Da Zero a Dieci: la vergogna del rigore nascosto dalle Tv, Sarri chiede uno sforzo ADL per gennaio, l’incubo ribaltato del 17 e la grande notizia su Dries
(di Arturo Minervini) - Zero replay. Zero parole. Zero spunti critici. Koulibaly viene disarcionato in area di rigore come un Cavaliere che incontra nel suo galoppo un casello autostradale, che ha la forma di Ceccherini. Non sarebbe rigore, sarebbe tentato omicidio. Sui social dopo pochi minuti gira già il video del clamoroso Ippon stile Judo subito da Kalidou, ma nei salotti televisivi l’argomento è più vietato della domanda ‘Che fai a Capodanno?’. Vuoto di sceneggiatura piuttosto imbarazzante…
Uno come il tiro che si stampa sulla traversa di Insigne. Ci aveva provato a far stravolgere tutte le classifiche dei gol più belli dell’anno, già mandate in stampa e pronte ad essere pubblicate. Colpo di genio di puro intuito, sfogo del campione che vive una serata intermittente. Attimi che ci fanno amare il calcio, esplosione di emozioni che si frantumano col rumore sordo del freddo legno. Ma che viaggio ragazzi…
Due rigori richiesti dal Crotone. Sviscerati, riproposti in tutte le salse che nemmeno a MasterChef. Frullatore mediatico che ingoia Zenga e tutti quelli che vogliono lasciar intendere che la vittoria del Napoli non sia meritata, mettendo il Var sul banco degli imputati. Il braccio attaccato al corpo di Dries diventa un braccio che va a cercare la palla. Nell’analisi il rigore non dato a Koulibaly non può essere menzionato, altrimenti sposterebbe la bilancia degli equilibri. Accade così che un talk show si consumi senza esporre tutti i fatti, si accende un riflettore su una fetta di verità e si tenta di farla passare come assoluta. Una volta poteva funzionare, ma ora il mondo è cambiato. Si è evoluto (almeno sul piano della comunicazione). Resta solo una brutta figura, difficile da cancellare, per chi ha provato ad effettuare questa iniezione di verità parziale.
Tre punti come accaduto in 18 delle ultime 20 trasferte giocate. Le altre il Napoli le ha pareggiate. Cose che sembrano arrivare direttamente dalla fervida immaginazione di George Lucas, un viaggio interstellare oltre i confini del proprio io. E c’era chi aveva raccontato a metà ottobre di un mal di trasferta. Sovviene alla memoria il dialogo illuminato ed illuminante Troisi-Neruda ne ‘Il Postino’. Troisi: “Devo parlare con voi don Pablo, è importantissimo. Mi sono innamorato”. Neruda: "Bene, non è molto grave. C'è rimedio.” Troisi: "No! Che rimedio, don Pablo...non voglio rimedio, io voglio stare malato”. Che questo male duri il più possibile!
Quattro tasti centrali come su un joypad della Playstation. Ci sono momenti di questo Napoli che confondono realtà e mondo virtuale, trame che sembrano elaborate da un programmatore di videogame. È come indossare degli occhiali che ti portano in una realtà a 4k, pare in alcuni casi di avvertire la difficoltà di un avversario che non ha alcuna possibilità di opporsi. Tutto sembra così semplice, senza apparente fatica, che quasi pare di fare un torto a chi invece ha dovuto sudare ogni minuto in allenamento per arrivare a proporre un così alto livello di efficienza.
Cinque volte titolare e cinque vittorie per il Napoli. L’amuleto Maggio produce i suoi frutti, superando qualche affanno nel finale. La volontà che supera i segni del tempo, l’attaccamento che cancella la delusione per qualche panchina di troppo in passato. Ci sarebbe un fiume di parole da dedicare alla storia di Christian, alla sua etica del lavoro. Nel mondo di chi pensa che tutto sia scontato, esiste ancora gente che lotta, che suda, che lavora. Senza doverlo sbandierare ai quattro venti e senza hashtag per strappare qualche like.
