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Centenario, i retroscena di Venerato: “Baggio voleva Napoli, lo dissi a Corbelli! Zeman lo rifiutò!"

Centenario, i retroscena di Venerato: “Baggio voleva Napoli, lo dissi a Corbelli! Zeman lo rifiutò!"
Oggi alle 20:45Radio Tutto Napoli
di Antonio Noto
Ciro Venerato celebra il Centenario azzurro tra ricordi personali, grandi maestri, Baggio e gli scoop su Conte.

Ciro Venerato, giornalista ed esperto di mercato Rai, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania.

Come si può raccontare questo compleanno, questo Centenario del Napoli?

"Io posso raccontare più o meno cinquant’anni del Napoli, insomma mezzo secolo. Gli altri cinquanta non li ho vissuti, spero di vivere magari i prossimi cinquanta. Se Dio vuole, ne avrò 59 il 31 ottobre. Considera che la prima volta che mi sono approcciato al calcio e al Napoli avevo nove anni, perché mio nonno Vincenzo, che era un tifosissimo del Napoli e del Vomero, anche se vivevamo a Torre del Greco perché aveva sposato una torrese, mia nonna, era tifoso del Napoli. In casa mia si parlava del Napoli. Più avanti ho scoperto che c’era anche la Turris, perché il mio vicino di casa era figlio del magazziniere della Torrese, il povero e compianto Ciccio Di Franco. Però il Napoli era stato il primo amore. Savoldi, il pallone di Savoldi, il disco di Savoldi, perché Savoldi fece anche due 45 giri, ‘La favola del gol’. Poi l’emozione della mia prima volta al San Paolo, si chiamava così allora: un Napoli-Taranto di Coppa Italia, allenatore Gianni Di Marzio. Il Napoli vinse 3-0 contro il Taranto, realizzò una tripletta Capone, che poi ho avuto il piacere di conoscere perché spesso andava ospite a ‘Un’ora in Curva B’, che all’epoca si faceva su Canale 21. Era ospite nel programma di Gennaro Montuori e con Ugo Capone, al quale raccontai questa mia esperienza: i primi gol che ho visto nella mia vita li ho visti segnare dal salernitano Capone. Poi, ovviamente, l’esperienza professionale: la prima volta da accreditato in tribuna stampa ai tempi di Maradona, i primi scoop nazionali, la prima volta con un network nazionale nel 1993, il primo e unico anno di Lippi a Napoli con ‘Il processo di Biscardi’. 

Due persone vorrei ricordare velocemente in questo Centenario del Napoli, che purtroppo oggi non sono più con noi, non sono più con me e che meritano, secondo me, di essere citate. Uno è Carlo Iuliano, che per me è stato un fratello maggiore, penso anche per tanti di noi, perché era davvero l’addetto stampa per antonomasia: un finto burbero che poi ti dava sempre una mano e qualche scappellotto quando, a volte, lo meritavamo. Ricordo, tra le tante cose, un’intervista al povero Franco Scoglio. All’epoca vivevo già a Milano, lavoravo in Rai e giravo l’Italia per ‘Dribbling’, perché facevo la classica intervista a un personaggio per il programma che all’epoca andava in onda su Rai 2 alle 13.30. Qualche giorno prima ero stato ospite in una televisione napoletana e non avevo lesinato critiche all’operato di Scoglio, non sbagliando perché poco dopo il Napoli richiamò in panchina Franco Colomba, a mio avviso ingiustamente esonerato. Però dovevo intervistare Scoglio. Feci l’intervista, andò tutto bene con il professore, poi Carlo Iuliano mi prese sotto braccio e mi disse: ‘Ti ho salvato. Non gli ho detto che lo avevi massacrato due giorni prima in televisione’. Questo era Carlo Iuliano. Potrei soffermarmi su altri mille aneddoti, però questo fa capire la sua cifra umana, non soltanto professionale, perché era un grandissimo professionista: piccolo soltanto di statura, ma grande come personaggio. L’altro esempio per tanti della mia generazione, perché è stato davvero un fratello maggiore per tanti come noi, è ‘zio Guido’, Guido Prestisimone, illustre firma di Sport Sud. Credo sia stato, insieme a Francesco De Luca, buonanima, il più grande giornalista sportivo competente di calcio conosciuto a Napoli. Era presidente dell’USSI Campania, che oggi è retta da un altro mio grande amico e maestro, Gianfranco Coppola, a proposito di grandi personaggi, grandi penne e grandi firme. Questi due personaggi, nei cento anni del Napoli, mancano a quelli della mia generazione, a quelli che hanno iniziato a seguire il Napoli alla fine degli anni Ottanta. Ma, soprattutto, mancano ai giovani di oggi maestri come Guido Prestisimone e Carlo Iuliano."

