Allegri? Pistocchi: "Scelta di ADL non tecnica ma di ripicca a Conte"
Il giornalista Maurizio Pistocchi è stato nostro ospite su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in auto col DAB o qui sul sito anche in video.
In questi giorni hai scritto molto sulla scelta del tecnico azzurro. Dalle tue parole sembra emergere anche l'assenza di una linea tecnica coerente da parte del Napoli.
"In realtà più che una linea tecnica c'è una linea emotiva. La scelta è una linea emotiva. Tu mi fai questo e io ti faccio questo. Già l'anno scorso, i ben informati lo dovrebbero sapere, Allegri era stato formalizzato da De Laurentiis nel momento in cui Conte aveva deciso di lasciare Napoli. Ricorderete tutti le parole di quel periodo. Cos'è successo? Siccome Conte pensava, e pensa tuttora, che i successi di Allegri alla Juventus siano in gran parte merito suo e del lavoro che aveva fatto nei tre anni precedenti, l'anno scorso Conte, quando ha saputo che arrivava Allegri, è tornato indietro. Ha detto che a quel punto non sarebbe più andato via, proprio per non lasciare ad Allegri una squadra che conosceva bene e una squadra vincente. Trovandoci quest'anno nella stessa identica situazione, con Conte che aveva però già ufficializzato che se ne sarebbe andato in ogni modo, il pensiero più semplice che è venuto a De Laurentiis è stato: adesso gli rifaccio quello che avevo fatto l'anno scorso. Quindi è una sorta di ripicca tecnica. Dimenticando, come ho scritto, che quella Juventus arrivava comunque da tre scudetti consecutivi e che c'era una base di quella squadra, la famosa BBC più Buffon, che è stata in quegli anni la migliore difesa d'Europa. I giocatori protagonisti andavano in Nazionale e dicevano: per fortuna che abbiamo avuto Conte, perché adesso non facciamo altro che andare avanti con il lavoro fatto in precedenza. Detto questo, cosa può succedere a Napoli nella stagione 2026-27? Secondo me la rosa è molto forte, è piena di giocatori che hanno talento e quindi, a mio modo di vedere, se si torna a giocare con un sistema di gioco più consono, è una squadra che può sicuramente vincere oppure arrivare nei primi quattro posti, che è poi quello che interessa a De Laurentiis: i soldi della Champions. Il dubbio che ho è però sul fatto che c'è da ricostruire un'identità anche difensiva. La difesa quest'anno ha avuto un sacco di problemi. Il sistema a tre dietro non ha funzionato. Bisogna rivedere il calcolo del peso degli infortuni. Quest'anno ci sono stati quaranta infortuni muscolari: vuol dire che o ci sono giocatori logori oppure si è sbagliato completamente il lavoro fatto durante la settimana e in preparazione. L'ultimo, ma non piccolo particolare, è che l'anno prossimo avremo Juventus e Milan senza Champions e quindi avvelenate per arrivare nei primi quattro posti. Roma che quest'anno ha fatto bene e vorrà fare meglio, Como e Atalanta che sono due realtà importanti. Il Como soprattutto, andando a fare la Champions, spenderà ancora soldi e farà una squadra più forte rispetto a quella di quest'anno. Quindi anche l'accesso alla Champions diventerà molto competitivo. È vero che per esempio per Juventus e Milan giocare di giovedì costituisce un limite notevole dal punto di vista prestazionale, perché come ho sempre detto l'Europa League ti porta via tantissimo. È una manifestazione dove gli sforzi non corrispondono ai ritorni che si hanno. Però è altrettanto vero che dal punto di vista tecnico queste due squadre devono per forza fare qualcosa di importante. La Juventus è quella che parte meglio, perché ha un allenatore che conosce i giocatori, conosce il campionato italiano e ha dimostrato di essere un vincente. Quindi rispetto al Milan è un passo avanti. Io non vedo nella scelta di De Laurentiis una scelta tecnica. Come ho detto prima, è una scelta emotiva. Considerando anche il recentissimo battibecco tra De Laurentiis e Conte, che ha dato proprio l'impressione di due persone che si stanno particolarmente sulle scatole. Quindi, più che una scelta tecnica, se voleva fare una scelta tecnica aveva mille opzioni."
Hai aperto un discorso tecnico-tattico. Il calcio moderno sembra insegnare altro rispetto a certe idee più tradizionali.
"Chiunque vede calcio e ne capisce un po' lo sa. Se andate a rivedervi Milan-Cagliari dell'ultima giornata, dopo il gol dell'1-0 di Saelemaekers, negli ultimi venti minuti il Milan non riusciva a portare via la palla al Cagliari perché non riusciva a pressare e non riusciva nello stesso tempo a essere stretto e coeso. Difendeva come si difendeva negli anni Sessanta: tutti davanti alla porta e speriamo in un contropiede. Tra le altre cose c'è un dato di fatto molto importante da rilevare. Il Milan aveva fatto 50 punti nelle prime 23 giornate. Nessuno però, quando si fanno questi risultati, va a vedere come si fanno. Erano arrivati quasi tutti overperformando sia dal punto di vista della fase difensiva sia dal punto di vista della fase offensiva. Il Milan capitalizzava moltissimo facendo pochissimo. Nelle successive quindici partite il Milan ha fatto venti punti, che significa una media da retrocessione, circa 1,3 punti a partita. Quindi tutti i parametri che abbiamo visto quest'anno ti dicono una cosa molto chiara."
