Porto-Napoli, Forgione: "C'è forte pressione, ma qualificarsi è vitale anche per il futuro"
Angelo Forgione, scrittore e giornalista, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli per analizzare il momento degli azzurri alla vigilia della sfida di Champions League contro il Porto. Nel corso dell'intervista, Forgione ha espresso preoccupazione per la situazione della squadra di Massimiliano Allegri, soffermandosi sulle difficoltà difensive, sulle dichiarazioni di Marco Landucci e sull'emergenza infortuni. Spazio anche alle responsabilità dello staff medico e all'importanza economica della qualificazione alla fase successiva della Champions.
Che partita ti aspetti contro il Porto e quali soluzioni dovrà trovare Allegri per affrontare l'emergenza?
"La gara è molto, molto difficile. A dispetto degli zero punti in classifica del Porto in Champions, è comunque una squadra molto viva, in casa è molto temibile. Oggi il Napoli non ti dà quell'affidabilità con la quale puoi ipotizzare di andare certamente a Oporto a fare un sol boccone degli avversari. Questo sicuramente no. È molto difficile anche per la pressione che è sulle spalle del Napoli stesso. Il Porto deve muovere la classifica, però il Napoli in questo momento è in una condizione mentale molto grave, perché non riesce a sbloccarsi, non riesce a venire fuori da una situazione di classifica in campionato veramente indecente. Domani si gioca delle carte importantissime in Champions, perché se ipotizzassimo che il Napoli perdesse la partita, e non lo voglio neanche immaginare, si ritroverebbe a rincorrere punti difficilissimi contro il Manchester City e altre squadre. Le ultime due partite sono relativamente abbordabili, non c'è dubbio, però questo è un obiettivo che il Napoli si è posto come primario all'inizio della stagione: superare la prima fase della Champions. Ci sono in ballo dei soldi e c'è in ballo il futuro prossimo della società. Se poi ci metti che in campionato stai messo come stai messo e rischi di perdere il treno della Champions, in questo momento molto lontano, lo scenario non è proprio dei migliori. Dal punto di vista psicologico c'è una pressione fortissima sul Napoli, con una piena emergenza di infortunati".
Landucci ha spiegato che gli errori difensivi contro la Juventus sono contrari alle indicazioni dello staff tecnico. Come interpreti queste dichiarazioni?
"Questo è un problema che il Napoli denotava in campo già all'inizio della stagione. Il fatto che arretri quando gli attaccanti salgono non è una novità. Quindi non è un problema venuto fuori l'altra sera, e questo è ancora più grave, perché significa che, pur avendo individuato il problema, non lo si riesce a risolvere. Ce la possono girare come vogliono. Noi siamo tenuti a credere a quello che dice Landucci, vuol dire che effettivamente loro chiedono determinate cose ai calciatori. Però poi ti ritrovi con un problema che non riguarda soltanto questa partita, ma tutto questo avvio di campionato. Il Napoli ha preso più di un gol del genere. Prima di questo c'era stato il gol di Soulé contro la Roma, più o meno nella stessa condizione. Bisogna capire se i calciatori non seguono l'allenatore, e quindi ci sarebbe una spiegazione a tutto, oppure se l'addestramento sul campo non è efficiente. Può essere anche questo. Comunque c'è una situazione preoccupante, perché se poi l'allenatore in seconda getta la croce addosso ai difensori, o comunque alla fase difensiva di tutta la squadra, qualcosa evidentemente c'è da rimettere a posto. Non c'è un feeling, in qualche modo c'è qualche scricchiolio sotto questo aspetto. Perché poi anche dirlo così pubblicamente... Io, se fossi un calciatore del Napoli, rifletterei su queste parole. È un problema serio sul quale bisogna ragionare. Vediamo domani come si comporta il Napoli, perché ribadisco che questo è un problema che si porta dietro dall'inizio del campionato. Se dopo questa strigliata pubblica, questa sorta di reprimenda nei confronti dei calciatori da parte dell'allenatore in seconda, dovesse ripetersi lo stesso atteggiamento in campo, sarebbe imbarazzante".
C'è anche un problema nella gestione degli infortuni del Napoli, considerando che contro il Porto mancheranno praticamente dieci o undici calciatori?
