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Allegri è cambiato? Zito: "I numeri lo confermano! Il Napoli non sa difendere in blocco basso"

Allegri è cambiato? Zito: "I numeri lo confermano! Il Napoli non sa difendere in blocco basso"
Oggi alle 15:00Radio Tutto Napoli
di Francesco Carbone
Francesco Zito analizza Juventus-Napoli: dalla crisi dei bianconeri alla crescita degli azzurri, passando per il ruolo di De Bruyne.

Juventus-Napoli si avvicina. Momento delicato per entrambe le squadre, ma con prospettive differenti. Gli azzurri arrivano alla sfida dopo i segnali di crescita mostrati nelle ultime partite, mentre i bianconeri attraversano una fase complicata, segnata da fragilità difensive e difficoltà nel reagire alle situazioni di svantaggio. A fare il punto sul confronto tra le due squadre è Francesco Zito, analista di Kickest, che ai microfoni di Radio TuttoNapoli individua negli equilibri tattici, nella gestione del possesso e nel ruolo di Kevin De Bruyne alcuni dei fattori che potrebbero indirizzare la partita.

Come arrivano le due squadre a questo appuntamento? "Il Napoli arriva sicuramente in una fase ascendente, mentre la Juventus dà la sensazione di essere una squadra sempre più in difficoltà, quasi tendente all'irreversibile. Sarà comunque il campo a darci le risposte. Quando si affrontano questi due allenatori c'è sempre una particolare attenzione anche ai precedenti: soltanto contro Antonio Conte, Allegri ha un bilancio peggiore in Serie A. Spalletti è infatti l'unico allenatore contro cui il tecnico livornese ha un bilancio negativo, con sei sconfitte, cinque vittorie e cinque pareggi. Il Napoli, nelle ultime partite, ha cambiato un po' pelle. Allegri scherzosamente ha detto che ultimamente la squadra vuole giocare soltanto all'attacco, ma i numeri confermano questo cambiamento: nelle ultime tre gare gli azzurri hanno segnato undici gol e ne hanno subiti sette. È evidente che ci sia stata una modifica nell'atteggiamento. Le due squadre, inoltre, si affrontano da appaiate al settimo posto e già a undici punti dall'Inter capolista e dalla Lazio. Probabilmente, negli ultimi anni, Juventus-Napoli non si era mai presentata con una classifica così deficitaria per entrambe. Venendo alla partita, il confronto tra i centrocampi è forse uno degli aspetti più emblematici del momento che stanno attraversando le due squadre. Mi aspetto un De Bruyne fondamentale in cabina di regia. Considerando che probabilmente sarà la Juventus ad avere maggiormente il pallino del gioco, una situazione che ad Allegri non dispiace, molto dipenderà dalla capacità del Napoli di uscire con qualità dalla prima pressione e di trovare la verticalità per servire Højlund. È una soluzione che nelle ultime settimane è riuscita meglio agli azzurri e che potrebbe rappresentare una delle chiavi tattiche della partita".

La Juventus, paradossalmente, concede pochissimo in fase difensiva: è la squadra che permette meno tiri agli avversari e ha un dato molto positivo anche per quanto riguarda gli expected goals concessi. Eppure appare estremamente fragile, perché nelle poche occasioni in cui gli avversari riescono ad arrivare negli ultimi metri finisce spesso per subire gol. Dall'altra parte c'è un Napoli che sta crescendo in fase offensiva, ma deve ancora migliorare: concede troppe occasioni e, per numero di tocchi degli avversari nella propria area di rigore, è tra le peggiori del campionato, al pari di squadre che lottano per la salvezza. È questo uno dei principali aspetti sui quali Allegri deve lavorare? "Partirei proprio dalla fragilità della Juventus. È una squadra che, in termini di expected goals concessi, permette pochissimo agli avversari, con un divario significativo rispetto alla seconda in questa speciale classifica. Eppure ha già subito dieci gol, un dato che evidenzia una fragilità evidente. La sensazione è quella di una squadra che si scioglie alla prima occasione in cui gli avversari riescono ad arrivare con un minimo di pericolosità nella propria area. Aggiungo un altro aspetto: lo scorso anno la Juventus tendeva a occupare frequentemente la trequarti avversaria, riuscendo però a rendersi pericolosa con continuità. Quest'anno, invece, è una squadra piuttosto sterile: è dodicesima per expected goals, nonostante riesca a stazionare stabilmente nella metà campo avversaria e abbia tra i calciatori che completano più passaggi nell'ultimo terzo di campo Douglas Luiz e, inaspettatamente, Kalulu. Le soluzioni offensive scarseggiano. Per questo il Napoli dovrà riuscire a mantenere un atteggiamento attento, senza però schiacciarsi eccessivamente nella propria area di rigore. Il problema degli azzurri, dopo aver trovato il vantaggio, è stato soprattutto di atteggiamento: il blocco difensivo diventava passivo e scattava quasi automaticamente la tendenza ad abbassarsi, permettendo agli avversari di arrivare con troppa facilità nella propria area. Su questo c'è sicuramente da lavorare. Non significa che il blocco basso sia una strategia sbagliata: nel calcio di oggi ci sono momenti della partita in cui è fondamentale saper contenere e non si può pensare di giocare sempre in maniera spregiudicata. Bisogna però evitare che questa fase difensiva si prolunghi troppo e, soprattutto, che venga interpretata passivamente. Prendiamo proprio la partita contro il Monza. Dopo aver scelto di abbassarsi, il Napoli ha concesso campo e coraggio agli avversari, che sono riusciti a trovare il gol del pareggio con Varela. Successivamente gli azzurri hanno cambiato atteggiamento, aumentando il ritmo e mantenendo stabilmente il controllo del gioco nella metà campo avversaria. Nel secondo tempo, di fatto, si è giocato a una sola porta. Il concetto è chiaro: anche quando decidi di abbassarti, devi farlo con i giusti meccanismi e senza rinunciare completamente all'iniziativa".

