Da Zero a Dieci: il pazzo razzista celebrato in curva, una cronaca Rai da delirio, la mazzata che può cambiare il mercato e gli isterici che della Coppa se ne fregano

  Da Zero a Dieci: il pazzo razzista celebrato in curva, una cronaca Rai da delirio, la mazzata che può cambiare il mercato e gli isterici che della Coppa se ne freganoTuttoNapoli.net
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mercoledì 3 gennaio 2018, 11:04Zoom
di Arturo Minervini

(di Arturo Minervini) - Zero a chi non conosce la storia e la usa per giustificare il suo razzismo e la sua ignoranza. A chi inneggia a Cesare Lombroso sulle bandiere dell’Atalanta, senza sapere o ignorando che le teorie dello stesso sono state da tempo smentite e superate dalla scienza ufficiale. Lombroso teorizzò l’inferiorità della “razza meridionale”, che sarebbe stata geneticamente portata alla delinquenza. Sulla tendenza genetica alla stupidità di qualche tifoseria si potrebbe dire tanto, ma ci si metterebbe sullo stesso piano di un delirante scienziato e di chi lo celebra. Nelle scorse settimana ad un bambino al San Paolo fu negata la possibilità di far entrare una bandiera, ieri chi ha controllato quella dei tifosi bergamaschi? Misteri.

Uno come il gol segnato da Mertens. Una buona notizia, una carezza all’ego da bomber ferito di Dries che in campionato è a secco da otto turni. Balsamo a distendere i nervi del belga, che negli occhi ha il segno di chi ha una fame incredibile di gol che nemmeno Galeazzi ad un buffet. Con l’Atalanta un piccolo antipasto, ora servono gol pesanti e decisivi. 

Due coppe salutate: Champions e Coppa Italia. Che il campionato fosse l’obiettivo stagionale lo sapevano anche i muri a Castel Volturno, che la situazione potesse essere gestita meglio è altrettanto palese. Rotazioni poco studiate, combinazioni di uomini legati più al momento che alla convinzione. Dalla prima europea con lo Shakhtar, al ko interno con l’Atalanta: tanti elementi in comune ed un azzardo che speriamo porti i frutti sperati. Gli stessi che si disperano oggi, avrebbero commentato una vittoria della Coppa Italia così: “Sì ma non vale niente, è una coppetta”. A caccia dell’equilibrio disperso…

Tre sconfitte nelle ultime quattro con l’Atalanta. Come Angelo, vicino di casa di Massimo Troisi in Ricomincio da Tre, Gasperini pare rappresentare la nemesi di Sarri. Sempre in difficoltà in queste gare, anche quando in campo c’erano i titolari. Che la sconfitta sia occasione per studiare alternative in vista della sfida in campionato del 21 gennaio, crocevia fondamentale nella lotta scudetto. Sarà l’ultima volta che in questa stagione vedremo Gasp e l’Atalanta. Per fortuna… 

Quattro giorni e si torna in campo. Una grande fortuna, una possibilità per voltare subito pagina e riversare ogni briciola di energia nel campionato. Con 19 gare da giocare e la consapevolezza di essere padroni del proprio destino. Le grandi imprese nascono dalle grandi cadute. Questo Napoli dimostri di trovare nuova energia da una sconfitta che ha il sapore della mazzata sui denti. “Mazz’ e panelle fanno 'e figlie belle, panella senza mazz’ fanno 'e figlie pazze”.

Cinque tachipirine non sono bastate a lenire la sofferenza di una telecronaca Rai agonizzante. Bizzotto è grande professionista, ma in cronaca ha la verve di Manolo Gabbiadini ad un rave party. Amelia è a disagio come un fan dei Radiohead ad un comizio sulla felicità. Il mix che si produce è stordente come una pasticca prodotta dagli attori di ‘Smetto quando voglio’. Ecco, noi abbiamo pensato la stessa cosa: ‘Quando smettono?!’. La perla di Amelia nel finale: tocco di mano in area bergamasca: Difficile da valutare. Tocco di Chiriches in area Napoli: Per me il tocco di mano in area deve essere sanzionato sempre. EH?

Sei a chi trovava spazio tra i titolari dopo tanto tempo. Il calcio di Sarri è fatto di frequenze che solo in partita puoi assimilare in maniera graduale. Ritrovarsi in mezzo al mare senza saper ancora nuotare bene non è una bella sensazione. Invece di fare processi, cerchiamo di capire perché qualcuno non abbia giocato di più in precedenza. Bollare come bidone Ounas per qualche spezzone è esercizio sterile sul piano analitico e superficiale sul piano giornalistico.

Sette cambi. Una rivoluzione al contrario. Una bandierina bianca sventolata sul monte, con l’Atalanta che alla vista già assimila il messaggio e ne esce rinvigorita. Un moto di rotazione che sconvolge gli equilibri del pianeta azzurro, espone soggetti poco protetti ad un raggio di sole che rischia di bruciarli. Sarri non è perfetto, lo sappiamo. Questo non vuol dire che non sia il migliore degli allenatori possibili, ma anche lui può e deve limare alcuni aspetti delle sue convinzioni profonde come un burrone che affaccia sul Grand Canyon.

Otto all’assist di Insigne, uomo decisivo per uomini decisivi. C’è sempre un senso nelle prestazioni di Lorenzo, un cadeau da lasciare ai posteri. Tra le buone notizie di una serata storta c’è quel piede destro che illumina come un faro il terreno di gioco, quello sguardo che scansiona il terreno di gioco come Liam Neeson in ‘Io vi troverò’. Succede sempre qualcosa con Lorenzo che dalla sinistra converge verso il centro, apre il destro come fosse l’arco che si appoggia dolcemente su un violino. 

Nove ad una sconfitta che evidenzia comunque due necessità: un terzino ed un esterno alto. Perdere può anche essere un’occasione per valutare al meglio la propria condizione, soprattutto con il mercato in apertura. Mario Rui è generoso, ma non può bastare in attesa di Ghoulam. Ounas è talentuoso, ma non pare essere pane che i denti di Sarri potranno apprezzare così in fretta. Servono giocatori pronti, due rinforzi da mettere nel microonde e da consumare senza attesa. Lo sforzo che in estate non è stato fatto va fatto adesso. Perché la storia è lì, a portata di mano. Basta solo allungare la mano (nel portafoglio) e sarà più facile farla propria, modellarla con la propria volontà. La storia siamo noi, ma serve coraggio. Adesso.

Dieci alla reazione del San Paolo. Che preferisce prendere subito il collante ed evitare che si possano aprire fratture dopo la sconfitta. Cantano i tifosi presenti, buttano giù la delusione come una madre che incassa con dignità una brutta notizia. È un processo di maturità da analizzare, una crescita filosofica da approfondire. La verità è che tutti pensano ad un’altra cosa. Tutti sono proiettati verso quella cosa lì. Le ossessioni non portano mai niente di buono, ma questa ossessione chiamata scudetto impone a tutti di darsi un pizzicotto e mandare giù qualche boccone amaro. C’è una visione d’insieme, un miracolo costruito con il sudore in tutti questi anni che deve portare a quella cosa lì. Sarà provinciale, perdente, retrò ma è così. E nessuno potrà cambiare le cose. Nemmeno i salottisti che hanno impugnato il mitra ed hanno iniziato a sparare a raffica ed a caso. Non ci farete male. Siamo vaccinati a vostri colpi.