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Nuovo stadio, Corbo: “ADL deve costruirlo con fondi privati, non con aiuto del pubblico”

Nuovo stadio, Corbo: “ADL deve costruirlo con fondi privati, non con aiuto del pubblico”
Oggi alle 19:40Radio Tutto Napoli
di Francesco Carbone

Antonio Corbo, giornalista di Repubblica, è stato nostro ospite su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in auto col DAB o qui sul sito anche in video.

Stavamo parlando della notizia arrivata questa mattina dalla Procura di Bari. Dopo il bel pomeriggio che hai vissuto anche tu ieri sulla MSC per la presentazione della maglia del Napoli, arriva questo atto della Procura di Bari. Ti è sembrato un po’ indelicato nei tempi oppure era tutto già organizzato, nel senso che un giorno vale l’altro per far uscire un provvedimento? Oppure a Bari sono così arrabbiati contro De Laurentiis da non tenere conto di queste situazioni? “Ho accettato molto volentieri di parlare con voi, però se si comincia a dire che l’azione di una Procura, che può anche avere una conclusione certamente favorevole a De Laurentiis, nasce perché una Procura è arrabbiata o perché sceglie determinati giorni, allora non è questo il modo corretto di intendere la giustizia. Io sono un giornalista che ha dedicato quasi tutta la vita alla legalità, quindi per me quello che fanno i magistrati è corretto. Poi esistono ampi, anzi amplissimi, margini di discussione. La nostra Costituzione prevede naturalmente un principio di equità e di rispetto delle garanzie dei cittadini. Non ricadiamo nel solito discorso contro i magistrati. Per fortuna l’Italia ha ancora dimostrato di rispettare la propria Costituzione e le proprie istituzioni. A Bari non vengono avviate iniziative giudiziarie perché qualcuno è arrabbiato contro De Laurentiis. Ci sono magistrati, c’è la Guardia di Finanza, c’è un’inchiesta che va seguita. De Laurentiis ha ottimi avvocati e probabilmente ottime ragioni per difendersi. L’azione giudiziaria è certamente delicata, ma a me risulta che De Laurentiis sia un presidente che rispetta le leggi. Ovviamente un imprenditore può sempre trovarsi davanti a una situazione difficile, ma esistono i tempi, le procedure, i motivi, i fatti e tutti i gradi di giudizio per arrivare alla migliore valutazione possibile”.

Come hai visto ieri Aurelio De Laurentiis in chiave Napoli: da una parte la commozione, dall’altra le sue sfide con Comune e Regione sulla questione stadio. Che impressione ti ha fatto? “Ho seguito tutto con molta attenzione. Devo dire che il sindaco ha rotto il ghiaccio ed è entrato subito nell’argomento, esponendo quella che è la linea del Comune. Poi è intervenuto Fico, che ha illustrato la posizione della Regione. Sono due istituzioni che hanno espresso le proprie linee in base ai rispettivi compiti istituzionali. Mi è dispiaciuto che De Laurentiis abbia interrotto Fico. È una cosa che hanno notato anche i colleghi che hanno assistito alla trasmissione, perché mi è sembrata una reazione un po’ emotiva. Però Fico è una persona garbata e gentile, non se l’è presa e non ha risposto in modo polemico. C’era un clima di cordialità e di rispetto, quindi tutto è andato avanti senza problemi”.

Quindi, secondo te, da questa discussione chi ne esce meglio? “Quando parliamo mettiamo in gioco la nostra faccia, la nostra storia e le nostre idee. E devo dire che, alla fine, non ne esce male né Fico né il sindaco. Il sindaco ha detto chiaramente: se volete fare un secondo stadio, fatelo; presentate un progetto, dimostrate di poterlo finanziare e noi, per quanto riguarda le nostre competenze, agevoleremo le procedure. Però non si può pensare che il Comune debba acquistare o finanziare un secondo stadio privato quando già possiede un impianto. Tra l’altro è un progetto che richiederebbe molti anni: per costruire uno stadio servono probabilmente 7, 8 o 10 anni e almeno un miliardo di euro. Fico è stato ancora più preciso, spiegando che ci sono fondi dai quali eventualmente attingere, ma naturalmente la Regione deve valutare le proprie priorità. Se deve essere investito un miliardo per uno stadio, considerando che già esiste un impianto pubblico, è comprensibile che la Regione valuti prima altre necessità”.

