Problema linea difensiva, Biazzo consiglia: "C'è una vecchia lezione di Ottavio Bianchi..."
Salvatore Biazzo, giornalista, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli per analizzare la sfida di Champions League tra Porto e Napoli, in programma mercoledì sera all'Estádio do Dragão. Nel corso dell'intervista, Biazzo si è soffermato sul momento delle due squadre, sulle difficoltà degli azzurri e sull'atteggiamento da adottare contro la formazione di Francesco Farioli. Spazio anche a una riflessione sul calcio di Ottavio Bianchi, attraverso il ricordo dei principi tattici del Napoli di Maradona.
Il Porto ha vinto tutte le partite di campionato, ma è ancora a zero punti in Champions League. Che partita dobbiamo aspettarci, considerando anche le tante assenze del Napoli?
"Intanto il Porto è molto più forte di quanto appaia, anche se non ha realizzato ancora un punto in Champions. Ha strappato, tanto per dire, il primato allo Sporting Lisbona, che per due anni sembrava dominare il campionato portoghese. È ritornato il Porto di una volta, è una squadra che ha 31 titoli e soprattutto ha un allenatore giovane, Francesco Farioli. Hanno iniziato un progetto molto importante di risalita, quindi è una squadra forte. D'altra parte, il Napoli ha degli infortuni importanti. Adesso non so chi giocherà e chi non giocherà. Ultimamente non è che abbia dato delle prestazioni rassicuranti, l'ultima è stata con la Juve. Al di là delle decisioni degli arbitri e di qualche errore, è una squadra che gioca un certo tipo di calcio. Ora non so se giochi in questa maniera perché non ce la fa, perché alcuni calciatori sono stanchi, oppure se è l'allenatore a dare l'input. È emblematico il fatto che Landucci, che è una persona che stimo moltissimo, abbia detto che i calciatori non capiscono. Mi sembrano le stesse parole che aveva detto Spalletti prima della vittoria contro il Napoli, quando si era creata una frattura con lo spogliatoio: i calciatori dicevano che non capivano il tecnico per come si esprimeva e il tecnico diceva che non capivano i calciatori. È la famosa teoria dell'incomunicabilità. Dobbiamo cambiare metodo, non a parole ma a gesti, chissà".
Allegri potrebbe pensare di risparmiare qualche calciatore non al meglio, come De Bruyne, in vista della partita di domenica contro la Lazio?
"No, io non credo che pensi alla partita con la Lazio. Nella mente c'è sicuramente l'esigenza di emergere in campionato, perché il Napoli deve recuperare posizioni di prestigio più che di classifica, ma non credo che la mente di Allegri sia alla partita con la Lazio, assolutamente no. Io credo invece che la Champions sia un obiettivo molto, ma molto sentito dalla società e anche dallo stesso Allegri. Ci sono tutte le carte in regola, perché comunque il Napoli è più avanti, è nella ventiduesima posizione, ci sono ben dodici squadre a tre punti. Quindi domani sarà assolutamente importante".
Considerando l'emergenza infortuni, l'obiettivo principale del Napoli deve essere quello di non perdere?
"No, io dico che è meglio tentare di vincerla. Può sembrare paradossale e difficile, però io proverei più a vincerla, nella speranza di portare a casa il risultato, magari un punto, piuttosto che cercare il punto e ritornare a casa con una sconfitta. Sono andato a rivedere come giocavano quelli del passato, che noi riteniamo vecchi. Nel 1986 c'era un certo signore che si chiamava Ottavio Bianchi, sulla panchina del Napoli, che ha dato una svolta al modo di giocare. Se uno ha la pazienza di andare a rivedere queste cose del passato, a leggere le sue interviste, c'è su YouTube una bellissima lezione di calcio da parte di Ottavio Bianchi. Lui diceva che aveva la difficoltà di gestire Maradona, ma di gestirlo tecnicamente, non personalmente, perché doveva fare in modo che fosse completamente libero di fare quello che voleva. In quella lezione, che può sembrare banale e scontata, vecchia di quarant'anni e invece di un'attualità incredibile, diceva che la linea dei difensori, all'epoca si giocava con lo stopper e con il libero, non doveva mai scendere al di sotto dei sedici metri. La linea dei tre attaccanti, che erano Carnevale, Careca e Maradona, non doveva mai scendere al di sotto della metà campo. E se proprio Maradona e Careca scendevano indietro, Carnevale era libero di muoversi sulla linea mediana del campo. Questo per evitare che il terzino avversario potesse risalire, soprattutto nel calcio moderno".
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