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Schwoch: "Un attaccante che gioca come Hojlund non andrebbe mai criticato"

Schwoch: "Un attaccante che gioca come Hojlund non andrebbe mai criticato"
Oggi alle 10:50Radio Tutto Napoli
di Fabio Tarantino

Stefan Schwoch, ex attaccante del Napoli, è stato nostro ospite su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in auto col DAB o qui sul sito anche in video.

Pochi gol e tiri. Come lo spieghi?

"Ti dico, nella rimonta io non ci ho mai creduto, nel senso c'era la speranza però dentro di me, appartenendo a questo mondo da tanto tempo, quando mi chiedevano l'unico timore era quello che ci si poteva illudere troppo. Il Napoli non è mai stato una squadra quest'anno che ha ammazzato le partite, non ha mai avuto la forza dell'Inter di vincere 3-0, 4-0, 5-1. Poi si può anche perdere e pareggiare, però quando tu hai detto bene prima, l'ultimo ricordo è quello di Verona dove il Napoli ha fatto una fatica bestia per poi vincere al 92° con il gol di Lukaku. Poi dopo, quando vai a Parma magari pareggi e l'Inter vince, ti svuoti anche dentro, ti viene da dire vabbè è finita, ci abbiamo provato. Però psicologicamente ti vengono a mancare anche le forze mentali, le forze fisiche per andare avanti e c'è il rischio che poi fai una partita del genere come quella con la Lazio."

Restando sull’attualità, le dichiarazioni di Conte hanno fatto discutere: quando dice che arrivare secondi o quarti cambia poco e che il secondo è il primo dei perdenti, può aver tolto motivazioni alla squadra?

"No, sono d'accordo con lui che secondo e quarto cambia poco e niente, anzi cambia niente. Purtroppo quello che conta è arrivare primi, il secondo è il primo dei perdenti, è giusto perché ci si ricorda alla fine solo chi vince. Perciò non è che ha tolto motivazioni, bisogna essere anche realisti tante volte. Adesso l'importante del Napoli è vincere la partita in casa per mantenere, male che va, gli otto punti di vantaggio sul Como che è quinto. Abbiamo visto il Como che prestazione è in grado di fare, perché a Milano ha giocato benissimo, sotto il piano del gioco secondo me meritava anche, e poi vincere ha una forza nei singoli impressionante e perciò dopo ti fa un errore e ti punisce. Però io penso che Conte abbia detto la verità, non è un allenatore, un uomo che gira intorno alle cose: va diretto, dice quello che pensa e secondo me fa anche bene."

Da giocatore, come interpreteresti parole del genere? Non rischiano di trasmettere un senso di resa, considerando che Conte è noto per entrare nella testa dei giocatori?

"Allora, da giocatore non mi sono mai servite le parole dell'allenatore per darmi uno stimolo o per farmi pensare che la partita era importante. Io quando scendevo in campo scendevo in campo solo per un motivo: perché volevo vincere, perché volevo far vedere che ero il più bravo dei 22 giocatori che erano in campo e lo stimolo me lo davo da solo. Magari si può leggere al contrario: Conte dicendo secondo o quarto ha cercato di togliere un po' di pressione ai giocatori, dicendo adesso ormai è finita, cerchiamo di tornare a giocare con la testa libera, perché tanto anche se dovessimo arrivare quarti non cambia niente. Magari ha cercato un modo al contrario per stimolare questi giocatori. Poi non dobbiamo dimenticare che adesso tanti giocatori, è brutto dirlo, ma magari iniziano a pensare anche ai mondiali, perché a giugno ci sono i mondiali e non sarebbe scandaloso vedere che qualcuno magari viaggia a velocità ridotta. Però spero di no, spero che possano dare sempre il massimo, ma ti ripeto: il Napoli secondo me alla fine, se uno arriva secondo arriva terzo."

Le scelte di formazione per la prossima partita, con possibili cambi e rientri, indicano che Conte ha colto i segnali negativi delle ultime gare?

"Ma viene colto, giustamente Conte è l'allenatore e viene a prendere delle decisioni. Però sai, è anche normale quando tu arrivi da un infortunio che ti tiene fuori tanto: le prime partite vai bene, dopo la terza inizi a fare un po' più di fatica perché i giocatori sono stati fuori tanto tempo, non possono avere il ritmo partita per 90 minuti. Però Conte cerca di dare il massimo, come ha sempre fatto, ma anche i giocatori. Ti ripeto, per me dopo il pareggio di Parma mentalmente le energie sono venute meno, perché sai che l'obiettivo ormai non lo potevi più raggiungere."

Dal punto di vista dell’attaccante, giocare con uno come Alisson Santos può aiutare Rasmus Højlund? Che consigli gli daresti per questo finale di stagione?

"Ma sai, secondo me Højlund ha fatto bene quest'anno, si è caricato tutto il peso dell'attacco da solo praticamente e abbiamo visto anche durante le partite quanto corre e quanto si dà da fare. Io un attaccante che gioca in questo modo qua non lo criticherei mai, perché si vede proprio che ogni partita dà tutto e non si risparmia. È logico che Alisson Santos può dargli qualche palla in più, non so se gli può liberare qualche spazio perché è un giocatore che gioca abbastanza esterno, almeno le ultime volte. Adesso non so se si tornerà con il 4-3-2-1 o si continuerà con il 4-3-3 o altri moduli. Però è un giocatore che va abbastanza a cercare spazio sull'esterno. È logico che possano arrivare più palloni, può creare superiorità numerica: se salta un uomo uno dei due centrali deve uscire e perciò dentro l'area Højlund può avere più libertà. Bisogna vedere in che modo viene usato."