Quindi la posizione è questa: due istituzioni hanno espresso la loro linea, mentre De Laurentiis porta avanti un progetto privato? “Esattamente. Fico e Manfredi hanno espresso le loro posizioni nel rispetto dei propri ruoli istituzionali. De Laurentiis ha un bellissimo progetto: costruire un nuovo grande stadio. Ma bisogna ricordare che rappresenta il privato. Se un privato vuole costruire qualcosa di importante è giusto che lo faccia con risorse private. Non è corretto che il privato chieda al pubblico di realizzare un’opera privata. Un imprenditore ha tutto il diritto di progettare un nuovo stadio, sempre che sia compatibile con l’urbanistica e con il contesto cittadino. Anzi, potrebbe diventare una grande occasione di riqualificazione: nuove strade, servizi, collegamenti ferroviari e infrastrutture. Ma resta un’attività privata. Il privato può progettare e investire nel rispetto delle norme, però non può chiedere a Comune o Regione, cioè al pubblico, di realizzare un’opera privata. Esistono strumenti come il project financing, attraverso cui si possono coinvolgere investitori privati e permettere loro di recuperare il proprio investimento. Ma la responsabilità resta privata”.

Come vedi la situazione economica della società? “Bisogna ricordare bene quello che è successo. Il Napoli, nel biennio di Conte, ha investito circa 335 milioni di euro per 25 acquisti e ha recuperato circa 245 milioni dalle cessioni, comprese quelle di Osimhen e Kvaratskhelia. Quindi parte con un importante disavanzo che dovrà essere recuperato anche attraverso i ricavi della Champions League. Adesso però il Napoli torna, o meglio ripristina, la sua linea finanziaria tradizionale: massima prudenza e massimo equilibrio. Sarà un Napoli più saggio, meno spendaccione. Questo non significa che non spenderà nulla, perché anche in passato ci sono stati investimenti sbagliati, ma bisogna guardare anche gli aspetti positivi. Ricordiamoci che altre società hanno scelto strade diverse: ad esempio il Frosinone è stato recentemente acquisito da un fondo americano, mentre il Napoli resta nelle mani di un imprenditore italiano. Il Napoli è una società italiana, gestita con una filosofia di equilibrio economico. Questa impostazione è una delle caratteristiche della gestione De Laurentiis”.

La trattativa per la possibile cessione del Napoli a un fondo americano per circa 2 miliardi di euro: quanto c’era di vero? È stato solo un arrivederci oppure un addio? La seconda domanda riguarda De Bruyne e Lukaku: resteranno entrambi, resterà uno solo o potrebbero andare via tutti e due? “Per quanto riguarda l’offerta degli americani, si è parlato di circa 2 miliardi di euro, ma la trattativa vera e propria non è mai iniziata. C’è stato un primo contatto: i rappresentanti del fondo americano hanno incontrato De Laurentiis, ma poi non c’è stato nulla di concreto. In queste operazioni lavorano grandi banche d’affari. Chi vende può chiedere a chi compra un piano di investimenti, oppure chi compra può presentare un progetto. Tutto questo però non è mai stato realmente sviluppato. La trattativa è iniziata, ma non è mai andata avanti”.

E su De Bruyne e Lukaku? Pensi che resteranno? “Questa è una domanda da pronostico. Se dovessi decidere io, avendo la possibilità di cedere uno dei due giocatori o entrambi, valuterei questa possibilità. Il Napoli ha bisogno di giovani. Altrimenti si rischia di ripetere il problema che riguarda anche il calcio italiano: senza investire sui giovani diventa difficile competere, come dimostrano anche le difficoltà della Nazionale. Bisogna puntare sui giovani e sulle periferie, costruendo un futuro diverso”.