Da 0 a 10: la clamorosa gaffe in Tv, Anguissa distrugge Garcia, l’Aporia Meret e la soluzione folle per il terzino

Il Napoli cade a Madrid: non bastano i gol di Simeone e Anguissa. Infortunio per Zielinski, ma non pare grave
30.11.2023 19:38 di Arturo Minervini Twitter:    vedi letture
Da 0 a 10: la clamorosa gaffe in Tv, Anguissa distrugge Garcia, l’Aporia Meret e la soluzione folle per il terzino
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Zero alle ricostruzioni forzate, che altro non sono che incredibili gaffe. Nel racconto di Amazon su Zielinski infortunato, e Simeone che gli offre un giubbotto per coprirlo, si dice ‘Si chiama ricostruzione di un gruppo’. Vuol dire non averci capito nulla o, peggio, voler raccontare qualcosa di falso. Questo gruppo, che ha lo scudetto sul petto, è sempre stato unito, pure troppo. L’unico rimasto slegato è stato Rudi Garcia. Il resto sono clamorose balle, perché fa troppo gola raccontare di un Napoli che s’era disintegrato ed ora prova a rimettere insieme i cocci. 

Uno il gol di scarto, di un’eventuale sconfitta col Braga, che consentirebbe comunque di passare il turno. Gli ottavi sono lì, ad un passo. Ma il Napoli deve vincerla quella partita, per il ranking, per le casse, per la fiducia. Per dare un ulteriore segnale, che in troppi sottovalutano: ritrovarsi per il secondo anno consecutivo tra le migliori sedici d’Europa, che poi tutto può accadere. Ogni tanto, bisognerebbe pure ricordarsi da dove siamo arrivati. E dove siamo ora, in pianta stabile. 

Due gol subiti nel primo tempo e Meret era già colpevole. Non si sa bene di cosa, ma lo era, nello spietato tribunale social. Anche gli attivisti di Ultima Generazione erano pronti ad attribuirgli responsabilità sul cambiamento climatico. Poi arriva la ripresa, fa due parate super ed un erroraccio che è difficile da spiegare. Alex è, per colpe non tutte sue, ad oggi un’Aporia, dal Greco Antico “L'impossibilità di dare una risposta precisa a un problema, poiché ci si trovava di fronte a due soluzioni che, per quanto opposte, sembravano entrambe valide”. Siamo ad un bivio.

Tre contro uno. Se hai Anguissa-Kvara e Osimhen lanciati verso la porta avversaria contro un solo difensore e il finale è differente dal gol, vuol dire che sei un pochino pirla. Nelle porte scorrevoli della notte al Bernabeu, c’è quel fotogramma, una strada che non presi, la via comoda rispetto a quella che sarebbe stata risolutiva. Anguissa serve Kvara, quando Osimhen non l’avrebbe ripreso nessuno. Kvara serve male Osi e l’occasione sfuma. La gloria passa dalle scelte coraggiose. Sempre.

Quattro gol presi da una difesa composta da Meret-Di Lorenzo-Rrahmani-Natan-Juan Jesus: Houston, abbiamo un problema. Che poi lo sapevamo già, che tutta la stagione del Napoli, le ambizioni e le aspettative ruotassero attorno alla scelta del sostituto di Kim. E puoi pensare di essere sempre Willy Wonka e peschi sempre il  biglietto dorato in tutto quello che compri. Serviva irrobustire un albero meraviglioso, che aveva perso una radice fondamentale. Le piante sono semplici da capire, proprio come il pallone.

Cinque meno a Natan, che gioca la sua peggiore partite in maglia azzurra. Osserva il cross di Alaba come fosse la Cappella Sistina, ossequente come un turista che ammira per la prima volta la creazione di Michelangelo senza curarsi di Bellingham. La Cappellata è tutta del centrale brasiliano, che in altre tre occasioni lascia passare palloni sanguinosi. Notte di assoluto black-out, speriamo resti un caso isolato in un necessario percorso di crescita. “Non perdo, imparo” diceva qualcuno. Attendiamo.

Sei e mezzo al Cholito, che non conosce il termine “risparmiarsi”. Brucia sull’altare del sacrificio ogni goccia d’energia, anche nei recuperi difensivi, lasciando il campo ad Osimhen solo per un piano prestabilito, non per demeriti. Un gol, contro il nemico storico di papà Diego, è una gioia da raccontare ai nipotini al fuoco di un camino. Giovanni incarna lo spirito che il Napoli deve ritrovare per tutti i 90’ di gioco, quello che l’hanno scorso aveva tracciato il percorso verso l’Eden. Volontà è un muscolo che va allenato quotidianamente.

Sette al febbricitante Mazzarri, che rimedia pure un infortunio muscolare nella sua personalissima partita giocata a bordocampo. È indemoniato Walter, uno spettacolo che meriterebbe narrazione autonoma. Vive la gara con i suoi ragazzi, ne coglie le sfumature e ne assorbe le sofferenze come John Coffey. Al gol di Anguissa lo bacia e fa ingelosire Kvara che l'aveva baciato a Bergano. Come il tormentone dell’estate: “Ho visto Walter che bacia Frank, Che bacia Kvara, che bacia Mazzarri”. Più baci per tutti, è già una buona cura.

Otto al siluro sotto la traversa di Anguissa, che ne sgancerà poi un altro ancor più potente nel dopo gara: “Ora c'è un allenatore che sta dando tutto per noi e ci sta facendo capire l'importanza della squadra”. Bordata che pone la parole fine a ogni discorso su Garcia. Con Mazzarri stiamo rivedendo il Frank capace di determinare, col suo passo cadenzato, i flussi delle gare. Si balla solo come vuole Anguissa, quando vuole.

Nove a diversi momenti, il cui il Napoli è sembrato occupare il campo come lo scorso anno. Facendo girare il pallone senza ansie, attendendo il momento giusto per affondare il colpo. Bisogna lavorare sulla velocità del giro palla e sulla falla che si apre a sinistra quando Kvara taglia verso il centro e Juan Jesus non va a coprire quello spazio. Il tema del terzino sinistro, fino al ritorno di Mario Rui, sarà questione centralissima per orientare i destini di questa squadra. Mazzarri è obbligato a valutare alternative: Zanoli con Di Lorenzo a sinistra, o perché no, Ostigard bloccato a destra e il Capitano a duettare con Kvara sulla corsia mancina. 

Dieci all’attesa. Domenica al Maradona c’è l’Inter, un treno scudetto che non è detto che ripassi. Il Napoli ha il dovere morale di difendere quel simbolo che brilla sul petto, rivendicare la possibilità di entrare con argomentazioni validi nelle discussioni tricolore. “Pugnalarmi nell’orgoglio a me a me che ti trattavo come un figlio povero” cantava Fabrizio De Andrè in ‘Ottocento’. E qui per troppo tempo ci hanno trattato come quelli imbucati alla festa, pugnalati nelle aspettative e nei sogni. Difendiamolo. Difendiamolo come fosse un limite invalicabile. Difendiamolo come se non ci fosse nulla di più importante. Orgoglio al Maradona. 

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