Il pallone dei milionari a rischio crack: lacrime (di coccodrillo) ed un sistema al collasso

25.03.2020 17:26 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
Il pallone dei milionari a rischio crack: lacrime (di coccodrillo) ed un sistema al collasso

(di Arturo Minervini) - Esiste un punto. Chiaro, preciso, identificabile. Si chiama ‘punto di rottura’, lo riconosci perché è diverso da tutti gli altri. Te lo ritrovi alla fine di un percorso che ti aveva forse portato troppo lontano da quello che eri, da quello che avresti voluto essere, o almeno dovuto. Il pallone si guarda allo specchio, si interroga. Intravede colar giù dagli occhi lacrime di coccodrillo, cercando di quantificare le perdite economiche per questo stop forzato. 

Considerazioni amare, di una serie A che adesso litiga, sbraita ed invoca aiuti dal Governo a fronte di perdite possibili che sfioreranno gli 800 milioni di euro. Cifre da capogiro, cifre di un sistema che ha per troppo tempo fatto passi più lunghi della propria gamba senza mai considerare l’ipotesi che dal lancio dei dadi potesse transitare sulla casella ‘imprevisti’ come nel Monopoly. L’imprevisto è arrivato ed ora mette a rischio la stabilità di molti club di A (e non solo). 

La caduta degli Dei. Come una Torre di Babele che dall’alto osserva la realtà con percezione distorta e distaccata. Un calcio che si è allontanato dalla gente, si è rifugiato nelle campane di vetro di campioni ovattati, incapaci di sentire il rapporto con la gente. Business, solo business. Sempre business e poco cuore. 

È il calcio dei top player, dei trasferimenti a cifre folli, dei rinnovi di contratto invocati dopo tre partite buone ed i musi lunghi perché si guadagna meno del compagno. Cicatrici emotive nel cuore dei tifosi, ormai rassegnati ad uno sport senza bandiere e con pochi valori da diffondere. Astrattismo morale, cinismo finanziario e poco altro dietro ai calci tirati da Eroi troppo distanti per essere toccati e conosciuti, per identificarsi nei loro sogni e condividere le loro gioie. 

E ora? Una pandemia impone democrazia e democraticamente imporrà perdite in ogni settore. La Serie A invoca aiuti al Governo, ma è chiaro che le priorità saranno altre, almeno in una prima fase. Per il nostro calcio, per tutto i calcio delle scelte scelerate che hanno inciso in maniera importante nella diffusione di questo virus, sarà l’occasione per appollaiarsi osservando il recente passato e trarne qualche insegnamento.

E se fosse il momento di fare un passo indietro? E se fosse arrivato quel famoso punto di rottura? L’occasione di un nuovo inizio, un eterno ritorno al passato con cifre più contenute e bilanci meno dopati dalla caccia frenetica alle plusvalenze, commissioni milionarie e stipendi che si fanno poi insostenibili. Le grandi crisi sono dure da affrontare, ma nascondo alla fine del tunnel una parola chiamata rinascita. Quando metterà la testa fuori, il nostro calcio dovrà valutare la possibilità di ridimensionarsi. E tornare più vicino alla gente. Umano, troppo umano. 

Esiste un punto. Chiaro, preciso, identificabile. Si chiama ‘punto di rottura’, lo riconosci perché è diverso da tutti gli altri. Te lo ritrovi alla fine di un percorso che ti aveva forse portato troppo lontano da quello che eri, da quello che avresti voluto essere, o almeno dovuto. Il pallone si guarda allo specchio, si interroga. Intravede colar giù dagli occhi lacrime di coccodrillo, cercando di quantificare le perdite economiche per questo stop forzato. Considerazioni amare, di una serie A che adesso litiga, sbraita ed invoca aiuti dal Governo a fronte di perdite possibili che sfioreranno gli 800 milioni di euro. Cifre da capogiro, cifre di un sistema che ha per troppo tempo fatto passi più lunghi della propria gamba senza mai considerare l’ipotesi che dal lancio dei dadi potesse transitare sulla casella ‘imprevisti’ come nel Monopoly. L’imprevisto è arrivato ed ora mette a rischio la stabilità di molti club di A (e non solo). La caduta degli Dei. Come una Torre di Babele che dall’alto osserva la realtà con percezione distorta e distaccata. Un calcio che si è allontanato dalla gente, si è rifugiato nelle campane di vetro di campioni ovattati, incapaci di sentire il rapporto con la gente. Business, solo business. Sempre business e poco cuore. È il calcio dei top player, dei trasferimenti a cifre folli, dei rinnovi di contratto invocati dopo tre partite buone ed i musi lunghi perché si guadagna meno del compagno. Cicatrici emotive nel cuore dei tifosi, ormai rassegnati ad uno sport senza bandiere e con pochi valori da diffondere. Astrattismo morale, cinismo finanziario e poco altro dietro ai calci tirati da Eroi troppo distanti per essere toccati e conosciuti, per identificarsi nei loro sogni e condividere le loro gioie. E ora? Una pandemia impone democrazia e democraticamente imporrà perdite in ogni settore. La Serie A invoca aiuti al Governo, ma è chiaro che le priorità saranno altre, almeno in una prima fase. Per il nostro calcio, per tutto i calcio delle scelte scelerate che hanno inciso in maniera importante nella diffusione di questo virus, sarà l’occasione per appollaiarsi osservando il recente passato e trarne qualche insegnamento.

Un post condiviso da Arturo Minervini (@arturo_minervini) in data: 25 Mar 2020 alle ore 9:25 PDT