Juve-Napoli, da Torino: "Atmosfera pesantissima, Spalletti rischia! Sulla formazione..."
La Juventus arriva alla sfida contro il Napoli in un momento particolarmente delicato. Il clima a Torino è pesante, con la decisione della società di mandare la squadra in ritiro per provare a ricompattare un gruppo in difficoltà e ritrovare certezze dopo una serie di risultati deludenti. Dalla crisi di identità ai continui cambi di modulo, passando per le lacune della rosa e le difficoltà nella gestione delle partite: Vincenzo Marangio, giornalista e speaker di Radio Bianconera, intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tematica sul Napoli live dalle 7 su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania, analizza il momento dei bianconeri alla vigilia del big match, soffermandosi anche sulle possibili scelte di Luciano Spalletti.
Che aria tira a Torino alla vigilia della sfida contro il Napoli? "L'atmosfera è sicuramente pesante, pesantissima. Non è una situazione consueta per la Juventus, soprattutto perché la decisione di chiudersi in ritiro allo J|Hotel rappresenta una scelta drastica da parte della società e di Carnevali. Sono anni che la Juventus continua a fallire la programmazione delle stagioni, dalla dirigenza all'allenatore, passando per i calciatori. Eppure, cambiando continuamente allenatore, non cambiano la formula e la sostanza delle cose. Questa volta la società ha voluto seguire una strada diversa, più vicina alla storia della Juventus: andare avanti tutti insieme e cercare di uscire da una situazione di grande difficoltà. Il problema è capire se questa squadra abbia la personalità e le qualità necessarie per riuscirci. Spalletti è sicuramente un allenatore più esperto e preparato rispetto a Motta e Tudor, ma sta attraversando a sua volta un momento complicato. Basti pensare che, nella partita di domenica sera, potrebbe cambiare ancora una volta modulo. Quando arrivi a cinque o sei sistemi di gioco diversi dopo appena nove giornate di campionato, evidentemente anche le idee non sono così chiare. Il ritiro, iniziato ieri sera e proseguito per tutta la giornata di oggi, serve a confrontarsi, ritrovare un'unità di intenti e responsabilizzare il gruppo. La società vuole far capire alla squadra che bisogna uscire insieme da questa situazione, senza scaricare sistematicamente le responsabilità sull'allenatore di turno. Naturalmente, se le cose dovessero continuare ad andare male, anche Spalletti potrebbe pagare, perché non puoi cambiare undici calciatori, ma puoi cambiare un allenatore. Al momento, però, la linea della società mi sembra piuttosto chiara".
C'è anche un aspetto tattico che accomuna Napoli e Juventus: gli azzurri hanno difficoltà a gestire il vantaggio, mentre i bianconeri faticano a rimontare quando vanno sotto. Potrebbe essere la partita giusta per entrambe per sfatare questo tabù? "Ti aggiungo un altro dato negativo della Juventus: spesso subisce gol al primo tiro in porta. Era già successo nella passata stagione e le responsabilità erano state attribuite, giustamente, anche a Di Gregorio, che non aveva offerto il rendimento atteso. L'arrivo di Vicario ha portato maggiore stabilità tra i pali e una personalità che forse non ci si aspettava, ma la sostanza non è cambiata. La Juventus continua a mostrare fragilità difensive e, soprattutto, mentali. Come ricordavi, fa un'enorme fatica a rimettere in piedi le partite. È riuscita a farlo contro il Celta Vigo, negli ultimi due minuti, e a trovare il pareggio contro il Cagliari negli ultimi dieci. Ma manca una vera capacità di reagire alle difficoltà. Basta guardare all'Inter: quest'anno capita spesso che vada in svantaggio, ma riesce quasi sempre a ribaltare le partite, nel corso della gara o nei minuti finali. È una questione di struttura, qualità dei giocatori e personalità. Quando hai queste caratteristiche, anche subire il primo gol non diventa un problema insormontabile. La Juventus, invece, questa forza non ce l'ha, né dal punto di vista tecnico né da quello mentale. Ed è proprio questo che si sta cercando di recuperare attraverso il ritiro. Mi viene in mente una frase di Lost, per chi è appassionato di serie televisive: «Si vive insieme e si muore soli». Il messaggio è questo: bisogna affrontare le difficoltà tutti insieme, cercando di uscirne attraverso la forza del gruppo, ammesso che questo gruppo abbia davvero la coesione necessaria. Lo stesso Spalletti ha dichiarato di non essere convinto che tutti abbiano dentro qualcosa in più da dare. Se la stagione dovesse fallire ancora una volta, l'allenatore potrebbe pagare per tutti, ma anche i singoli calciatori dovrebbero assumersi le proprie responsabilità per un fallimento individuale e collettivo".
