Bucchioni: "Gli amici di Allegri fanno danni! Per difenderlo hanno perso credibilità..."
Pausa per le nazionali che è di riflessione in casa Napoli sulle tante problemati emerse negli ultimi giorni. Ne ha parlato il giornalista ed opinionista tv, Enzo Bucchioni, ospite della nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania che ha affrontato tanti temi nel podcast che trovi a fine articolo, tra cui anche il rapporto tra Allegri ed una parte della stampa.
Negli ultimi giorni sembra esserci una corsa a ridimensionare il valore della rosa del Napoli.
"No, sono d'accordo con chi sostiene che il Napoli abbia una rosa forte. Ci sono dei campioni. Ha avuto anche un po' di sfortuna con le assenze e sappiamo che Allegri è un allenatore che mette molto al centro i giocatori. Se gli togli elementi fondamentali come McTominay e Buongiorno, se De Bruyne non è ancora al massimo e altri attraversano un momento complicato, inevitabilmente diventa tutto più difficile. Con McTominay a regime questa è una squadra forte. Allegri lo stimo perché ha vinto seguendo i propri principi. Non mi interessa la distinzione tra giochisti e risultatisti: sappiamo quale calcio propone Allegri e il Napoli lo ha scelto conoscendone le caratteristiche".
Ti sta convincendo il lavoro svolto finora dall'allenatore?
"Da Allegri, però, mi aspetto qualcosa in più anche all'interno dei suoi principi e del suo modo di intendere il calcio. Per esempio, non mi è piaciuta molto la gestione della partita di Firenze. Dopo il vantaggio alcune sostituzioni mi hanno lasciato perplesso. De Bruyne secondo me andava tolto prima. Avrei dato spazio a Vergara, anche se bisogna capire quali siano realmente le sue condizioni, visto che anche con la Nazionale è finito in tribuna. Però, in generale, qualcosa in più da Allegri me lo aspetto. Tengo per buono il primo tempo contro l'Inter. Se il Napoli è riuscito a raggiungere quel livello di prestazione e intensità significa che quella squadra esiste e che quello può essere il suo standard. Il problema è che non devi riuscirci per una sola partita, devi farlo con continuità. Il tempo va dato. Sono passate appena cinque giornate e sta cercando di cambiare la pelle a una squadra che per anni ha interpretato un altro tipo di calcio. Questo va considerato. Ma concedergli tempo non significa dire che tutto ciò che fa vada necessariamente bene".
Ti convince poco, quindi, anche la difesa a oltranza del tecnico da parte di alcuni opinionisti?
"Secondo me gli amici di Allegri rischiano di essere quelli che gli fanno più danni. Lo hanno esaltato anche in momenti nei quali le sue squadre avevano disputato campionati meno positivi. Una cosa è stimare un allenatore, un'altra è difenderlo sempre e comunque. Purtroppo fa parte della deriva della nostra professione. Deve esserci una linea di separazione tra il lavoro e l'amicizia. Se diventi troppo vicino a qualcuno rischi inevitabilmente di essere condizionato. Oggi il calcio è diventato una questione di fazioni: tra i tifosi posso anche capirlo, tra i giornalisti molto meno".
Qual è il rischio di questo tipo di informazione? "Perdere credibilità. Ci sono colleghi anche importanti che ormai non ascolto più perché conosco già quello che diranno in base alle loro vicinanze. C'è chi difende anche situazioni difficilmente difendibili e magari attacca quelli appartenenti alla fazione opposta. Quando il giornalismo arriva a questo punto, il problema diventa serio".
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