Critiche a Hojlund, Di Napoli lo difende: "Soffre perché manca un gioco corale"
Arturo di Napoli, allenatore, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, la prima radio tematica sul Napoli in onda tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania: "Nazionale? Credo che abbiamo diversi centrocampisti molto validi, a partire da Barella e Tonali. Quest'ultimo oggi ha una caratura internazionale. Mancini ha quindi delle basi sulle quali costruire e sono convinto che durante il suo percorso troverà altri centrocampisti in grado di aiutare la Nazionale. Oggi, però, è una squadra ancora tutta da costruire".
Passando al Napoli, ti aspettavi tutte queste difficoltà dopo il cambio in panchina?
"Allegri e Conte sono due allenatori con filosofie e modi di gestire il gruppo differenti. Non significa che uno abbia ragione e l'altro torto, ognuno ha la propria idea. Se mi chiedete se mi aspettassi una partenza del genere, però, dico di no, perché il Napoli ha comunque una squadra importante".
Ti sorprende quindi vedere il Napoli così indietro in classifica?
"Mi stupisce relativamente. Negli ultimi anni abbiamo visto spesso le squadre di Allegri giocare sotto ritmo e affidarsi molto alle individualità. Il Napoli, invece, negli anni ha costruito le proprie fortune soprattutto attraverso il collettivo e il gruppo, riuscendo grazie a questo anche a esaltare e far crescere i singoli".
Nella tua carriera hai segnato 13 gol in una Serie A piena di grandissimi attaccanti. Quanto era importante il collettivo per riuscire a emergere anche in una squadra che lottava per salvarsi?
"Era fondamentale. Per salvarci in quegli anni dovevamo dare il 100%, perché anche le squadre che lottavano per non retrocedere avevano grandi calciatori. Era una Serie A completamente diversa rispetto a quella di oggi, probabilmente il campionato migliore al mondo".
Questo discorso sul collettivo si può applicare anche alle difficoltà di Hojlund?
"Assolutamente. Il contesto della squadra e del gruppo è fondamentale, così come lo è la qualità dell'allenatore oltre a quella dei calciatori. C'è stato un giocatore capace quasi da solo di determinare, cambiare e ribaltare le partite, ma quello non c'è più. Tutti gli altri, anche i grandi campioni, devono essere supportati da un gioco e da determinati codici tattici".
Hojlund ha toccato appena 16 palloni in area nelle prime partite di campionato. Quanto può incidere il modo di giocare del Napoli?
"Moltissimo. Hojlund è uno di quei calciatori che ha bisogno del contesto. Con Conte tutti sapevano esattamente cosa fare e dovevano eseguirlo anche con una determinata velocità e rapidità. Hojlund avrebbe probabilmente beneficiato molto di quel tipo di percorso. Oggi il Napoli è diverso perché ha scelto un allenatore con una filosofia differente".
Quindi non attribuisci al centravanti la responsabilità principale per i pochi palloni giocati in area?
"No, perché è possibile che con questo cambiamento qualcuno faccia più fatica e Hojlund è uno di questi. Il contesto collettivo è fondamentale per qualsiasi calciatore. Se un attaccante riceve pochi palloni e viene coinvolto poco negli ultimi metri, inevitabilmente diventa difficile incidere".
Pensi che Allegri possa arrivare a proporre un Napoli più offensivo e capace di valorizzare maggiormente Hojlund?
"Allegri ha una filosofia che concede molto spazio all'inventiva dei calciatori. Dice spesso che il calcio è una cosa semplice e, chiaramente, se hai giocatori che sanno trattare bene il pallone è un vantaggio. Però oggi non basta".
Perché ritieni che non sia sufficiente?
"Perché i ritmi della Serie A sono diventati molto alti. Se non giochi a una certa velocità fai fatica anche contro squadre che hanno obiettivi diversi dai tuoi. Il Napoli ha scelto un allenatore che si basa molto sulle giocate dei singoli e sulle individualità e in questo momento sta facendo fatica".
È questo, secondo te, il principale problema offensivo degli azzurri?
"Sì. Hojlund, come anche altri giocatori, soffre perché oggi non c'è ancora un contesto corale fatto di codici tattici ben precisi. Il Napoli ci aveva abituato negli anni a vedere squadre molto organizzate sotto questo aspetto, pur con allenatori e filosofie differenti, da Mazzarri fino ad arrivare a Conte".
Nelle ultime partite, senza McTominay e Anguissa, Allegri ha scelto il doppio play con Gilmour e Lobotka. Può diventare una soluzione stabile?
"Secondo me è stato soprattutto un soccorso d'emergenza. McTominay e Anguissa hanno già dimostrato sul campo il loro valore e quello che possono dare al Napoli".
Quanto cambierà il centrocampo con il loro ritorno?
"Parliamo di due giocatori che portano tantissimo. Danno qualità, gol e soprattutto quantità. Anguissa e McTominay, all'interno di uno scacchiere tattico, diventano determinanti. Per questo ad Allegri va riconosciuta anche l'attenuante di aver dovuto affrontare diverse partite senza due elementi così importanti".
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