Tuttonapoli

Clemente di San Luca a TN: "Credere e sognare, ragionando"

Clemente di San Luca a TN: "Credere e sognare, ragionando"
Oggi alle 15:50Le Interviste
di Pierpaolo Matrone

Guido Clemente di San Luca, Docente di Giuridicità delle regole del calcio presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università Vanvitelli, si è espresso così ai nostri microfoni: "Non c’è alcun dubbio che il tifoso azzurro abbia il «dovere di credere» e il «diritto di sognare» di andare a vincere, domenica pomeriggio, in casa del suo antipode, dei non colorati. E, come naturale conseguenza, mercoledì prossimo, sistemarsi fianco a fianco coi fratelli al Maradona, per spingere i ragazzi a compiere l’impresa di battere i Blues. Non vede l’ora. Speriamo e sosteniamo. Fino all’ultima goccia di energia. Rifiutiamo – come invita a fare il mio amico Guido Trombetti – di far nostra la «depressione» mostrata dalla squadra a Copenaghen. Ma vorrei capire: questo implica pure restare appiattiti, e pendere dalle labbra di Conte, privi di ogni capacità di osservazione critica? Non abbiamo il diritto/dovere di porci le «domande scomode» cui allude?

Sì, la «speranza è legittima». Anzi, di più, è fisiologica. Tutti pensiamo e ci auguriamo di rivedere il Napoli di Ryad. Però, dovrebbe esserci concesso anche di provare a spiegare la delusione in Champions, non soltanto con «Conte aveva sollecitato», oppure con l’evidenziare gli attuali limiti di Buongiorno (incomprensibili), o con la dichiarazione del capitano sull’«approccio sbagliato». A chi bisogna attribuire la responsabilità «che la squadra abbia nelle gambe un tempo»? O la scomparsa (almeno a intermittenza) della «resilienza» della scorsa stagione e della Supercoppa? Chi ha voluto Lucca, Lang e Beukema (quasi 100 milioni di euro) senza farli rendere come si deve? Chi ha scelto di far giocare Gutierrez, tutto mancino, a destra, e Spinazzola, ambidestro, a sinistra? Chi poteva/doveva, nell’intervallo, galvanizzare la squadra, dando chiari segnali, con qualche cambio, di voler attaccare per schiantare i danesi, già sotto di un gol e con un uomo in meno? O, nei minuti finali, rischiare Lukaku (piuttosto che Lucca), una decina di minuti, per sfruttarne l’esperienza – che c’era, non da correre (col pericolo muscolare), ma solo da fare a sportellate in area, quasi da fermo?

Ma poi, quali sarebbero le «influenze negative»? Ci rendessero edotti. Per cosa si lamenta, il mister, dell’operato dello staff medico? E sulla preparazione, sul pressoché nullo turn-over quando era possibile, nessun’autocritica, o almeno una spiegazione? Ce ne faremmo una ragione. Non è sufficiente riconoscere che sarebbe sbagliato attribuire gli infortuni «esclusivamente alla sfortuna o ai rischi del mestiere». Ci facessero capire meglio. Non tiferemmo, solo per ciò, meno intensamente. Insomma, a nessuno è permesso di «toglierci il diritto di sognare». Lo stiamo già facendo. Ad occhi chiusi e aperti. Nemmeno, però, ci si può privare del diritto/dovere di ragionare.