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Napoli vecchio? Bucchioni: "La squadra resta forte! Da Allegri mi aspetto di più"

Napoli vecchio? Bucchioni: "La squadra resta forte! Da Allegri mi aspetto di più"
Oggi alle 19:00Radio Tutto Napoli
di Pierpaolo Matrone
Enzo Bucchioni difende il valore dell'organico del Napoli e concede ancora tempo a Massimiliano Allegri: "Sta cambiando la pelle alla squadra"

Enzo Bucchioni, giornalista, è stato ospite della nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania: "De Laurentiis? Quando dici sempre quello che pensi inevitabilmente finisci per scontentare o offendere qualcuno. Io però ho grande rispetto per i tifosi veri, quelli che pagano, seguono la squadra in trasferta e mettono passione. Il calcio esiste grazie a loro. Detto questo, se fossi un tifoso del Napoli avrei difficoltà a contestare De Laurentiis".

Perché ritieni eccessiva la contestazione nei suoi confronti?
"Ha vinto due Scudetti nel giro di tre anni. Il precedente era arrivato con Maradona. Questi li ha vinti il Napoli di De Laurentiis, naturalmente insieme ai tifosi e a tutte le componenti del club. Inoltre ha sempre mantenuto i conti in ordine e anche questo ha contribuito ai successi, mentre abbiamo visto altre società avere problemi proprio per la gestione economica. Un presidente come De Laurentiis lo augurerei a tante società".

Questo non cancella però i suoi eccessi comunicativi.
"Assolutamente. Ha un protagonismo esasperato che lo porta spesso anche a scontrarsi con gli allenatori. È successo con Spalletti, Ancelotti, Gattuso, Sarri e altri ancora. De Laurentiis è fatto così e uno come lui non può piacere a tutti. Alla fine, però, bisogna tirare una riga e guardare i risultati complessivi. E i conti, secondo me, tornano".

Ti sembra positivo che, nonostante i successi, continui a parlare di nuovi progetti e investimenti?
"Sì, questo è un aspetto importante. Potrebbe sedersi e dire di aver già vinto due Scudetti, invece continua ad avere voglia di migliorare. Il passaggio fondamentale, però, adesso è lasciare qualcosa di concreto al Napoli. In tutti questi anni le strutture sono state il tallone d'Achille della società".

Quanto sarebbero importanti centro sportivo e stadio?
"Potrebbero valere persino più degli Scudetti dal punto di vista della continuità, perché proiettano il club nel futuro. Uno stadio e un centro sportivo aumentano enormemente le possibilità che il Napoli resti stabilmente a questo livello e non debba aspettare decenni tra un successo e l'altro. Se De Laurentiis riuscisse anche a realizzare queste opere, avrebbe fatto qualcosa di straordinario".

Come interpreti allora il suo modo spesso sopra le righe di annunciare questi progetti?
"De Laurentiis viene dal cinema ed è un grande imprenditore in quel settore. Ha questa indole da protagonista, ama il colpo di scena e attirare l'attenzione. Quando prende il microfono difficilmente dice cose banali. Fa parte del personaggio".

Passando al campo, negli ultimi giorni sembra esserci una corsa a ridimensionare il valore della rosa del Napoli. Sei d'accordo?
"No, sono d'accordo con chi sostiene che il Napoli abbia una rosa forte. Ci sono dei campioni. Ha avuto anche un po' di sfortuna con le assenze e sappiamo che Allegri è un allenatore che mette molto al centro i giocatori. Se gli togli elementi fondamentali come McTominay e Buongiorno, se De Bruyne non è ancora al massimo e altri attraversano un momento complicato, inevitabilmente diventa tutto più difficile".

Quindi non condividi la tesi di un organico ormai vecchio e poco competitivo?
"No. Con McTominay a regime questa è una squadra forte. Allegri lo stimo perché ha vinto seguendo i propri principi. Non mi interessa la distinzione tra giochisti e risultatisti: sappiamo quale calcio propone Allegri e il Napoli lo ha scelto conoscendone le caratteristiche".

Ti sta convincendo il lavoro svolto finora dall'allenatore?
"Da Allegri, però, mi aspetto qualcosa in più anche all'interno dei suoi principi e del suo modo di intendere il calcio. Per esempio, non mi è piaciuta molto la gestione della partita di Firenze. Dopo il vantaggio alcune sostituzioni mi hanno lasciato perplesso".

A cosa ti riferisci in particolare?
"De Bruyne secondo me andava tolto prima. Avrei dato spazio a Vergara, anche se bisogna capire quali siano realmente le sue condizioni, visto che anche con la Nazionale è finito in tribuna. Però, in generale, qualcosa in più da Allegri me lo aspetto".

C'è comunque una prestazione dalla quale ripartire?
"Sì, tengo per buono il primo tempo contro l'Inter. Se il Napoli è riuscito a raggiungere quel livello di prestazione e intensità significa che quella squadra esiste e che quello può essere il suo standard. Il problema è che non devi riuscirci per una sola partita, devi farlo con continuità".

Quanto tempo bisogna concedere ad Allegri?
"Il tempo va dato. Sono passate appena cinque giornate e sta cercando di cambiare la pelle a una squadra che per anni ha interpretato un altro tipo di calcio. Questo va considerato. Ma concedergli tempo non significa dire che tutto ciò che fa vada necessariamente bene".

Ti convince poco, quindi, anche la difesa a oltranza del tecnico da parte di alcuni opinionisti?
"Secondo me gli amici di Allegri rischiano di essere quelli che gli fanno più danni. Lo hanno esaltato anche in momenti nei quali le sue squadre avevano disputato campionati meno positivi. Una cosa è stimare un allenatore, un'altra è difenderlo sempre e comunque".

È un problema che riguarda più in generale il giornalismo sportivo?
"Sì, purtroppo fa parte della deriva della nostra professione. Deve esserci una linea di separazione tra il lavoro e l'amicizia. Se diventi troppo vicino a qualcuno rischi inevitabilmente di essere condizionato. Oggi il calcio è diventato una questione di fazioni: tra i tifosi posso anche capirlo, tra i giornalisti molto meno".

Qual è il rischio di questo tipo di informazione?
"Perdere credibilità. Ci sono colleghi anche importanti che ormai non ascolto più perché conosco già quello che diranno in base alle loro vicinanze. C'è chi difende anche situazioni difficilmente difendibili e magari attacca quelli appartenenti alla fazione opposta. Quando il giornalismo arriva a questo punto, il problema diventa serio".