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Il rimpianto di Marolda: "Un difensore sarebbe stato perfetto per Allegri"

Il rimpianto di Marolda: "Un difensore sarebbe stato perfetto per Allegri"
Oggi alle 12:30Radio Tutto Napoli
di Arturo Minervini
Francesco Marolda, giornalista, è stato nostro ospite su Radio Tutto Napoli

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Che impressione ti ha fatto questo primo ritiro del Napoli a Dimaro? I calciatori hanno sottolineato come con Allegri ci sia più lavoro con il pallone rispetto a Conte e abbiano parlato spesso di un clima di maggiore serenità. Possiamo fidarci di queste prime indicazioni? Che tipo di Napoli sta nascendo?

"Indubbiamente i metodi di lavoro sono diversi. Anche il rapporto con la squadra cambia da allenatore ad allenatore. Allegri sembra essere più disponibile, più aperto, meno 'sergente di ferro' e questo credo sia stato molto apprezzato dal gruppo. C'è però ancora tanto lavoro da fare perché bisogna assimilare nuovi principi di gioco. Nella seconda amichevole, contro la Carrarese, qualcosa si è iniziato a capire: il Napoli punterà molto sull'ampiezza sfruttando gli esterni, anche se mi dispiace che non riesca ancora a sviluppare con continuità il gioco per vie centrali, perché ha giocatori che possono fare molto bene anche in quella zona del campo."

A proposito del gioco tra le linee, penso subito a Kevin De Bruyne. Inoltre il belga ha deciso di rientrare prima dalle vacanze e sarà presente anche alla festa del Centenario. È un segnale importante?

"Mi permetto di essere un po' cinico: con il suo ingaggio credo che anche io avrei ridotto qualche giorno di ferie. Battute a parte, nessuno mette in discussione le sue qualità tecniche. Però è anche vero che sia lui sia Lukaku pesano moltissimo sia dal punto di vista tattico sia da quello economico. Non so se il Napoli riuscirà a sistemare entrambi, probabilmente uno solo, ma se ci riuscisse sarebbe un grande risultato per il club."

Ti preoccupa la tempistica del Napoli nell'acquisto di un difensore centrale, soprattutto dopo gli infortuni di Buongiorno e Biocamati?

"Sì, perché questa è una delle note più dolenti. Al Napoli serve sicuramente un centrale di difesa. Peccato aver perso Gila, che garantiva esperienza, velocità e rapidità. Con il solo Rrahmani non basta: serve una coppia forte che dia solidità alla difesa e sicurezza anche al portiere. Il Napoli arriva da una stagione in cui ha preso troppi gol e deve ripartire proprio dalla fase difensiva. Il problema è che prima bisogna cedere: la rosa è troppo ampia e Manna deve vendere prima di poter acquistare. Mi auguro che, quando arriverà il momento, venga preso un difensore di alto livello, perché con tutte le competizioni che il Napoli dovrà affrontare serve un giocatore davvero importante."

Se ti dico Federico Gatti, lo consideri un top?

"Gatti è un difensore molto forte fisicamente e rispetto agli uomini che oggi ha il Napoli rappresenterebbe sicuramente un rinforzo importante. Però non lo considero un top in senso assoluto."

Manna sta cercando di liberarsi degli ingaggi pesanti. Pensiamo a Lindstrom, destinato allo Schalke 04, e agli altri esuberi arrivati dopo lo Scudetto. Quanto sarà complicato?

"Non mi nascondo le difficoltà del direttore sportivo. È un mercato nel quale i soldi sono pochi e chi li ha preferisce non spenderli. Il Napoli dovrà inevitabilmente accettare qualche sacrificio. Molti giocatori finiranno in prestito secco, almeno per risparmiare gli stipendi. Questa è la conseguenza degli errori commessi negli anni scorsi: acquisti spesso senza senso, responsabilità che attribuisco sia agli allenatori, soprattutto a uno in particolare, sia al direttore sportivo che non ha saputo opporsi a determinate operazioni."

Chiudiamo con la Nazionale. Dopo tutto quello che è successo, quali sono le tue aspettative?

"È stato un percorso lungo e pieno di errori per arrivare a quella che probabilmente era l'idea iniziale. Mancini ha sicuramente qualcosa da farsi perdonare, ma spero ci riesca perché non possiamo continuare ad abituarci a un calcio mondiale senza l'Italia. Ha quattro anni davanti a sé, ma il problema della Nazionale non si risolve solo trovando l'alchimia giusta in campo. Serve una vera politica sportiva che rilanci tutto il movimento calcistico italiano. Se non si riparte da lì sarà difficile tornare a produrre grandi campioni. Oggi persino nei settori giovanili ci sono più stranieri che italiani, ed è un paradosso che dovrebbe far riflettere tutti."