A livello professionale, quale trattativa del Napoli ti ha dato più soddisfazione e quale scoop ricordi maggiormente?

"Te ne racconto una che mi vede protagonista e che non mi ha dato soddisfazione, ma questa è grossa. Nel mio periodo milanese, proprio agli inizi del nuovo millennio, incrociavo spesso in Piazzetta Cuccia Giorgio Corbelli, che aveva l’ufficio proprio lì, attaccato alla famosa piazzetta dove c’è la Borsa. Ci fermavamo ogni tanto a chiacchierare. Un giorno gli dissi: ‘Guarda che il Napoli è ormai vicino alla Serie A, con Novellino allenatore. Mi sono incontrato in Nazionale con Roberto Baggio, con il quale ho un buon rapporto, e so che va via dall’Inter perché è in rotta con l’allenatore, che era Lippi, e può arrivare a parametro zero. Che ne diresti di prendere Baggio e presentarti con il nuovo Napoli in Serie A?’. Corbelli era neopresidente perché si era separato da poco da Ferlaino. C’era stato un brevissimo periodo nel quale i due avevano lavorato insieme, se ben ricordate. Il Napoli vinse il campionato con Novellino, però poco dopo il 50% di Ferlaino passò tutto a Corbelli, prima dell’arrivo dello sfortunato Totonno Juliano. In quel periodo il Napoli stava per vincere il campionato. Mancavano poche partite, ma si era capito che aveva buone possibilità di vincerlo. Dissi: ‘Perché non prendiamo Baggio?’. Lo dissi anche a Novellino, che mi rispose: ‘Vado a prenderlo sulle spalle e me lo porto fino a Napoli da Caldogno’. Corbelli mi spalancò le braccia al collo e mi disse: ‘Magari, ma davvero viene?’. Gli risposi di sì, perché Roberto mi aveva detto che era ormai stanco e voleva avvicinarsi a casa. L’unica alternativa a questo suo progetto di vita poteva essere il Napoli, perché era rimasto colpito da come i napoletani lo avevano accolto quando era tornato in Nazionale, subentrando credo a Del Piero durante un’Italia-Polonia, con il povero Cesare Maldini allenatore. Mi disse: ‘Non ho mai giocato nel Napoli, però ho sempre ricevuto grande affetto dai napoletani. Questa cosa della Nazionale mi è rimasta impressa, perché uno stadio intero che esulta al mio ingresso, pur giocando con una squadra avversaria, non mi era mai successo. A Napoli verrei volentieri’. A quel punto mi lasciò il numero del suo agente di allora, Vittorio Petrone, e io lo girai a Corbelli. Gli dissi: ‘Fammi sapere’. Il Napoli vinse il campionato e Corbelli andò in vacanza al Forte Village. Invitò Petrone e di fatto i due si strinsero la mano: c’era l’accordo verbale per portare Baggio al Napoli e non al Brescia, con il quale stava già dialogando perché era vicino casa, facendo un’eccezione per Napoli. Il problema è che poi Novellino, in quel periodo, ruppe con Corbelli, che lo vedeva male perché era stato scelto da Ferlaino l’anno prima e consigliato da Filippo Fusco. Corbelli prese Zeman. Al primo vertice di mercato, durante una cena con Corbelli, Zeman e Fusco, quando Corbelli disse: ‘Abbiamo preso Baggio’, Zeman rispose: ‘Partiamo male, perché rompo subito il contratto. Grande rispetto per Baggio, ma io faccio il 4-3-3. Baggio non è una mezzala, non va bene come trequartista per il mio 4-3-3. Preferisco un esterno di ruolo’. Vorrei ricordare che il Napoli prese un esterno dell’Ajax, pagato non so quanti miliardi all’epoca, del quale adesso non ricordo il nome, ma che fece pochissimo. Dissero no a Baggio. Baggio, a quel punto, al primo scontro diretto mandò il Napoli in Serie B con un solo gol su punizione. Si giocò di sabato al San Paolo. Era uno scontro diretto perché poi il Napoli vinse a Firenze, ma quella era la partita decisiva. Quel gol di Baggio su punizione, di fatto, condannò il Napoli alla Serie B. Poi pareggiammo con la Roma e vincemmo a Firenze, ma ormai il distacco era troppo ampio. Il povero Mondonico, che rimpiazzò Zeman, non fu fortunatissimo nella sua esperienza napoletana: due punti in sette gare. E finì così. Questa forse è l’esclusiva più grossa che non avevo mai raccontato, perché praticamente fu una cosa che feci io per il Napoli e da ‘baggiano’ doc. Sono due miei amori: l’amore per Baggio e quello per il Napoli. Gli scoop bisogna sempre portarli nel cuore, però poi devi dimenticarli e pensare a evitare i buchi del giorno dopo, senza celebrarti per gli scoop del giorno prima.

