Meret-Milinkovic, l'ex Coppola: "Alternanza utile, ma solo all'inizio"
Nando Coppola, ex portiere del Napoli, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi vedere qui sul sito o ascoltare sulle app (qui per Iphone o qui per Android) ed in auto col DAB.
Questa alternanza tra i portieri, con Meret che potrebbe giocare contro la Cremonese: che idea ti sei fatto e cosa lascia questa situazione al Napoli e al giocatore?
"Allora, intanto ormai è motivo di dibattito questa alternanza tra i pali da un bel po'. Inizialmente è stata anche proficua, poi un po' l'infortunio, un po' altre situazioni, la scelta è ricaduta su Milinkovic-Savic e diciamo da lì il popolo napoletano, i tifosi, dopo alcune prestazioni non eccellenti hanno iniziato a rimpiangere di più Meret. Questo non fa bene sicuramente all'ambiente, a una situazione di equilibrio soprattutto per quanto riguarda il ruolo del portiere. Invece riguardo all'altra domanda, Meret, non so intanto se va via, al di là della situazione che vive, immagino anche lui reclami più spazio, vuole giocare con più continuità. Al di là di questo resta il portiere di due scudetti, vincere non è assolutamente facile, lui si è comunque imposto, nonostante anche lui abbia vissuto alcune critiche talvolta anche eccessive, ma è un po' quello che poi richiama a sé il ruolo del portiere, questo ruolo affascinante di grandi responsabilità e dove poi tutti, compagni, ambiente, riversano l'ultima speranza per salvare un gol. Io non lo so, auguro il meglio al Napoli, auguro il meglio a Meret, non so quale sia poi la situazione ideale, sia per il Napoli che per Meret."
Come ti spieghi la parabola discendente del Napoli dal punto di vista del gioco e dei risultati?
"Sì, sono d'accordo che le cose coincidono, tante volte comunque raccogli di più rispetto a quello che proponi o altre volte raccogli di meno rispetto a quello che poi proponi. Al di là di questo io penso che tutta l'annata sia stata, ma non è una giustificazione, è un punto di vista, tutta l'annata sia sicuramente stata condizionata e caratterizzata dagli infortuni. Nel calcio in generale, ma in una piazza come Napoli, le pressioni in seguito ai risultati altalenanti fanno sì che la prestazione dal punto di vista tecnico venga sempre messa in secondo piano, anche da parte degli addetti ai lavori: si deve pagare assoluto e portare a casa il risultato. Probabilmente io penso che abbia inciso più questo sulle prestazioni che una vera e propria evoluzione tattica. Il Napoli quest'attenuante ce l'ha e non ci si deve assolutamente nascondere di tutto questo, però è un dato di fatto. Dovendo raggiungere un obiettivo, confermare un titolo oppure raggiungere l'obiettivo Champions a tutti i costi, fa sì che la prestazione venga considerata sempre meno."
Che idea ti sei fatto di Enzo Maresca e che futuro immagini per lui sulla panchina del Napoli?
"Allora, intanto un ragazzo che da sempre, sia nella parte iniziale a Bologna, eravamo entrambi giovani, sia nella parte finale a Verona, dove eravamo entrambi più esperti, ha mostrato grande personalità. La caratteristica di Enzo è sempre stata quella di essere determinato. Io mi ricordo soprattutto nell'ultimo periodo dove si appuntava, ma quello già lo faceva da tempo, gli allenamenti, scriveva le sue considerazioni: questo era già indice di quello che lui voleva fare. Ha le idee ben chiare, è un ragazzo che ha mantenuto rapporti avendo avuto la possibilità di giocare ad altissimi livelli e con grandissimi campioni. È stato bravo anche a coltivare relazioni, a mantenerle nel tempo. Questo gli ha permesso di farsi apprezzare e considerare, ma anche poi di andare a vedere i suoi allenatori e i suoi ex compagni che hanno intrapreso la carriera di allenatori. Io sono stato anche ospite al Celtic prima che andasse al Leicester. Cosa mi ha colpito lì? Idee chiarissime, squadra e giocatori che lo seguivano, anche un'ottima gestione, perché gruppo giovanissimo, ovviamente con giocatori di alto livello, non tutti giocavano pur avendo la doppia competizione. Ho visto che il gruppo lo seguiva ed era anche ammirato. Questa sicuramente è la caratteristica che mi ha colpito, ma è quella che poi cerco sempre di intravedere negli allenatori, perché la base è quella."
Perché in Italia si fa fatica a lanciare i giovani, soprattutto tra i portieri? E cosa pensi della prestazione di ieri di Motta?
"Assolutamente, guarda, intanto essere alla Lazio vuol dire che hai dei valori tecnici e umani. Lui si era già fatto apprezzare, ieri forse è stata un po' la consacrazione, perché poi il rigore è sempre la parata simbolo per il portiere, pur essendoci una dose importante dell'errore dell'attaccante o di chi calcia. Però lui si è dimostrato fermo, si è dimostrato con nervi saldi. Sono contento perché magari la prestazione iniziale lo aveva fatto sembrare un po' titubante, poi si è riscattato nel corso dei 90 minuti e alla fine penso che incornicerà questa partita. Mi auguro a questo punto per lui che possa poi avere seguito nella finale."
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