Forgione: "Lukaku? Più segna e più può essere ceduto. Buono per il Napoli"
Angelo Forgione, giornalista e scrittore, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, la prima radio tematica sul Napoli in onda tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania.
Che effetto ti ha fatto ricevere la maglia del centenario? E cosa rappresenta, secondo te, questa operazione del Napoli?
"Devo dire che la maglia ha fatto parlare di sé e quindi, scusatemi il gioco di parole, è anche un bel cavallo di battaglia in questo momento per il marketing del Napoli. Quello che sta facendo il Napoli per celebrare questo centenario è importante. Poi è ovvio: c'è della storia, c'è il recupero delle origini, c'è tutto quello che ci deve essere in un centenario, ma ci deve essere anche del marketing, perché le società di calcio oggi vivono anche di questo. L'operazione serve perfettamente per un percorso di marketing che il Napoli, del resto, ha già avviato da anni e lo sta facendo per bene. Devo dire che anche da fuori Napoli, stamattina, sentivo un esperto di marketing di Roma che mi testimoniava il fatto che il Napoli sta sfruttando al meglio questo centenario. Il Napoli è partito almeno tre o quattro anni fa, lo ricorderete, nel periodo post Scudetto con Spalletti. È cominciato a parlare anche in napoletano, con la comunicazione in dialetto, le fotografie della maglia presentata nei luoghi iconici. Insomma, il Napoli ha capito che doveva sposare la propria identità ed è arrivato al centenario con questa grande trovata del cavallo, cavallo sfrenato o chiamiamolo come vogliamo. Credo che le sorprese non siano finite qui, perché il primo agosto è vicino e arriveranno tante altre belle novità."
La toppa con il nuovo logo divide i tifosi. A te convince oppure la trovi troppo grande dal punto di vista stilistico?
"È una questione di gusti, ovviamente. C'è a chi piace e a chi non piace. Però è un dato di fatto che quello diventa il protagonista della maglia. Una maglia molto semplice: qualcuno si aspettava una maglia più elaborata, magari con qualche inserto, qualche richiamo, un colore oro, ma nulla di tutto questo. La maglia è semplicemente azzurra, ha un tessuto molto interessante con intrecci diversi tra loro. Chi non l'ha vista ancora e la toccherà si renderà conto che c'è un lavoro sui tessuti molto interessante. Il protagonista è proprio quello stemma, una specie di toppa, che toppa non è, ma che diventa l'assoluto protagonista di quest'anno sulla prima maglia. Poi vedremo le altre. In questo elemento ci sono lo stemma attuale, quello antico, il simbolo dell'infinito e poi c'è un particolare che nessuno ha rilevato: c'è il bugnato piramidale del Gesù Nuovo. Non so se sia stato fatto apposta o casualmente, ma io penso che non ci sia niente di casuale. Poi ci sono questi fregi barocchi. Napoli è una città barocca, certo è anche una città neoclassica, ma prima ancora era una capitale del Barocco. Si è scelta questa strada e c'è tutta una comunicazione identitaria che è racchiusa lì. Magari può risultare anche un po' invadente, ma credo che diventerà l'assoluto protagonista della maglia. Poi ci abitueremo come succede con tutte le cose. Forse siamo abituati allo stemma del Napoli molto minimal, azzurro su azzurro o, in altri decenni, bianco su azzurro. Credo che ci abitueremo anche a questo. Si tratterà semplicemente di un anno e poi si tornerà a qualcosa di più sobrio."
Ieri si è tornati a parlare del nuovo stadio come grande obiettivo del futuro. Il centenario può rappresentare un anno di svolta su questo fronte?
"Ho fortissimi dubbi. Se devo puntare una fiche, la punto sul no. Ma perché siamo in Italia, non perché siamo a Napoli. Questo è un Paese in cui fare uno stadio è difficile. De Laurentiis non può fare tutto da solo, ha bisogno di interventi e di aiuto. Sta cercando un confronto con la politica locale, ma la politica locale ricorda che senza una legge sugli stadi non si può fare. Lui chiede questo tavolo proprio per spronare la politica locale a sollecitare quella nazionale a fare una legge sugli stadi. Mi sembrano tutti abbastanza sordi e quindi non penso che nel giro di un anno avremo una novità. L'unica novità potrà essere il rifacimento del buon vecchio Maradona, che resterà pur sempre, per quanto ristrutturato e rimodernato, uno stadio costruito nel 1959. Non ce lo possiamo più permettere se vogliamo un club ad altissimo livello. Il club deve fare uno stadio proprio, moderno e di qualità. Quello che stiamo vedendo negli Stati Uniti forse è irraggiungibile, ma ci dà un'indicazione di come devono essere gli stadi oggi. Lo vedremo anche in Marocco. Tutti si stanno muovendo, in tutti i continenti. L'Italia resta ferma e siamo veramente all'anno zero. Questo è un gravissimo problema perché è anche su questo che si poggia il fallimento del movimento calcistico italiano."
