità della rosa. Dopo il gol subito, il Milan non aveva più cambi in grado di cambiare la partita”.
Il primo tempo però era stato equilibrato…
“Sì, il Milan aveva concesso poco e creato anche due buone occasioni. Poi, una volta passato in svantaggio, la squadra si è spenta. Il Napoli invece ha controllato la gara e, quando ha accelerato, ha fatto male”.
Quanto pesa la costruzione della rosa del Milan?
“Molto. Il centrocampo è forte solo se al completo, ma davanti le alternative sono pochissime. In difesa, senza una protezione costante, emergono limiti noti. Il Napoli, invece, anche con assenze importanti, ha potuto migliorare l’assetto a gara in corso”.
Perché Hojlund non è andato più al Milan?
"Quando tre componenti vogliono la stessa cosa, l'accordo si raggiunge. Se tutti avessero voluto chiudere, l'avrebbero fatto. Vi sposto l'attenzione su Vlahovic: c'era anche Allegri che lo voleva e lui avrebbe accettato il Milan, ma se il Milan non parla e non insiste, l'operazione non si conclude mai. Hojlund costava tanto e quindi non è arrivato ma questo è un discorso che vale fino a un certo punto perché poi è arrivato Nkunku a 40 milioni ma è stata un'operazione fatta tra due fondi amici ed è stata più facile come operazione. Ma se io spendo 42 milioni per Nkunku vado a prendermi prima Hojlund".
Un commento finale sulle polemiche del post-partita?
“Sono battibecchi di campo, ogni tanto si sbrocca. Antonio Conte e Massimiliano Allegri sono allenatori sanguigni: io tenderei a stemperare, non a esasperare. Il calcio italiano dovrebbe imparare a farlo di più”.
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