Ministro Abodi: "Se pensiamo che non siamo andati ai Mondiali per due rigori sbagliamo tutto"

Ministro Abodi: "Se pensiamo che non siamo andati ai Mondiali per due rigori sbagliamo tutto"TuttoNapoli.net
Oggi alle 13:40Le Interviste
di Pierpaolo Matrone
Andrea Abodi, ministro per lo Sport e per i Giovani, è intervenuto dal palco dell’evento Il Foglio a San Siro

“Se ci fosse ancora Enzo Tortora, direbbe dove eravamo rimasti? Diciamo le cose che abbiamo sempre detto, siamo rimasti dove eravamo, almeno nel calcio”. Andrea Abodi, ministro per lo Sport e per i Giovani, è intervenuto dal palco dell’evento Il Foglio a San Siro: “Il resto dello sport si è evoluto, si è posto domande, ha cambiato strategie. Ha seminato e poi sta raccogliendo: le cose non succedono per caso. Il tennis è un fiore all’occhiello, tante discipline trovano spazio. Il rugby comincia ad avere risultati incoraggianti, il baseball… Ogni disciplina dimostra di sapere diventare scuola, senza aspettare un campione. Non siamo riusciti ad andare ai Mondiali, e stiamo facendo un danno ai giovani: non è che abbiamo sbagliato due rigori con Jorginho o due rigori questa volta. Ma perché non abbiamo saputo farci un esame di coscienza e dare un seguito al 98,7% del consenso dato al presidente Gravina, che ha fatto un passo indietro non perché sia il responsabile esclusivo, ma perché tutto il sistema non ha saputo fare un passo in avanti, mentre altre discipline sì. Lo spirito deve essere colto, la riflessione deve essere fatta: ecco perché secondo me, più che di un presidente, abbiamo bisogno di una comunione d’intenti. Se non c’è stata con il 98,7%, perché dovrebbe arrivare il 22 giugno? Ho ragionevoli dubbi”.

Ci vuole il commissariamento? “Ma non lo so, se riuscissimo a definire un programma basato sui contenuti, non ne avremmo bisogno. Però non vedo convergenza. Io sono per la via ordinata e credo nella democrazia, ma qui sono 17 anni che ci confrontiamo e dialoghiamo. Io ho fatto l’esperienza da presidente della Serie B, mi ha cambiato la vita: è stato molto più facile trovare armonia tra club molto diversi, in una lega che ha un turnover impressionante e che porta a instabilità. Se non capiamo che il calcio deve essere gioia, non comprendiamo il suo valore sociale. Avvertiamo dall’opinione pubblica che c’è qualcosa che va intercettato, teniamo in conto di quello che vuole la gente. Io non voglio invadere nessuno: sono stufo della cantilena del ‘la politica si deve occupare dello sport, ma non deve occuparlo’”.

La politica ha responsabilità? “Ma tutti abbiamo responsabilità. Io quando ho incassato sconfitte l’ho ammesso. Un sistema che non è un sistema ha dimostrato, nel tempo, di non saper contemperare le esigenze di tutti, per come è costruito. Io mi prendo la mia responsabilità, ne ho. Però non posso confrontarmi con delle componenti che la prima cosa che fanno è nominare un candidato. Vuol dire non aver capito che la responsabilità non è stata solo del presidente Gravina che, con tutto il rispetto, è stato solo l’emblema di un sistema. Ognuno si deve prendere la sua responsabilità e ci sediamo al tavolo per trovare soluzioni, non con la logica delle controparti, perché è interesse comune, ma voglio rispetto reciproco. Questo governo ha messo a disposizione dello sport risorse enormi, oltre 3 miliardi. E negli altri Paesi, con rispetto del presidente Ceferin, lo sviluppo delle strutture non è dipeso dalla politica, ma dall’intraprendenza dei club, poi supportati dalla politica. Io ringrazio Inter e Milan per l’investimento fatto”.

I potenziali investitori privati, da Milano a Roma e Firenze, ci sarebbero pure. “Non c’è dubbio. Io ho sofferto l’iter molto lungo per arrivare alla nomina del commissario straordinario, Massimo Sessa. Avrei voluto nominarlo subito, ma devo dire che avrei anche voluto più supporto dalla Federazione. Non ho mai sentito convinzione da parte della Figc, per un commissario che da anni abbiamo auspicato: non l’ho mai apprezzato, come non l’ho apprezzata per la nuova commissione indipendente per il controllo dei conti dei club. Quando abbiamo fatto passi avanti sul principio della trasparenza, c’è qualcuno che, in un’intervista, ha parlato di figuraccia mondiale. O il sistema trova un’armonia, o rischiamo un confronto che cercherò di superare come sempre, ma mi auguro che non si confonda la capacità di mediare con debolezza. Non sono più nella condizione di attendere: ho 14 mesi prima di chiudere il mio mandato, non posso farlo senza aver sistemato un problema che conosco molto bene e che è datato da prima del 2010. Non ho voglia o possibilità di forzare la mano, ma non posso essere passivo aspettando che qualcosa succeda e sperando che sia diverso dalle altre. Arrivare al 22 giugno per me è un errore. Io avrei preferito componenti che non convergessero sul nome, ma divergessero. Io non voglio forzare la mano, ma ricordiamoci che nel 2017 il ministro Giorgetti fu costretto e diede impulso a una riforma. Io non voglio essere costretto, ma mi appello al senso di responsabilità. Non voglio entrare sul tema delle nomine, ma ho bisogno della certezza che questa volta non facciamo finta”.