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Napoli troppo attendista? Zito: "C'è un problema, vi do un dato sul pressing..."

Napoli troppo attendista? Zito: "C'è un problema, vi do un dato sul pressing..."
Oggi alle 21:10Radio Tutto Napoli
di Davide Baratto
Francesco Zito analizza a Radio Tutto Napoli i problemi tattici della squadra di Max Allegri e il possibile piano gara degli azzurri contro l’Inter

Francesco Zito, analista di Kickest, è intervenuto ai microfoni di Radio Tutto Napoli per analizzare le difficoltà tattiche mostrate dal Napoli nelle prime due giornate di campionato. Nel corso dell’intervista si è soffermato sulla costruzione dal basso, sulla mancanza di pressione e sui problemi negli ultimi trenta metri. Spazio anche al possibile piano gara di Massimiliano Allegri contro l’Inter e alle soluzioni offerte da De Bruyne e Vergara.

Il Napoli non ha convinto tatticamente in queste prime due giornate:

"Io credo che già dalla partita di Genova si potessero riscontrare diversi scricchiolii. Se il primo tempo di Marassi è rimasto sullo 0-0 non dico che sia stato un mezzo miracolo, perché poi effettivamente non sono stati creati grossi pericoli, ma anche lì il Napoli avrebbe potuto passare in svantaggio per una serie di errori commessi autonomamente. Siamo stati fortunati che Vitinha abbia deciso di calciare un po’ frettolosamente fuori, ma i limiti nella costruzione dal basso evidenziati già a Marassi sono poi emersi definitivamente quando è arrivata la pressione più organizzata del Como. La tendenza generale è quella di identificare il gioco di Allegri come tendenzialmente rinunciatario, ma capace di privilegiare molto l’organizzazione difensiva. Al netto degli evidenti demeriti di alcuni interpreti, penso a Olivera sul primo gol e a Rafa Marín spesso impreciso, gli errori individuali sono stati accentuati anche dalla pressione avversaria e diventano qualcosa su cui lavorare. Io vi chiedo: effettivamente, qual è il gioco di Allegri? Faccio molta fatica a riconoscere un pattern consolidato. Quando il Napoli è in possesso si cercano soltanto l’ampiezza, l’inventiva degli esterni e la posizione delle due mezzali. Poi succede che, come spesso capita alle squadre di Allegri quando hanno il pallone e provano ad attaccare, le due mezzali si buttano dentro e i terzini occupano i corridoi centrali. La squadra si sfalda, diventa poco compatta e lunga. Il Como ha fatto ciò che voleva in transizione più di una volta e il Napoli era messo malissimo. Da questo punto di vista non vedo un’identità".

In vista della partita contro l’Inter, pensi che il Napoli manterrà l’impostazione vista nelle prime due giornate? Allegri potrebbe scegliere una gara di attesa e sofferenza, come nei derby vinti lo scorso anno contro i nerazzurri?

"Ho preparato un dato: dopo le prime due giornate il Napoli è tredicesimo in Serie A per PPDA, quindi per pressione portata. Per dire, il Frosinone è terzo. La mancanza di pressione, per una squadra che vuole dominare il gioco, è un problema. Per quanto riguarda il piano gara anti-Inter, credo che Allegri possa mettere in campo quello che predilige. Non escludo neanche l’idea di difendere a tre, magari con Di Lorenzo oppure Olivera adattati a fare il braccetto. Immagino un blocco più basso che medio-basso e una gara tendenzialmente d’attesa, con il pressing portato soltanto in determinate fasi, come fece il Milan nei derby della scorsa stagione. Devo dire che in quel caso il piano gara funzionò alla perfezione. L’obiettivo sarà cercare la transizione per colpire un’Inter che giocherà stabilmente con i piedi nella metà campo azzurra. Ribalto però la prospettiva, perché anche Chivu avrà imparato da quelle due sconfitte di misura nelle quali l’Inter produsse il doppio del Milan e Maignan si superò. Vorrei porre l’accento su un aspetto: difendere in blocco serve a poco se la squadra mantiene una passività generale e distanze così ampie dai riferimenti, come in occasione del gol di Baturina, quando c’erano cinque difensori dentro l’area. Il Napoli non era scoperto, ma era schierato. Oggi le squadre hanno imparato ad affrontare i blocchi medio-bassi, sovraccaricandoli, variando le posizioni e facendo perdere i riferimenti. Se manca l’attività nell’andare a pressare e si rimane passivi, anche il blocco medio-basso va in sofferenza. Il Napoli lo scorso anno lo ha utilizzato soltanto a fasi e quindi non è una squadra abituata a difendere bassa".

