Un disastro cederlo, una follia non cederlo (alle condizioni del Napoli): il caso Allan e la scelta storica di ADL
(di Arturo Minervini) - La strada che non presi. È un classico della filosofia, della lettura ed anche del cine. Sull’altra parte della scelta si appoggia sempre una patina di mistero, una curiosità inevasa sul come sarebbero andate le cose se avessimo detto un ‘Sì’ al posto di un ‘No’ o preso una strada invece che un’altra. Il calciomercato non sfugge chiaramente a questa regola, con affari che sembravano chiusi e mai portati a termine ed altri sbocciati nel giro di poche ore ed archiviati con una fumata bianca e fior di milioni. L’argomento, non sorprenderà, è quello che in questi giorni ha monopolizzato le discussioni dei tifosi azzurri: Allan parte o non parte? O meglio: A quelle cifre, bisogna venderlo o non bisogna venderlo? Il finale lo ha svelato Carlo Ancelotti in conferenza, chiarendo la posizione della società e ufficializzando di fatto la permanenza del mediano.
Il mercato ha le sue regole. Tra queste c’è quella secondo cui a gennaio i grandi club non cedono i propri calciatori migliori. Vero, verissimo. E storicamente il Napoli a questo criterio ha sempre aderito in maniera fedele, rimandando all’estate ogni tipo di discorso. Quindi, teoricamente, vendere Allan a gennaio sarebbe stato un disastro sul piano mediatico, della comunicazione, per l’affetto che i tifosi anno per il brasiliano e per l’impatto sul piano tecnico con gli obiettivi che la squadra vuole raggiungere in questa seconda parte di stagione. Esistono però situazioni che le regole del mercato le rompono, anzi le disintegrano. Perché pensare di vendere Allan a 100 milioni e più è insensato, perché una valutazione totalmente fuori dal reale valore del calciatore. In estate, ad esempio, quelle cifre sarebbero difficili da raggiungere, perché c’è maggiore scelta e disponibilità di altri club a cedere.
La situazione è sempre stata chiara. Il Napoli ha fissato un prezzo illogico, per capire le reali intenzioni del Psg, fissando condizioni favorevolissime che, se accolte dai transalpini, avrebbero indotto ad una seria e profonda riflessione. Dire di no a 100 milioni e più per un giocatore che (verosimilmente) vale poco più della meta di quella cifra sarebbe stato complesso, quasi rischioso anche perché in molti non considerano un fattore: se rifiuti, rischi di ritrovarti un calciatore scontento per aver perso il contratto della vita. Con questa trattativa quasi mediatica, con cifre messe in pubblico, il Napoli ha fissato dei paletti ed ha reso tutto più chiaro: al Psg ed al calciatore, che non poteva certo pensare che De Laurentiis lo avesse svenduto a stagione in corso. Questo macigno da 100 milioni che ha gravato sullo stomaco di tutti, col grande interrogativo se accettarli o meno, pare diventato meno pesante con la trattativa che sembra essersi affievolita. Anche in questo caso resteremo incuriositi chiedendoci: come sarebbe andata se avessimo preso una strada differente? La certezza, però, resta questa: questa società non ha bisogno di cedere, se non dinanzi ad opportunità clamorose.
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