Bucchioni: “A Copenaghen gara della svolta. Lucca? Ha sentito la pressione”
Il giornalista Enzo Bucchioni è intervenuto su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito, in auto col DAB Campania o sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o qui per Android): "La vittoria è l'unico risultato che il Napoli stasera deve fare, al quale deve puntare, ambire, perché è vero l’emergenza è tanta, ma questa squadra ha dimostrato che il carattere non gli manca mai, la determinazione. Cioè quelle qualità che in questo anno e mezzo, ormai quasi due di lavoro, Conte ha sempre cercato di dare a questa squadra, l'atteggiamento di chiedere a questi giocatori e molto spesso anche nei momenti più delicati la squadra ha risposto. Quindi mi aspetto questa sera una grande prestazione proprio sotto quell'aspetto lì, l'aspetto caratteriale, l'aspetto della voglia di andare oltre tutte queste sventure che capitano a Napoli. Sembra davvero che qualcuno abbia fatto il malocchio, come si usa dire per andare un po' sul colore. Ma in queste situazioni cosa devi pensare? Infortuni reiterati, giocatori importanti. Rrahmani è un giocatore insostituibile, perché è quello che guida la difesa e gli altri difensori hanno caratteristiche diverse. Abbiamo visto quando è mancato le difficoltà che ha avuto il Napoli in autunno. Quindi una cosa dietro l'altra, quando pensi di essere lì per uscire, per recuperare Lukaku e Anguissa, ecco che arrivano altri due infortuni. Speriamo che si risolvano rapidamente. Ma insomma anche Politano è un giocatore dal rendimento sempre costante, è sempre uno sul quale puoi contare in qualsiasi situazione offensiva o difensiva. Quindi vai lì e però queste robe te le devi scrollare di dosso, essere più forti di quello che sta succedendo. Dire: ‘Non mi importa nulla, io sono il Napoli, ho un obiettivo importante, voglio andare avanti in questa Champions e non può essere un ostacolo il Copenaghen’, con tutto rispetto. Per cui le partite in Europa, soprattutto a qualsiasi livello, dalla Champions alla Conference, sono tutte complicate. Anche se gli avversari sulla carta magari ti dicono poco o sono in un momento non felicissimo, perché le implicazioni sono tante. Quindi determinazione, concentrazione e la voglia di superare questo ostacolo, sono componenti che in Napoli sicuramente le può mettere in campo”.
Il Napoli giocando ogni tre giorni ha una gamba che va più fluida rispetto a quella dei danesi che sono fermi da un mese? “Penso di sì, anche se poi noi torniamo sempre a quell'europeo famoso, quando lo vinsero erano già in vacanza. Insomma quella fa parte ormai della storia della letteratura calcistica, è vero tutto quello che dici. Però io allenatore alla squadra non lo dico, non mi interessa. Se queste cose ci sono, sono reali, potrebbero essere un vantaggio per me e magari lo saranno, però lo deve diventare vantaggio a partita in corso, mentre gioco. Quando io la preparo e dico ai giocatori: ‘Questi sono fortissimi, bisogna andare lì concentrati’. La preparazione diventa molto psicologica in queste situazioni, perché se ci fosse il Napoli nelle condizioni migliori, con la formazione migliore, ti direi non ci sono problemi, puoi giocare alla fine una partita così la porti a casa. In questo momento no, quindi devi dare all'avversario un'importanza ancora superiore per cercare di trovare la carica da parte dei tuoi. Queste sono quelle partite svolte, come si dice durante la stagione. Il Napoli ne ha passate già delle altre e quelle svolte lì le ha sempre portate a casa. Pensa anche alla gara con l'Inter di pochi giorni fa. Lì il Napoli si è esaltato, le difficoltà non erano così grandi come oggi, ma c'erano comunque le difficoltà, quindi se hai quei valori lì. Questa è la partita per tirarle fuori ancora una volta”.
Tirare fuori ancora il calendario fa parte sempre della strategia comunicativa dell'allenatore? “Un po' tutti gli allenatori si lamentano, anche Sarri molto spesso. Il calendario è folle, questo è fuori di dubbio. Sono anni che ha un minimo di ragione, di razionalità, che dice: ‘Ma perché non vi sedete attorno al tavolino’. A livello internazionale, perché poi ci sono le nazionali, ci sono dei calendari, Coppa d'Africa e quant'altro, discutetene. Sedetevi attorno al tavolino, i giorni sono 365, fate in modo di compensare tutto, di avere una migliore organizzazione, una razionalità. Si era proposto di condensare ad esempio le partite della nazionale a giugno o a settembre, prima dell'inizio, durante un mese, sotto le feste. Fate quello che volete, ma le soluzioni vanno trovate così e sono sempre delle cose gestite male, in maniera superficiale. Anche negli orari delle partite, ora non si può fare polemica tutte le volte, vedo che qualcuno fortunatamente ha smesso di farla. Ma ci sono delle squadre che giocano il giovedì e poi ti chiedi come mai non le fanno rigiocare il lunedì, invece te le ritrovi la domenica pomeriggio o il sabato sera. Insomma, situazioni con le quali ormai è vero, il giocatore hanno imparato a convivere, gli allenatori sanno come gestire, perché tutte le volte che ti trovi a contare le partite che fai, guardi tu hai competitor, magari ne fanno due o tre di meno, dici: “Questa è una disparità enorme’. Però questo può far parte anche della strategia comunicativa, perché Conte lo sa bellissimo che è così di calendario, più o meno lo conosce l'inizio stagione. Questo fa parte di buttare un po' di fumo, un po' di qualcosa che ti possa togliere anche dai riflettori della negatività, di scaricare un po' le colpe su qualcun altro, un po' i pesi. Forse anche questo voleva fare Conte ieri, che comunicativamente è abilissimo. A volte sono più complicate quelle partite lì, perché le squadre diciamo minori quando incontrano una squadra come il Napoli, o in genere tutte le grandi, i giocatori applicano l'energia e le forze perché è una vetrina anche per loro, pensano al futuro. Magari qualcuno nota la loro prestazione e gli vengono proposti ingaggi superiori. Sono delle componenti che quando ci fanno dire le partite sono tutte difficili, perché ci sono anche queste cose che vanno valutate. Oggi il calcio è diventato un grande business e quindi dentro una partita ci sono tanti interessi collettivi, personali, i giocatori sono delle piccole aziende individuali ormai. Vedi quelle partite che sembrano normali e trovi 11 giocatori scatenati, perché pensano al loro futuro, vogliono dimostrare e diventa complicato. Speriamo non sia una di queste stasera”.
