Maradona, il telecronista al Mondiale '86: "Vi racconto quell'Argentina-Inghilterra..."
Giorgio Martino, storico giornalista e telecronista sportivo che ha commentato anche i Mondiali 1986, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli per ripercorrere alcuni dei momenti più iconici di quel campionato del mondo. In particolare, Martino ha ricordato i due leggendari gol di Diego Armando Maradona in Argentina-Inghilterra, che ebbe il privilegio di raccontare in diretta per il pubblico italiano. Il giornalista si è poi soffermato sull'evoluzione delle telecronache, criticando la tendenza a enfatizzare ogni episodio e a trasformare il racconto sportivo in uno strumento di promozione del prodotto televisivo.
Hai raccontato i due gol più celebri di Maradona contro l'Inghilterra nel 1986. Hai avuto subito la percezione di assistere a un momento storico?
"Sicuramente, quando andavo a fare una telecronaca in cui c'era Diego, era già immaginabile che avremmo potuto assistere a delle cose particolari. In quella circostanza la sensazione era maggiore, proprio perché alcune cose avevano fatto di quell'Argentina-Inghilterra un evento prima ancora che l'evento avvenisse. Innanzitutto c'era già l'eliminazione diretta, quindi si sapeva che una grande sarebbe stata esclusa, o l'Argentina o l'Inghilterra. Poi l'atmosfera era particolare, resa ancora più particolare dal luogo, lo stadio Azteca. Chi ha avuto la fortuna di vederlo lo sa, chi non l'ha avuta forse l'ha percepita attraverso la televisione o i ricordi di noi cronisti. È uno stadio molto alto, le postazioni dei telecronisti erano proprio all'ultimo livello. C'era questa atmosfera che incombeva, uno stadio bellissimo, un posto unico per la percezione, la visione, le emozioni e le sensazioni che provavi soltanto entrando. Poi c'era l'atmosfera molto elettrica, anche a rischio, per la vicenda delle isole Malvinas o Falkland, come le chiamavano gli inglesi. C'era stata addirittura la guerra.
Oggi basta accendere il telegiornale e vedi che c'è la guerra di qua, la guerra di là, le bombe. Negli anni Ottanta la parola guerra evocava cose quasi assurde. Il fatto che Argentina e Inghilterra fossero state in guerra tra loro era già un fatto particolarissimo. Quando arriva il gol di mano è già un piccolo evento. Ebbi la prontezza di collegarlo a un famoso gol di mano di Silvio Piola in un'Italia-Inghilterra. Piola, tra l'altro, è ancora il giocatore che detiene il maggior numero di gol segnati in Serie A. Ebbi subito la percezione della mano e questo riferimento a Piola. Passarono pochi minuti e Diego fece quell'altro gol. Mi chiedevi se ebbi la percezione di assistere a qualcosa di storico? Sì. Adesso me lo rivedo come fosse un rallentatore, ho ancora la percezione dei calciatori avversari di Maradona. Mi è sempre rimasta questa curiosità: com'è possibile che abbiano lasciato che un campione come Diego facesse tutto quello? Penso che oggi, al secondo dribbling, qualcuno l'avrebbe atterrato. Invece è come se gli stessi inglesi fossero rimasti ammirati di quello che stava avvenendo. Fu un capolavoro, un autentico capolavoro".
Con la quantità di partite e immagini sportive disponibili oggi, c'è il rischio che il calcio perda il valore dell'evento che aveva negli anni Ottanta?
"Penso proprio di sì. Credo che tu abbia centrato quella che è la diversità nella percezione, non soltanto da parte nostra che raccontiamo, ma soprattutto dello spettatore. Così come oggi noi spettatori dei telegiornali siamo assuefatti alla parola guerra, che non ci colpisce come negli anni Ottanta, alla stessa maniera siamo assuefatti a vedere gesti atletici importanti. E qui devo purtroppo dire una cosa. Oggi le telecronache sono esagerate, spesso anche sguaiate. Chi fa la telecronaca lavora quasi sempre per un'emittente privata e, di conseguenza, l'emittente deve dare il messaggio di offrire qualcosa di importante. È come se dicesse: tu, abbonato, hai pagato i soldi dell'abbonamento e io ti dimostro che non hai fatto male, perché ti sto offrendo qualcosa di particolare. Allora lo stesso telecronista non si limita a raccontare quello che vede. Deve sempre incensare, deve sempre esaltare, deve in qualche modo fare il venditore del prodotto che l'abbonato ha pagato e deve continuare a pagare ogni mese, ogni anno. Di conseguenza c'è questa continua esaltazione per cui, in qualunque partita, anche la più banale, c'è sempre un gol meraviglioso, un gol fantastico. C'è sempre il telecronista che dice: 'Ma che gol ha fatto!'. Ha fatto un gol! Se oggi mi dici 'Ma che gol ha fatto!', allora ti chiedo: che cosa dovremmo dire di quello di Maradona? Questa continua esaltazione, alcuni addirittura fanno il nome del giocatore diviso in tre, quattro, cinque parti, scandendolo in modo più o meno esaltato, credo che finisca per banalizzare tutto. Perché tutto diventa uguale. Non è possibile che ogni volta sia sempre un gol meraviglioso. Allora quello di Maradona che cos'è?".
Come è cambiata la professione del telecronista? Si è passati, in alcuni casi, dal ruolo di narratore a quello di venditore del prodotto?
"Eravamo più che telecronisti di eventi, eravamo narratori. Io ricordo Eurogol: è stata una creazione, un'invenzione che, senza voler essere troppo presuntuoso, ha cambiato il modo di raccontare e di presentare il calcio internazionale in Italia, che era totalmente inesistente".
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