Vorrei approfondire ulteriormente la problematica difensiva del Napoli. Oltre a evitare atteggiamenti troppo passivi, bisogna migliorare anche le letture individuali e di reparto? "Sono abbastanza d'accordo. Bisogna innanzitutto riconoscere che nell'ultimo periodo c'è stata una crescita individuale di alcuni calciatori. Penso, per esempio, a Rafa Marín, che nelle prime partite della stagione era sembrato tra quelli maggiormente in difficoltà. Contro la Roma, invece, si è assunto delle responsabilità nonostante fosse stato ammonito già al secondo minuto, disputando poi un'ottima partita. Le prestazioni individuali devono però andare di pari passo con un'organizzazione di reparto efficace. Credo che il Napoli faccia ancora un po' di fatica a interiorizzare una fase difensiva prolungata in blocco, che riesca anche a esaltare le caratteristiche dei propri difensori. Fatta eccezione per Rrahmani, faccio fatica a individuare altri veri e propri marcatori capaci di seguire a lungo un attaccante avversario, limitarlo e annullarne l'azione. Il Napoli può certamente farlo, ma è una situazione che va allenata. Le letture dei singoli sono una conseguenza anche del lavoro collettivo. Abbiamo concesso diversi gol con la difesa schierata, anche per responsabilità individuali e per qualche lettura sbagliata delle situazioni. Serve quindi un lavoro strutturato, soprattutto nelle fasi in cui la squadra è chiamata a difendere più a lungo e a mantenere un blocco compatto. La crescita individuale sarà fondamentale e credo che qualcosa si stia già vedendo, soprattutto nelle ultime uscite".

Hai citato Rafa Marín, che probabilmente rappresenta una delle sorprese più interessanti di questo avvio di stagione. Ti faccio un'ultima domanda su Kevin De Bruyne: come valuti il suo nuovo ruolo? "Devo innanzitutto fare un passo indietro e riconoscere che inizialmente non ero favorevole all'idea di allontanarlo dalla porta. Soprattutto in un Napoli che faticava a creare occasioni pulite, pensavo fosse fondamentale avere De Bruyne negli ultimi metri, fresco e brillante, per poter creare pericoli negli ultimi minuti delle partite. Devo però riconoscere che questa scelta si sta rivelando davvero azzeccata, soprattutto per la flessibilità che Allegri riesce a garantirgli in questo ruolo. Come dicevi, non è un playmaker alla Lobotka, costretto ad abbassarsi nella prima fase di costruzione e a mantenere una posizione piuttosto stabile anche in fase di contenimento. De Bruyne interpreta il ruolo in maniera differente: ha la possibilità di inserirsi, sganciarsi e diventare pericoloso negli ultimi metri, come abbiamo visto proprio in occasione del gol contro il Monza. Quando occupa il corridoio centrale e si inserisce con convinzione, riesce a creare situazioni pericolose e a sfruttare al meglio le proprie caratteristiche. Per un Napoli che deve risalire il campo con qualità, avere De Bruyne tra le linee può fare una differenza enorme. Bisogna sottolineare anche che adesso il belga è in una condizione fisica ottimale. Quando parte palla al piede è brillante, soprattutto dal punto di vista atletico, e può rivelarsi fondamentale per la squadra. Credo che Allegri avesse ragione quando considerava questo nuovo ruolo una soluzione in grado di allungargli la carriera. De Bruyne sembra avere le caratteristiche per interpretarlo al meglio, perché gli consente di occuparsi sia della costruzione sia della rifinitura negli ultimi metri, favorendo anche gli inserimenti dei compagni".