Due scoop calamorosi, però, visto che siamo in tema di Centenario, non posso non ricordarli. Uno non è di tantissimi anni fa: annunciai, nel giorno in cui Ancelotti aveva la conferenza stampa di Champions, che dopo la partita il Napoli avrebbe preso Gattuso. Forse voi ricorderete quella vicenda. Fu una cosa clamorosa, perché c’era anche l’imbarazzo del Napoli: Ancelotti doveva tenere la conferenza UEFA e venne a sapere della notizia dai siti, perché quello che dissi a ‘Sport Sera’ venne ripreso da tutti, compreso TuttoNapoli. Negli ultimi anni è stato sicuramente uno degli scoop più importanti. L’altro riguarda Conte. A metà primavera dissi che Conte aveva detto sì al Napoli e che spettava soltanto al club definire alcune cose, perché in quel periodo il Napoli dialogava con lui e con Gasperini. Conte si era preso del tempo, quindi il Napoli era andato avanti. Poi disse di sì e ricordo che tutti dicevano: ‘Figurati se Conte viene a Napoli, Conte non verrà mai’. Invece mi sembra che sia arrivato da queste parti e abbia anche vinto qualcosa."

Secondo te Conte aveva iniziato a studiare il Napoli già prima del suo arrivo ufficiale?

