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Infortunio Beukema, ex prep. portieri Napoli preoccupato: "Tra le situazioni più difficile da gestire"

Infortunio Beukema, ex prep. portieri Napoli preoccupato: "Tra le situazioni più difficile da gestire"
Oggi alle 14:00Radio Tutto Napoli
di Pierpaolo Matrone
Luigi Febbrari parla in diretta radio di diverse tematiche legate al Napoli: l'ex preparatore atletico azzurro si sofferma anche su Beukema.

Luigi Febbrari, ex preparatore atletico del Napoli, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania: "Preparazione? Il primo comandamento è molto semplice: la gradualità nella progressione dei carichi di lavoro. È una regola dalla quale non si può prescindere. Se si parte troppo forte si rischia di creare problemi, perché l'organismo non è ancora pronto a ricevere determinati stimoli. Sul metodo si può discutere all'infinito, perché non esiste una ricetta universale che garantisca il successo. Esistono esperienze, prassi e convinzioni maturate negli anni, ma nessuno può dire di possedere il metodo perfetto. Quello che non può mai mancare, invece, è proprio la gradualità."

Quanto incide il lavoro svolto dai calciatori durante le vacanze?

"Incide tantissimo. Al termine della stagione viene sempre consegnato un programma di lavoro da seguire durante il periodo di pausa, ma nessuno può avere la certezza che tutti lo rispettino. Capita quindi che qualcuno si presenti al raduno con due o tre chili in più e, inevitabilmente, quel giocatore partirà in ritardo rispetto ai compagni. Anche questo è un aspetto che il preparatore deve valutare con attenzione prima di programmare il lavoro."

Nel calcio moderno quanto è diventata importante la prevenzione?

"È fondamentale. Oggi abbiamo a disposizione strumenti tecnologici che ci aiutano moltissimo e producono dati preziosi, ma bisogna saperli interpretare. Non dobbiamo allenare i numeri, bensì i calciatori. L'esperienza resta determinante. La prevenzione non riguarda soltanto il lavoro prima dell'allenamento: comprende tutto il modello prestativo. Bisogna proporre esercitazioni che siano realmente collegate a ciò che il calciatore farà in partita. Se durante gli allenamenti si lavora su situazioni che poi non si ritrovano in gara, si aumenta il rischio di problemi. La prevenzione è fatta di tante fasi: il lavoro iniziale, quello durante la seduta e il recupero finale. È un processo complesso che coinvolge ogni momento della preparazione."

Ha notato qualcosa osservando il lavoro del Napoli a Dimaro?

"Quest'anno ho visto davvero poco. Sono rimasto soltanto un giorno e ho assistito a una fase di riscaldamento e ad alcune esercitazioni tecnico-tattiche. Il giorno successivo c'era la partita e sono passato soltanto per salutare. Due anni fa, invece, ebbi modo di osservare da vicino il lavoro di Conte e ricordo sedute molto pesanti, anche al di fuori di quella che sarebbe stata la mia impostazione metodologica. Attenzione, però: questo non significa che un metodo sia migliore di un altro. Nel calcio, alla fine, il metodo migliore è quasi sempre quello che porta alla vittoria."

Esiste davvero una ricetta vincente nella preparazione atletica?

"No, non esiste. Dopo tanti anni di lavoro non ho ancora incontrato nessuno capace di dimostrare che esista un metodo valido sempre e ovunque. Cambiano i calciatori, cambiano le caratteristiche tecniche, tattiche e fisiche, cambiano gli allenatori e cambiano i contesti. Le variabili sono troppe per poter codificare una formula definitiva. L'unico principio davvero imprescindibile è cercare la massima correlazione possibile tra ciò che si allena e ciò che poi accade durante la partita."

Ha espresso anche qualche perplessità sul cambio dello staff medico del Napoli.

"Ho notato che non c'è più il dottor Canonico. Non conosco le motivazioni della scelta e non voglio entrare nel merito, ma mi ha fatto riflettere. Lo conosco dai tempi in cui lavorava con il settore giovanile e collaborava con noi insieme al dottor De Nicola. Oggi non conosco personalmente il nuovo responsabile dello staff medico e quindi non posso esprimere giudizi."

Il Napoli ha comunicato che Beukema è alle prese con una tendinopatia cronica bilaterale del tendine d'Achille. Quanto è complicata una situazione del genere?

"Sinceramente spero sempre di non trovarmi davanti a un problema di questo tipo. Una tendinopatia cronica è una delle situazioni più difficili da gestire. Il lavoro deve essere svolto in perfetta sinergia tra area medica e preparatori atletici, con il coinvolgimento dell'allenatore. Non esistono protocolli che garantiscano risultati certi, perché ogni atleta reagisce in maniera diversa alle terapie e ai carichi di lavoro. È una patologia molto delicata, che richiede una gestione estremamente attenta e personalizzata. Quando diventa cronica bisogna convivere con il problema e cercare ogni giorno il giusto equilibrio. È davvero una brutta situazione da affrontare."