L’errore di Olivera sul primo gol è stato anche indotto dall’ampiezza ricercata dal Como e da un cambio di gioco studiato per mettere in difficoltà il blocco medio-basso del Napoli?

"Tendenzialmente quello di Olivera è un errore individuale: legge male i tempi dell’uscita. A quel punto sarebbe stato meglio temporeggiare, far ricevere Diao e accompagnarlo verso l’esterno. Quando Baturina riceve in area, però, la distanza dei difensori dal proprio riferimento – in quel caso il giocatore croato che si era accentrato – è qualcosa di preoccupante. Indica una difesa troppo passiva nel proteggere l’area piccola e deve far suonare un campanello d’allarme anche quando ci si dispone in blocco".

Anche con il pallone il Napoli sembra avere poche idee. La costruzione è molto scolastica e, una volta raggiunta la metà campo avversaria, non si vedono ancora movimenti o trame consolidate. È questo il problema principale?

"A me sembra che si mantenga l’idea secondo cui Allegri deleghi molto agli uomini offensivi l’organizzazione della manovra d’attacco. Nelle due partite disputate, quando non si trovava un corridoio centrale per servire Hojlund – che è stato molto meno coinvolto rispetto allo scorso anno, quando era il target man da cercare – si andava sugli esterni e si provava a far giocare loro l’uno contro uno, senza troppe pretese. Penso che a Marassi, senza Alisson Santos, non avremmo creato nulla per oltre ottanta minuti. Qualcosa in più si è visto nelle fasi finali, quando entrambe le avversarie, conoscendo la manovra scolastica del Napoli – soprattutto il Como di Fabregas – hanno scelto di abbassare il baricentro. Tutto sommato, però, non sono nate grandi occasioni, se non quando ci siamo appoggiati su Lucca. Di conseguenza, è qualcosa su cui il Napoli deve assolutamente lavorare. Penso anche che Hojlund, lo scorso anno, non avrebbe mai segnato un gol come quello realizzato contro il Como, perché quel tipo di lavoro, nel quale è libero di girarsi e scegliere la soluzione, non era qualcosa che veniva portato a fare. Da una parte non è una situazione che mi dispiace del tutto, dall’altra ci sono un po’ poche idee quando si arriva negli ultimi trenta metri".

L’assenza di McTominay potrebbe portare all’impiego di De Bruyne o Vergara e anche a un possibile 4-2-3-1. Attraverso le caratteristiche dei singoli il Napoli può ottenere quei benefici che, in questo momento, non arrivano dal sistema?

"Da quando abbiamo visto De Bruyne, pur dovendo sempre contestualizzare il discorso agli ultimi trenta minuti e alla stanchezza delle avversarie, il Napoli ha trovato delle trame che senza il belga in campo non si erano viste. Ripeto, bisogna considerare il momento della gara nel quale è entrato: l’unica mezz’ora giocata è arrivata contro avversari appesantiti. L’assenza di McTominay, da questo punto di vista, quasi obbliga Allegri a schierare il belga e a cucirgli addosso una serie di funzioni nell’impostazione offensiva che il Napoli deve assolutamente sfruttare. Credo che dalla prossima gara Alisson Santos sarà individuato come l’uomo in grado di spaccare la partita, che dovrà essere mantenuta in equilibrio per più tempo possibile. Mi aspetto di vedere un giocatore capace di entrare dentro il campo anche dal lato opposto. Politano riesce ad abbinare la doppia fase e il sacrificio, ma quando è chiamato a fare la scelta determinante e a portare quella lucidità nella fase più offensiva manca un po’. Vergara, invece, potrebbe possedere quella brillantezza e quella gamba in più per spaccare la partita anche attraverso le vie centrali."