"Ho sempre detto che Conte ha allenato il Napoli per tre anni, perché anche nel periodo precedente, quando era a Torino, secondo me lo stava già inquadrando e studiando. Quello che mi è stato raccontato, urbi et orbi, è che a ottobre chiamò Giuntoli, quando capì che la scelta fatta non era tra le più azzeccate. Prima di richiamare Mazzarri, Conte disse: ‘Io non subentro nelle squadre in corsa. Le squadre devono essere mie. Però fammi sapere, perché se non è per quest’anno, l’anno prossimo, se ti fa piacere, vengo da voi’. Sapeva che c’erano anche altre squadre che potevano seguirlo. La Juventus poi scelse Thiago Motta e il Milan scelse Fonseca, però erano queste le società che stavano lavorando su Conte. Ci fu anche un colpo di fortuna legato alla Juventus, perché ho sempre detto che, tra Juventus e Napoli, Conte avrebbe preferito la Juve. È normale: così come noi siamo napoletani e amiamo questa maglia, è giusto rispettare chi ama altri colori. La storia di Conte è prettamente juventina e bianconera, al di là degli anni trascorsi altrove. Una volta che la Juventus, preferendogli Thiago Motta, gli lasciò campo libero, Conte chiamò De Laurentiis e disse: ‘Aurelio, sono qua. Se hai ancora la stessa idea, vengo volentieri’. Conte è stato uno dei grandi colpi di mercato di questa proprietà, alla quale dobbiamo tanto. Lo ha dimostrato con i fatti. A volte leggo cose che non condivido. Rispetto tutte le opinioni, così come spero che gli altri rispettino la mia. Sembra quasi che Conte abbia lasciato soltanto macerie: ha vinto uno Scudetto, una Supercoppa e, senza infortuni, avrebbe lottato fino all’ultimo per vincere nuovamente lo Scudetto. Non so se lo avrebbe vinto, perché anche l’Inter era forte, però sicuramente avrebbe lottato fino alla fine. Detto questo, sono scelte di vita. Credo che dopo due anni abbia deciso, come spesso fa, di andare via. Ora si riparte con un nuovo allenatore."

Celebrando i cento anni del Napoli, quali allenatori inserisci nel tuo pantheon personale?

"Nel mio pantheon personale inserisco Maurizio Sarri, che meritava uno Scudetto. Lo meritava lui e lo meritava quella squadra che per tre anni ha incantato il calcio italiano e non solo. È stato davvero un peccato perdere uno Scudetto, anche per tante pecche arbitrali che penalizzarono il Napoli. Poi Spalletti, che rispetto a Sarri ci ha regalato lo Scudetto. Il Napoli, nei suoi quattro Scudetti, non aveva mai vinto con un distacco già importante a Natale: lo ha fatto con Spalletti. Anche lì parliamo di un calcio di altissimo livello. Con un pizzico di fortuna e due arbitraggi meno sfortunati in Coppa dei Campioni contro il Milan, magari quella squadra avrebbe meritato di arrivare ancora più in alto. Di sicuro è stato il Napoli europeo più forte nella storia dei cento anni, nel senso che nessuna squadra, neanche quella di Maradona, è andata così avanti in Champions e soprattutto con la possibilità concreta di fare grandi cose. Spalletti va sicuramente celebrato. Vorrei poi ricordare un gentiluomo che non c’è più, Rino Marchesi, che con una squadra niente affatto fenomenale, ma con l’innesto di Krol voluto fortemente da un altro grande della nostra storia, Antonio Juliano, portò il Napoli vicino allo Scudetto con una squadra che doveva arrivare ottava o nona. Quando tornò, salvò il Napoli, tirandolo fuori da una situazione complicata. Anche Marchesi merita di stare nel nostro cuore ed è un allenatore che ricordo personalmente con affetto. Poi ci sono allenatori che non ho frequentato da giornalista, ma che ho conosciuto da ragazzino, da tifoso e successivamente da opinionista nelle trasmissioni. Non posso non citare due mostri sacri come Luís Vinício e Bruno Pesaola, ai quali abbino ovviamente anche il nome di Gennaro Rambone."

