Il punto del Direttore: "Downgrade? In Italia siamo rimasti ai palmares. Su Italiano..."
Il direttore di Tutto Napoli e Radio Tutto Napoli, Antonio Gaito, è intervenuto nel corso di 'Sabato Azzurro' su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito o sulle app (qui per Iphone/Ipad o qui per Android).
I tifosi ci scrivono chiedendo l'arrivo di un allenatore per vedere uno spettacolo migliore. “Sì, il paese è ancorato al passato, ma un giorno di un certo tipo è propedeutico anche a certi risultati. La quota punti con un gioco come quello di quest'anno non può essere superiore ed in altri anni con questi punti a stento entravi in Champions. Le competitor non c'erano, chi ha cambiato tecnico, chi non ha trovato la punta, chi l'ha trovata solo a gennaio. Inutile ripercorrere l'anno, ma il gioco serve a fare risultati, non solo per l'estetica. Non si sono create chissà quali basi infatti quest'anno. Sull'allenatore i nomi sono tanti, quelli iniziali del Napoli erano proiettati molto inalto: Fabregas, Maresca ed alcuni pure loro contestavano "non mi convincono molto" (ride ndr).
Le big europee vanno invece sui giovani. Arteta, Kompany ora ecc.
"In Italia però resta ancora una forte resistenza culturale verso queste scelte. In Europa si sposano le idee, in Italia si tende a privilegiare il curriculum, la “pagina Wikipedia”, più che il progetto tecnico. Molti allenatori arrivano da esperienze nello staff di Guardiola o da percorsi simili, ma spesso si guarda più alla sicurezza o presunta tale che alle idee. Il caso del Bayern è emblematico, poteva scegliere chiunque, ma pensa che la sua idea con i giocatori forti che ha può esprimere il suo calcio meglio di quanto fatto al Burnley con cui è retrocesso. Il Napoli stesso, ai tempi di Sarri, fu quasi un precursore: prese un allenatore da Empoli immaginando di portare quel tipo di calcio a un livello superiore. E infatti con gli interpreti giudsti e forti si arrivò a un calcio di altissimo livello”.
Oggi però De Laurentiis sembra oscillare tra profili molto diversi.
“È vero, c’è una certa contraddizione. Da un lato si parla di Allegri, un gestore, che dovrebbe restare al Milan e salvo cose clamorose resterà. In pole c'è Italiano, ma sono cose totalmente diverse, non c'entrano niente lui ed Allegri. Ma non abbiamo la mentalità di cui parlavamo, sarebbe una scelta che solo in Italia può far discutere. Ragioniamo solo per palmarès, allora sì: tutti sarebbero un downgrade rispetto a Conte. Devi prendere solo Klopp o Guardiola allora. Ma questo tipo di analisi è riduttivo. Però ho un po' di fiducia sul futuro perché abbiamo lanciato su Tuttonapoli un sondaggio. Siamo ad oltre 3000 voti, con Italiano oltre il 35% davanti a Sarri, Allegri al 7% e altri profili come Grosso al 9% meglio di Allegri. Viene definito una garanzia, ma la gente ormai la pensa diversamente. Segno che la percezione sta cambiando. Capisco la morsa di entrare in Champions, ma nessuno è garanzia e lo stesso Allegri senza coppe non ha ancora la certezza della Champions e senza il suicidio della Juve... la direzione del calcio è diversa ormai. Nessuno è garanzia di nulla, può far male anche Italiano, come tutti. L'importante è che la società, qualunque allenatore venga scelta, sostenga la sua scelta senza metterla in discussione dopo poche partite. Se inizi a cambiare giudizio ogni settimana e lo indebolisci, lo spogliatoio si destabilizza e se lo mangia. La società deve essere chiara: “questo è il nostro allenatore, questo è il progetto”.
In Italia solo allenatori datati, la guida "certa". “Sì, prima citavamo tecnici giovani che in Italia non hanno avuto apazio. C’è ancora la tendenza a preferire figure “esperte”, spesso più anziane, 68 anni, 69 anni, come sinonimo di garanzia, peggio ancora dell'utilizzo dei giovani calciatori. Con i tecnici addirittura peggio. Ci sono allenatori giovani molto preparati e allenatori più esperti che non offrono garanzie. Il problema è che in Italia si fatica ancora ad accettare questo principio. Italiano viene definito scommessa dopo tanti anni in A, finali europee e di coppa Italia, ed allora gli altri dietro? Si fa un calderone incredfibile, lo si paragona a Grosso, hanno gli stessi anni ma Italiano ha un'esperienza maggiore. Poi non significa nulla, ma non ha mai falliti una stagione e va fatto il distinguo. Poi serve sempre la protezione del club, chiarire che in ogni caso resterà, che il progetto è lungo. Tutto ciò che non accadde con Garcia, che sbagliò tutto, ma lì non solo non fu difeso, ma fu sacrificato quasi dalla società per difendersi, una società che era fragile, debole con un ds preso alla fine, che si trincerò dietro gli allenatori ecc".
Con Italiano pressing alto e recupero palla ma con interpreti più forti anche in difesa? “Parlavamo di Allegri, ultimo per pressione e recupero palla in Italia. Non la Cremonese, il Pisa, ma il Milan. Perciò dicevo non c'entrano niente. Italiano è primo, lo era già alla Fiorentina, per pressione e recupero palla. Un calcio di intensità e pressione, ma lo fece già allo Spezia che sembrava non salcabile. Inoltre sa valorizzare i giocatori e adattare il sistema alle caratteristiche della rosa, la rosa è facilmente adattabile, magari un difensore veloce potrebbe essere utile. Qualche equilibrio in quel reparto cambierebbe se dovesse arrivare lui. Quest'anno si è anche adattato, è tra le squadre che lanciavano di più, ma gliel'hanno anche indebolita di nuovo in estate. Andrebbe aspettato, ma avrebbe due ritiri di lavoro rispetto ad altre big".
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