La Juventus sembra ancora alla ricerca di una precisa identità tattica. Il continuo cambio di modulo può incidere anche sulla capacità della squadra di reagire quando va in svantaggio? "È proprio così. Il problema è che la Juventus sta cercando ancora una propria identità. Anche domani sera potrebbe andare in scena un ulteriore cambio di modulo, con il passaggio al 4-3-3. Onestamente, è una soluzione che anche molti tifosi, noi di Radio Bianconera e diversi colleghi consideravano probabilmente la più adatta. C'è però un altro problema di fondo: il mercato ha costruito una rosa che non sembra adeguata ai diversi piani tattici di Spalletti. Il 3-5-2, per esempio, prevede due attaccanti di ruolo, ma la Juventus non li ha realmente a disposizione. Vlahovic è un centravanti, mentre Kolo Muani non è una punta centrale classica. Al contrario, in rosa ci sono tantissimi esterni offensivi che con quel sistema rischiano di essere sacrificati. Si sta cercando una soluzione senza avere gli interpreti ideali per metterla in pratica. Il possibile passaggio al 4-3-3 racconterebbe anche il fallimento di alcuni calciatori. Uno su tutti Cambiaso, che con il suo modo di giocare e di affrontare le partite rappresenta bene il momento di difficoltà della Juventus. Commette errori di posizione e di lettura, senza riuscire a trasmettere la necessaria concentrazione. Contro il Napoli potrebbe partire dalla panchina, con Kelly eventualmente impiegato sulla fascia sinistra. In un ipotetico 4-3-3, davanti a Vicario, potrebbero esserci Kalulu, Bremer, Kelly e Lucumí. A centrocampo spazio a Koopmeiners, Douglas Luiz e McKennie: il primo dovrebbe inserirsi negli spazi, il secondo occuparsi della gestione del pallone e il terzo garantire dinamismo. È evidente, però, che il confronto con il centrocampo del Napoli, composto da McTominay, De Bruyne e Anguissa, è piuttosto complicato. Gli azzurri hanno una superiorità tecnica e fisica importante. Anche in attacco potrebbero esserci novità, con Boga a sinistra, Zhegrova a destra e Kolo Muani al centro. Quest'ultimo rappresenta una delle delusioni dell'ultimo mercato bianconero".
Quindi il 3-5-1-1, o comunque il sistema con la difesa a tre, sembra ormai accantonato? "Il problema riguarda soprattutto il rendimento degli esterni. Il 3-5-2 richiede quinti di grande qualità, capaci di garantire spinta e copertura. Contro il Genoa, la Juventus ha mostrato ancora una volta tutte le proprie difficoltà: Cambiaso, schierato a sinistra, è stato protagonista di un'autorete nata anche da un posizionamento sbagliato, mentre il secondo gol del Genoa è arrivato dopo un errore clamoroso di Kalulu, impiegato sulla corsia destra. È evidente che non ci sia grande fiducia nel rendimento dei quinti e che Spalletti stia cercando una soluzione alternativa".
La Juventus ha acquistato tanti calciatori offensivi, probabilmente anche per aumentare il peso specifico dell'attacco in attesa del ritorno di Yildiz. Penso a Kolo Muani e Openda, oltre a Zhegrova e Conceição. A centrocampo, invece, mancano giocatori con caratteristiche dinamiche e di interdizione. Considerando anche i problemi fisici di Thuram e Locatelli, non sarebbe stato prioritario intervenire proprio in quel reparto? "È questo il punto. Spalletti chiedeva un attaccante già da gennaio dello scorso anno. Nella sessione invernale gli è stato portato Boga, un esterno offensivo, mentre lui avrebbe voluto una punta centrale. Quest'estate è arrivato Kolo Muani, che non è un centravanti classico, anche se pare che la scelta sia stata condivisa dallo stesso allenatore. Successivamente, considerando anche l'infortunio di Vlahovic, è stato preso Openda, che però non è un vero attaccante di sfondamento. Nonostante la sua altezza, non riesce a sfruttare particolarmente il gioco aereo. L'altra necessità era un centrocampista di qualità, più che un semplice giocatore di transizione. Il sogno di Spalletti era Brahim Díaz, ma l'operazione era impossibile perché il calciatore non voleva lasciare il Real Madrid. Manca quindi un giocatore capace di fare davvero la differenza in mezzo al campo. L'allenatore ha dovuto lavorare su Douglas Luiz per rimotivarlo e il brasiliano sta offrendo anche prestazioni abbastanza positive, ma quando la squadra va in difficoltà è spesso il primo a risentirne. Sarr rappresentava un compromesso tra le caratteristiche di Thuram e quelle di Locatelli, con una maggiore capacità di rifinire e servire assist. Ha mostrato buone qualità, ma anche qualche limite quando è stato chiamato a giocare in una squadra in difficoltà. È un calciatore arrivato da poco, che deve ancora inserirsi nel gruppo e che, soprattutto, si ritrova a giocare in un centrocampo privo di un'identità precisa. Quando manca un gioco codificato, anche i singoli finiscono per andare in difficoltà, soprattutto quelli che devono ancora ambientarsi. Il problema si vede anche nella velocità della manovra: la Juventus tende a far girare il pallone da destra a sinistra, con tanti passaggi orizzontali e poche verticalizzazioni. Manca il centrocampista capace di dare qualità alla costruzione e mancano anche i movimenti degli attaccanti per sfruttare la profondità".
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