Carratelli: "Bravo ADL a tenere coperti i problemi. Vergara? E' il futuro, deve giocare!"
Mimmo Carratelli, giornalista, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, la prima radio tematica sul Napoli in onda tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania: "De Laurentiis è un gigante. Quale presidente del Napoli ha mai parlato alla stampa estera ottenendo persino un riconoscimento? Ha delle trovate geniali. In quella sede ha parlato giustamente dei progetti napoletani riguardanti il centro sportivo e il nuovo stadio. Del Napoli ha parlato meno e forse in questo momento è meglio tenere coperti determinati problemi. Credo comunque che la situazione possa migliorare recuperando gli infortunati e sfruttando questa sosta per rimettere in condizione chi è in ritardo".
Quanto possono essere importanti i dati statistici nell'analisi di una partita?
"Le statistiche possono aiutare. Un conto, per esempio, è avere il 70% di possesso palla creando qualcosa, un altro è ottenerlo soltanto con passaggi difensivi di quindici o venti metri. Però secondo me adesso stiamo esagerando con gli expected goals, con quanti metri deve percorrere un centravanti e con tutti questi numeri".
Rischiamo quindi di trasformare troppo il calcio in una scienza?
"Sì. Bisogna lasciare anche i giocatori liberi di esprimere fantasia e istinto. Chiaramente serve ordine e l'allenatore deve mettere bene la squadra in campo, ma poi sono i calciatori a muoversi e la partita può prendere direzioni imprevedibili. Stiamo costruendo quasi una scienza calcistica intorno alle filosofie e ai progetti tattici degli allenatori".
Quindi ritieni eccessiva anche la centralità attribuita agli allenatori?
"L'allenatore dà un'impronta, corregge i difetti e con i cinque cambi può incidere parecchio. Però alla fine vanno in campo i giocatori. Pensiamo alla partita di Milano: puoi preparare tutti i movimenti che vuoi, poi Anguissa nel finale ha l'occasione e non riesce a segnare. Se quella palla entra cambia completamente il risultato. Nel calcio esiste sempre l'elemento imponderabile: prepari un piano e può saltare tutto per un singolo episodio".
Dopo cinque giornate e sette punti, in quale direzione sta andando il Napoli? C'è il rischio di restare fuori dalle prime quattro?
"Il Napoli va in una direzione obbligata: deve fare legna con quello che ha. Allegri conosceva benissimo la situazione e l'ha accettata. In questo momento non ci sono le condizioni per fare una rivoluzione e acquistare calciatori da settanta milioni capaci di spaccare le partite. Per me è un anno di transizione".
Questo significa ridimensionare anche gli obiettivi?
"Il Napoli deve pensare al proprio percorso e provare a conquistare la Champions. Recuperando gli infortunati e aumentando il feeling tra allenatore e squadra, non può scomparire improvvisamente. Parliamo di un gruppo che viene comunque da risultati importanti. La vecchia guardia, però, deve darsi una mossa".
Credi che il gruppo abbia risentito delle ultime stagioni particolarmente intense?
"È possibile. Probabilmente Allegri, arrivando dopo due stagioni molto dure dal punto di vista degli allenamenti, ha inizialmente allentato un po' le briglie per evitare di spremere ulteriormente giocatori già provati e stanchi. Adesso, però, credo sia arrivato il momento di stringere nuovamente e lavorare in maniera più profonda. È soltanto una mia impressione, perché non frequento gli allenamenti, ma penso che i giocatori debbano stringere i denti e darsi da fare".
De Bruyne ha dichiarato di sentirsi al massimo della propria condizione. È questo il massimo che il Napoli può aspettarsi da lui?
"Da De Bruyne non possiamo pretendere ciò che non può più dare. Lui stesso è stato onesto dicendo sostanzialmente: 'Questo sono io'. Allegri sicuramente si aspetta qualcosa in più, magari qualche passaggio decisivo in più soprattutto per Hojlund, per riuscire a mandarlo maggiormente in porta".
Resta comunque un calciatore determinante?
"De Bruyne è stato ed è un grandissimo campione, ma secondo me non è un trascinatore. Non è il leader morale che scuote tutta la squadra. Veniva da un Manchester City nel quale c'erano tantissimi grandi campioni e non aveva necessariamente il compito di essere il condottiero. Il Napoli oggi avrebbe bisogno proprio di un giocatore che trascini gli altri e detti i tempi".
L'età incide inevitabilmente sul rendimento del belga?
"Certamente. A 35 anni non possiamo aspettarci il De Bruyne di una volta. Resta un fuoriclasse capace di dare qualcosa di importante, ma non può più offrire quello che offriva negli anni migliori. Bisogna partire da questa consapevolezza".
Chi può rappresentare allora il futuro del centrocampo del Napoli?
"Vergara. Cominciamo magari facendo giocare De Bruyne per un'ora e poi mettiamo subito Vergara. C'è un progetto di Allegri sul belga, ma bisogna contemporaneamente costruire il futuro. Vergara è un calciatore tecnicamente dotato e soprattutto è un combattente: pressa, recupera palloni, li difende e non si tira mai indietro".
Quindi gli concederesti molto più spazio già in questa stagione?
"Assolutamente. Vergara è il futuro e deve giocare. Per me è una mezzala sinistra e bisogna utilizzarlo nel suo ruolo senza confonderlo, anche se è uno di quei ragazzi che, ovunque venga schierato, dà sempre tutto: lotta, combatte e cerca continuamente di incidere".
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