Sei presenze in campionato di Ounas ed una dichiarazione di Sarri che sa di outing: "Siamo scoperti in un ruolo, ma non è quello a cui pensate”. Traduzione: noi tutti pensiamo al terzino, Maurizio pensa all’esterno d’attacco che possa giocare a destra. La vera notizia di questa dichiarazione è che Sarri abbia parlato con Giuntoli, mentre in passato aveva sempre negato di interessarsi al mercato. Già il mercato. La società adesso è ad un bivio, deve compiere una scelta chiara. Esiste un tempo in cui il rischio vale più della cautela. Quel tempo è maturo, arrivato. È piombato su di noi come un segnale divino tra le stesse, un segnale dopo il quale scatenare l’inverno. De Laurentiis non commetta l’errore del passato. Pianti questi semi che a maggio potrebbero far nascere una pianta che il giardino di Napoli attende da trent’anni.
Sette ai commenti degli azzurri all’effimero Titolo d’inverno. C’è consapevolezza, determinazione, quel pizzico di superbia che accompagna le grandi imprese. La smettano di trattarci come episodici, il Napoli è ormai protagonista di una serie che da mesi produce praticamente solo vittorie. Niente clamori, starnazzi, tentativi folcloristici di chi vuole continuamente raccontare Napoli a modo suo. Confinarla nel colorito, per togliergli importanza. Non cadiamo nella trappola. Questa è una cosa seria. E questo Napoli seriamente vuole vincere lo scudetto, quello che conta. L’unico.
Otto infinite gare. Un numero che pesa nella testa, come un pensiero che più cerchi di allontanare e più ti investe. Un magnete che attira solo cattivi pensieri, che interferisce nella spensieratezza del gesto tecnico. Dries è una grande notizia per il Napoli, eccellente. La sua astinenza non è altro che acqua che scorre tumultuosa nel proprio letto, che batte forte su una diga costruita dalla paura. L’acqua continua a frastagliare forte sulle pareti, segni di cedimento già si avvertono. Quando verrà giù, e verrà giù, il getto sarà ancora più impetuoso. Il ritorno ancor più frastornante. Il Napoli ancora più incontenibile.
Nove all’onnipotenza di Allan, sempre più dominante in mezzo al campo. Il brasiliano in ogni gara cancella lo stupore per quella precedente aggiungendo qualcosa di nuovo, rinnovando la meravigliosa per un’evoluzione spaventosa. In alcune situazioni il Napoli in campo aperto ricorda l’inizio di ‘Senti chi parla’: tanti spermatozoi (non vi scandalizzate, è semplicemente scienza) che viaggiano felici, danno vita ad una corsa a perdifiato verso il loro obiettivo. È la vita che nasce, il calore che arriva. Tra questi Allan è sempre il più attivo, il più dinamico, il più determinato a portare a casa l’obiettivo. Vitale per questo Napoli, nel senso letterale del termine.
Dieci al capitano. Al suo andare oltre la leggenda, a piedi scalzi. Attraversare il fiume epico ed avere ancora la forza di andare oltre. Per la maglia, per l’amore della sua gente. Catene spezzate da quell’incantesimo che per troppo tempo l’avevano frenato, leggerezza ritrovata che gli permette di muoversi sul terreno di gioco dando sempre un senso armonico al suo vagare. Un enciclopedia tattica a portata di mano, un’intelligenza superiore applicata al calcio. La meraviglia di Marek si manifesta quando non lo vedi, quando stai guardando da un’altra parte. È un sorriso che si sviluppa con discrezione, un crescendo di frequenze che ti colpisce dolcemente. Nel primo tempo attacca l’area del Crotone come un alligatore, nascosto a metà nell’acqua. Fiuta la preda in due occasioni, alla terza comprende che è arrivato il momento di uscire allo scoperto. La zampata è una sfida alla numerologia: chiudere i 2017, con un gol del numero 17, che segna il suo gol 117 al minuto 17 è roba che nasconde un piano superiore. Per i romani il 17 portava male perché scrivendolo ed anagrammandolo componeva la parola VIXI, ovvero ‘Vissi-ho vissuto’ quindi sono morto. Con Marek quel numero è invece un’esplosione di vita continua. Una pagina in più nel racconto più bello, che attende il lieto fine. Che merita il lieto fine.
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