Fare blocco basso e difendersi vicino all'area porta ancora risultati?
"Questa è un'affermazione assolutamente corretta e legittima. Io divento pazzo quando sento gente che ha ruoli mediatici importanti parlare di risultatisti e giochisti come se esistesse al mondo un solo allenatore che la mattina si sveglia e dice: oggi ho la finale di Champions, mi accontento di giocare bene, vada come vada. No. Il gioco è un mezzo. È un mezzo per vincere. È per questo motivo che tutte le mattine nel mondo ci sono migliaia di allenatori che si svegliano cercando delle idee per primeggiare. Provate a pensare come si è evoluto il calcio di Guardiola: dal calcio posizionale che faceva al Barcellona e al primo Manchester City al calcio che fa adesso, che è più un calcio associativo e di relazione tra i calciatori. Si è evoluto perché studia ogni giorno come migliorare. Guardate chi vince in Europa: Guardiola, Klopp, Luis Enrique. Sono tutti figli di una rivoluzione culturale che è stata fatta da Sacchi alla fine degli anni Ottanta. Ovviamente il calcio è cambiato molto anche rispetto a quel Milan. Quel Milan non sarebbe più proponibile oggi. È cambiata la regola del fuorigioco, sono cambiate tante cose. Però il modo di andare a prendere l'avversario nella sua metà campo con un pressing offensivo lo ha portato Sacchi nel calcio europeo. Noi pensiamo che si possa tornare indietro facendo ancora un calcio italiano anni Sessanta, con dieci giocatori davanti all'area di rigore e sperando in un colpo di fortuna. Io personalmente penso che questo calcio non abbia nessuna possibilità di dare risultati. Però faccio un inciso: non esiste una sola via per vincere nel calcio. Nel calcio si può vincere in tutti i modi perché è uno sport a basso punteggio e quindi puoi vincere anche essendo dominato per novanta minuti con un gol al novantunesimo. Ed è forse anche il suo bello, perché lascia aperte le porte a tutto."
Allegri potrebbe presentarsi con una versione nuova e diversa del suo calcio?
"Quando sento Allegri parlare e dire che il calcio lo sogna di notte, io penso che o ci prende tutti per i fondelli, e se lo fa è un genio, perché solamente una persona così intelligente può riuscire a farsi dare cinque milioni e mezzo all'anno per il calcio che ci ha fatto vedere quest'anno al Milan. Ha fatto un calcio orribile. Anche quando vinceva, era un calcio inguardabile. Ho un sacco di amici milanisti che mi dicevano: non si può più andare a vedere la partita. Uno dei miei figli, che è milanista, guardava le partite e si addormentava. Sicuramente è una persona molto intelligente, però io credo che il calcio sia un lavoro quotidiano difficilissimo. Devi gestire ventiquattro o venticinque milionari che guadagnano in un mese quello che le persone normali non guadagnano in una vita. Devi gestirne i caratteri, le tensioni, i problemi, oltre alla gestione tecnica. A Napoli quest'anno ho sentito molti criticare De Bruyne, ma cosa c'entrava De Bruyne con il gioco di Conte? De Bruyne è un giocatore che ha bisogno di stare nel vivo del gioco, di toccare molti palloni, di essere uno dei cardini del gioco. Non può fare il trequartista alle spalle della punta. Vedremo. Ci troviamo di fronte a una stagione che sarà complicata. Ci sono tanti problemi di diverso tipo. Non vi dimenticate che il Napoli ha molti giocatori da riscattare per importi economicamente rilevanti e che, se De Laurentiis vuole mettere a posto i conti, e mi sembra che questa sia la sua intenzione, perché ha vinto due scudetti negli ultimi cinque anni, penso che a questo punto la sua idea sia tornare a una gestione più oculata, investendo sui giovani e liberandosi dei contratti molto importanti. Dovranno essere bravissimi a fare queste cose. Perché un conto è dare ad Allegri una squadra che per sei o sette undicesimi è consolidata, un conto è togliere pezzi importanti, vendere McTominay per 80-90 milioni o non riscattare Hojlund. I problemi potrebbero essere rilevanti. Vedremo che cosa accadrà. Io cerco semplicemente di sollevare dei dubbi perché vedo molta gente fare discorsi un po' approssimativi. Nello stesso tempo mi auguro che il Napoli faccia benissimo e che mi faccia tornare a vedere le sue partite."
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