Il mercato del Napoli sembra iniziare a sbloccarsi, a partire dalla possibile cessione di Gutierrez. Come leggi questa fase?
"Leggo tante critiche sul fatto che il Napoli sia ancora fermo, ma veramente mi metto le mani nei capelli. Mi chiedo: vivono solo a Napoli e non guardano oltre? C'è una situazione generale: il calcio italiano vive un momento delicato e quasi tutte le squadre stentano a decollare, girano pochissimi soldi. Bisognerà aspettare, come sempre, dopo Ferragosto e soprattutto l'ultima settimana di mercato per mettere a segno operazioni importanti, come accade sempre, perché quello che paghi adesso non lo paghi dopo Ferragosto. Nell'ultima settimana il giocatore che oggi costa 100, se non trova squadra, te lo vendono a 50 o a 40. Bisogna avere sangue freddo. Il Napoli ha vinto lo Scudetto con Conte acquistando i giocatori più importanti negli ultimi quattro giorni di mercato, tre sessioni estive fa, se vi ricordate. In più aggiungo che il Napoli sicuramente ha dei giocatori che riuscirà a piazzare e riuscirà anche a prenderne, perché qualcosa si è già fatto. Poi è ovvio che il Napoli, con il dovuto riserbo, prova a smentire o comunque a non enfatizzare certe cose, però nel frattempo deve vendere ma si sta già muovendo per comprare, nel senso che qualche tassello l'ha già bloccato. Fare i nomi di Zeballos e Favasuli mi sembra quasi scontato: sono giocatori che il Napoli ha bloccato da tempo. Gutierrez è una grande operazione perché è un buon giocatore, per l'amor di Dio, però a 30 milioni glielo impacchetto e glielo porto con tutta la famiglia a Leverkusen, senza poi considerare che il Napoli farebbe una plusvalenza da sogno. L'ha pagato 18 più 2 milioni, ma considerate che il primo anno c'è già stato l'ammortamento. Quindi il Napoli va a fare una mega plusvalenza: complimenti."

Per la difesa il nome più caldo resta Federico Gatti. A che punto è la trattativa?
"Il Napoli prenderà sicuramente un difensore centrale. I nomi sono quelli che conoscete. Aveva pensato anche a dei giovani interessanti, però il nome che convince Allegri, che ama andare sull'usato sicuro, anche se usato non è perché è ancora giovanissimo, è ovviamente Gatti. So che anche ieri sera ci sono stati colloqui diretti e indiretti tra intermediari e tra Napoli e Juventus. Qualcosa si è mosso. Il Napoli di sicuro valuta il giocatore 15-16 milioni e non i 25-26 che leggo da Torino. Non mi risulta che la Juventus faccia questi prezzi. Magari la Juve può arrivare a 20 e il Napoli spendere un po' meno, ma il problema sarà la modalità dell'acquisto. Credo che la Juventus voglia un obbligo leggero. Non so se sia legato al settimo posto, che è l'ultimo utile per l'Europa, oppure a un numero minimo di presenze. I miei interlocutori mi parlano di un obbligo leggero. Il Napoli forse vorrebbe un obbligo legato alla Champions, ma non mi sembra un muro insormontabile."

Si è parlato anche di possibili contropartite tecniche.
"Esclusi Lobotka e Anguissa, che sono pupilli di Spalletti e che il Napoli non venderà, si è vagheggiato il nome di Olivera perché Spalletti lo conosce, ma al momento non mi sembra che il Napoli stia ragionando su quest'ottica. È probabile invece, anche se il Napoli smentirà mille volte, che magari non il Napoli ma qualche procuratore abbia proposto Lucca alla Juventus, visto che dopo Kolo Muani deve prendere una punta fisica. Spalletti lo ha detto chiaramente ieri in sala stampa dopo l'amichevole. Visti i problemi della Juve nel muoversi su Pellegrino e Zirkzee, qualcuno può aver detto: 'Perché non prendete Lucca?'. Però mi sembra che la Juventus non abbia fatto salti di gioia. La mia idea è che, se si farà un'operazione tra Napoli e Juve, sarà con Gatti e basta. Più che Olivera, la Juventus sta provando a prendere Lucumí, che ha già rifiutato un club di Premier League perché ha detto sì alla Juve, ma ovviamente non aspetterà all'infinito."