Qual è stata la vera grande assenza del Napoli? “Anguissa, un giocatore con caratteristiche uniche per la forza fisica, la capacità di andare senza palla. Ti dà soluzioni, fa gol, qualche gol a fine stagione te l'ha sempre fatto, quindi è mancato questo. Soprattutto è mancato il fatto di non poter più sostituire due centrocampisti che mi pare siano 12 partite di fila che non vengono sostituiti, perché non c'è la possibilità di avere alternative credibili o a quel livello lì. Questo in assoluto nel contingente mi è mancato. Poi se ti dico De Bruyne, credo di non sbagliare. Perché anche se all'inizio della stagione era un po' discusso, ma io credo un giocatore con quella qualità lì, un campione, perché trattasi di campione, ti fa sempre comodo. Entrando dalla panchina con delle soluzioni, con un calcio piazzato, soluzioni individuali. Quindi quello ti è mancato moltissimo, doveva essere un valore aggiunto è diventato un disvalore. Quindi quante le sono capitate? Non voglio allargare, ma anche Lukaku, poteva essere un maestro anche per Lucca, insegnare i movimenti durante la settimana e gli allenamenti. Un punto di vista di riferimento per gli altri attaccanti. Un giocatore contiano che sa cosa deve fare l'attaccante quando lo allena, ti avrebbe aiutato moltissimo nello spogliatore, è mancato anche quello. Quindi un po' tutti sono mancati. Del resto quando costruisci una squadra, c'è un progetto calcistico, lo metti in piedi in estate e ci sono tutte le cose che ti devono andare bene. Hai delle idee, poi non riesci a metterle in pratica e quando fai una costruzione ti cede. Da una parte ti sono mancate dei puntelli, ci sono delle frane in questa costruzione. Poi dici non hanno reso, è evidente che non abbiano reso e sono una delusione. Però se l'avessi messo in un contesto di squadra che ti aiuta a crescere, magari avrebbero reso di più anche i Lang. Avrebbero avuto meno pressioni, perché tanto in questo momento la pressione. Perché se vai in campo e se devi necessariamente rendere al massimo, non lo fai e vai ancora più in crisi. Tutte soluzioni che poi alla fine ti hanno penalizzato e moltissimo”.
Lang e Lucca vanno via perché Conte si è accorto magari di aver sbagliato valutazione? “Certo perché poi ci sono delle implicazioni che non puoi prevedere, il calcio è stranissimo ma ci sono in tutte le squadre. Sai quanti abbiamo vinti, quanti hanno vinto i giocatori. Ci sono dei giocatori simbolo che nomini sempre, perché hanno fatto letteratura. Pensa a Rush nella Juventus, voi forse non eravate ancora nati. Giocatore straordinario, è venuto alla Juventus, ha fatto un gol, l'hanno dovuto vendere disperati. Bergkamp all'Inter, ma guardate quello che sta succedendo anche ai tre attaccanti che ha preso la Juventus: David, che non riescono ad esprimersi nel nostro campionato. Sulla carta sfido chiunque a dire Lang non è un buon giocatore, non è un giocatore da Napoli per quello che ha fatto precedentemente. Chi ha detto qualcosa quest'estate? Nessuno, perché sulla carta era un giocatore che si poteva adattare benissimo. Quando Conte sceglie un giocatore, lo fa seguire, si informa e si informa ancora. Quindi l'analisi è stata fatta a maniera corretta, poi ci sono nel calcio delle cose prevedibili. Su Lucca qualche dubbio in più invece ce l'ho, perché soprattutto è stato pagato moltissimo. Giocatore che aveva fatto, ma anche fatto un po' meno. Giocatore che non sembrava ancora pronto per una piazza così, però si disse con Lucca imparerà. Invece Lucca non c'era, lui ha sentito la pressione, poi è arrivato Hojlund che è più bravo di lui e si è inserito meglio. Su Lucca qualche dubbio in estate sinceramente l'avevamo e non solo io. Però sui giocatori… allora McTominay è stato qualcosa di straordinario, fai un po' il paio con quelli che ti sono dati un po' meno bene”.
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