"Sì, ma questo è un problema ormai enorme, al quale bisogna far fronte in qualche maniera. Ricordo un Napoli che giocava comunque partite di Coppa. È vero che non era il calendario intenso di oggi, ormai la Champions League ha aggiunto dei turni e poi ci si mettono anche le nazionali con ulteriori partite. È diventato veramente stressante per tutti. Però ricordo un Napoli che, pur giocando le coppe tra il 2015 e il 2018, quando c'era De Nicola, viveva una situazione diametralmente opposta. L'UEFA sottolineava che il Napoli era la squadra che aveva meno infortuni in Europa. Lo diceva pubblicamente, una sorta di attestato che veniva dato al Napoli. Oggi, dopo quasi dieci anni, siamo in una condizione completamente opposta. L'anno scorso evidentemente non è stato un caso, quest'anno si sta ripetendo e quindi bisogna capire cosa c'è che non funziona. È un altro aspetto che fa riflettere, perché poi De Nicola a un certo punto è stato esautorato. L'anno scorso è successo lo stesso con Canonico, però rimangono gli staff, che sono gli stessi che lavoravano sia con De Nicola sia con Canonico. Il team sanitario del Napoli, cambiando ogni tanto qualche elemento, di base è rimasto lo stesso. Non riesco neanche a capire se non sia soltanto la caccia al capro espiatorio, perché se viene individuata una responsabilità credo che a questo punto sia di tutto lo staff sanitario, non soltanto del responsabile. Nello specifico lavorano tutti a contatto con i giocatori".
Secondo te, cosa dovrebbe cambiare nella prevenzione degli infortuni?
"I calcio moderno ha bisogno di scienza, in qualche maniera. La scienza, dal punto di vista sanitario, si traduce in prevenzione. Quindi, se non fai prevenzione degli infortuni, poi ti ritrovi con i giocatori che prima o poi vanno incontro a problematiche del genere. Mettici anche che il Napoli ha una propensione strana, negli ultimi anni, ad acquistare calciatori non proprio sani. Non c'è la prevenzione dell'acquisto sano, sotto tutti i punti di vista. Quindi metti questo, metti quello, fai uno più uno e alla fine il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi tutti. Manca un centro di prevenzione. Magari De Nicola lo faceva con il suo centro privato e quindi metteva a disposizione del Napoli le sue competenze. Adesso bisogna capire cosa abbia a disposizione De Luca per fare prevenzione, perché è necessario.Lo fanno i maggiori club in Europa e il Napoli, se vuole crescere, deve farlo. Bisogna lavorare non soltanto sulle strutture, ma prevedere anche un centro medico all'avanguardia. Altrimenti si fa calcio alla carlona e, quando si fa così, i risultati non sono sempre i migliori rispetto agli obiettivi prefissati a inizio stagione. Ribadisco, ci sono due problemi seri: quello della prevenzione e quello delle scelte sul mercato, che non sono sempre ottimali e a volte sono molto rischiose. Lo storico dei calciatori è conosciuto, non sono degli illustri sconosciuti come atleti, con un passato che ormai viene monitorato nei dettagli".
Quanto può contare l'esperienza di Allegri rispetto a quella di Farioli in una partita così importante?
"Guarda, io non so quanto possa contare. So soltanto che deve contare, perché la condizione è critica, veramente critica. Noi che seguiamo il Napoli, anche in quanto tifosi, dobbiamo appellarci ai calciatori, ma soprattutto all'allenatore. Altrimenti il Napoli non avrebbe alcuna possibilità di proseguire nel percorso che è in corso. Il Napoli non deve considerare questa stagione buttata alle ortiche. Siamo ancora nella condizione di poter rimediare, almeno in Champions, perché quei 30 milioni che frutterebbero al Napoli nel caso di qualificazione sono fondamentali per costruire un futuro prossimo degno. Altrimenti, uscendo dalla Champions e non rientrandoci attraverso il campionato, perdendo il quarto posto, ci dovremmo accontentare di un Napoli ridimensionato. Questo va scongiurato assolutamente, perché significherebbe rovinare un lavoro di oltre vent'anni che ha fatto De Laurentiis".
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