Quali sono le alternative a Gatti?
"Thiago Gabriel è un altro giocatore che piace molto, molto. Dopo Gatti è quello che convince di più, perché ha già fatto bene in Italia. Però se il Lecce spara 30 milioni non ci siamo. Poi c'è Badiashile del Chelsea. Dall'Inghilterra mi dicono che il Chelsea vorrebbe cederlo in prestito con obbligo e non con diritto. Il Napoli, al di là dell'obbligo, che potrebbe anche essere leggero, non vorrebbe impegnarsi troppo perché ci sono alcuni dubbi di natura fisica. Il ragazzo ha avuto qualche problema e forse si spiegano anche così le accelerate su Gatti. Il giocatore è stato chiaro con la Juventus: se non rientra tra i titolari di Spalletti ed è considerato una semplice alternativa, preferirebbe ricongiungersi con il maestro Allegri e con l'amico Manna."

Su Kevin De Bruyne e Lukaku ci sono novità?
"A me piace dare solo le notizie che so. Le cose che non so non le do, è molto semplice. Ad oggi su De Bruyne non mi sono arrivate notizie di offerte reali, concrete o anche solo di interesse. Si è parlato molto dell'Arabia, giusto. Io qualche amico importante che lavora in Arabia ce l'ho, anche qualche allenatore che allena nei club più importanti, ma al momento non mi arriva nulla. Poi il mercato chiude il primo settembre e magari il 16, il 23 o il 28 agosto si presenterà un club di Premier o una squadra araba. Ma oggi, se dovessi dirti che c'è qualcosa di concreto, di ufficiale o di ufficioso arrivato al Napoli, a me personalmente non risulta."

Ti aspetti un colpo a sorpresa per il centenario del Napoli?
"De Laurentiis è un pragmatico. Credo che il grosso il Napoli lo abbia già fatto in questi due anni. I giocatori che fanno la differenza ci sono già. Il Napoli farà la differenza con i gol di Højlund, con le giocate di Anguissa, con De Bruyne, con il confermatissimo Lobotka e con McTominay, che sicuramente rinnoverà. Ci vuole il tempo che ci vuole, perché non parliamo di bruscolini, ma la strada indicata è quella e mi sembra che la volontà sia reciproca. Personalmente non mi sono mai arrivate notizie fondate di Mourinho o del Real Madrid su McTominay. Sono cose uscite in Spagna, ma conosco bene quella realtà e so che certe emittenti ogni giorno danno un nome diverso al Real Madrid. Di affondi ufficiali per McTominay io ho letto solo i sogni dei giornali di Madrid. So invece che il Napoli ha sempre avuto un ottimo rapporto con il giocatore e con il suo entourage e che questo rapporto continua. L'arrivo di Allegri ha dato una mano, perché è un allenatore conosciuto in Europa, ha fatto due finali di Champions e conferma le ambizioni della società."

Quali saranno quindi le priorità del Napoli da qui alla fine del mercato?
"Credo che sarà un mercato di assestamento. Il grosso è già stato fatto. Si interverrà nei ruoli scoperti: il vice Di Lorenzo, l'erede temporaneo di Buongiorno, che poi si giocherà il posto con Buongiorno e Rrahmani, e un portiere. C'è un grande gradimento del Napoli per Vicario. Che Vicario abbia avuto un colloquio con Manna quando era in vacanza a Capri è cosa nota. Entrambi hanno espresso una reciproca volontà di lavorare insieme in futuro, ma è tutto ancora da valutare perché il Napoli, finché non vende Milinkovic-Savic, non può andare a bussare alla porta del Tottenham. Vicario è in uscita. C'è anche la Juventus che ha come primo obiettivo Suzuki, ma se la Juve dovesse mollare Suzuki potrebbe chiudere per Vicario e allora il Napoli dovrebbe cambiare obiettivo. Vicario piace molto al Napoli e aspetta soltanto una chiamata, ma quella chiamata oggi il Napoli non può farla finché c'è Milinkovic-Savic. So che si è parlato anche di un possibile scambio tra Vicario e Milinkovic-Savic, ma ad oggi non mi arrivano riscontri né positivi né negativi. È una porta aperta, lasciamola aperta. Il mercato è aperto, si chiude alle 20 del primo settembre. Siamo ancora al primo agosto, manca un mese: c'è ancora tanto da dire e, fortunatamente, anche tanto da raccontare."