Il sindaco Manfredi ti è sembrato troppo arrendevole sulla questione stadio?
"Devo dire che Manfredi dà sempre la sensazione di essere arrendevole, è il suo modo di parlare. Però è anche vero che non può fare nulla. Ripeto: manca una legge sugli stadi. Oggi un ente comunale o regionale non può dare soldi a un privato per costruire uno stadio. Il messaggio è stato molto chiaro. Manfredi ha detto che possono soltanto rimettere mano e rifare il loro stadio oppure costruirne uno nuovo. Hanno deciso di rifare il Maradona. Su questo si può obiettare: io avrei buttato tutto giù e costruito ex novo, ma evidentemente al Comune hanno altre idee. Non possono dare soldi a De Laurentiis e questo è il problema serio sul quale verte tutta la questione. Non se ne uscirà se non si creerà un dibattito serio per arrivare a questa benedetta legge sugli stadi che consenta ai Comuni di agevolare anche i privati nella costruzione degli impianti sportivi."
Lukaku sta disputando un grande Mondiale. Che giudizio dai sulla sua crescita e su quanto sta accadendo con il Belgio? E che idea ti sei fatto della vicenda Balogun e delle decisioni della FIFA?
"Per quanto riguarda Lukaku, ovviamente siamo contenti. Qualunque dovesse essere il suo futuro, c'è bisogno che segni, perché anche se dovesse essere ceduto bisogna valorizzare il calciatore e poter alzare l'offerta. Quindi applaudiamo e siamo contenti. Poi vedremo che cosa succederà. Per quanto riguarda invece gli Stati Uniti, sì, giustizia è fatta. Non credo che si potessero nutrire chissà quali aspettative, ma questa è stata un'ennesima dimostrazione non tanto della protervia di un presidente americano che crede di essere il padrone del mondo e di fare ciò che vuole, quanto del problema della FIFA, che in questo momento ha un vertice che è molto peggio di chi c'era prima. Abbiamo attaccato i vari Blatter e Valcke in precedenza, ma quello che ha fatto Infantino supera ogni limite del pudore. È una questione di pudore. Molte cose si possono fare anche di nascosto e si possono intuire, ma se fai una cosa del genere in maniera così sfacciata vuol dire che non hai alcun rispetto per milioni di appassionati che rendono il calcio uno sport così ricco e che permettono di distribuire così tanti soldi a chi ci lavora. Bisogna avere rispetto della gente, perché è la gente che fa il movimento e crea il denaro."
Come valuti la vicenda che riguarda i De Laurentiis e l'indagine sulla gestione del Bari?
"Vedremo come finirà. Siamo nelle indagini preliminari. Se ci dovessero essere sviluppi, è ovvio che chi sbaglia paga, ma al momento non è questo il caso. Si tratta di indagini su un presunto illecito. Una cosa è certa, e su questo si può essere d'accordo o meno rispetto alla presenza dei De Laurentiis a Bari e ai riflessi sul Napoli. Nessuno può dubitare della tempistica. Questa indagine parte da un esposto presentato alla Procura esattamente dopo e nell'immediato della retrocessione del Bari. Qualcuno si è arrabbiato e ha deciso di muoversi contro la società. Mi chiedo perché non sia stato fatto due anni e mezzo fa, quando il Bari era reduce dalla mancata promozione in Serie A, e invece venga fatto adesso che è retrocesso in Serie C. È chiaro che c'è una componente emotiva in tutto questo. Si sta cercando di convincere i De Laurentiis a lasciare Bari e tutto questo non fa altro che esasperare una situazione. Io direi ad Aurelio De Laurentiis di liberarsi del Bari, perché la serenità di suo figlio è fondamentale. Lui non ci mette più piede perché viene a Napoli, ma suo figlio è lì e bisogna preservarne la serenità, oltre alla propria. In questi due anni e mezzo, mentre il Napoli vinceva gli Scudetti, il Bari ha fatto un passo indietro: ha sfiorato la Serie A ed è poi retrocesso in Serie C. I baresi vivono molto male questa situazione perché continuano a confrontarsi con il Napoli, che ha la stessa proprietà. Questa frustrazione è sfociata anche nell'esposto presentato in Procura. Le tempistiche sono talmente chiare da far capire che c'è una forte componente passionale in tutto quello che sta avvenendo."
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