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Improta: “Il Napoli resta troppo basso, così rischia sempre. Anguissa? E' sul viale del tramonto”

Improta: “Il Napoli resta troppo basso, così rischia sempre. Anguissa? E' sul viale del tramonto”
Oggi alle 14:00Radio Tutto Napoli
di Antonio Noto
Gianni Improta a Radio Tutto Napoli analizza i problemi tattici degli azzurri, il caso Anguissa e propone il 3-4-2-1.

Gianni Improta, ex calciatore del Napoli, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania.

L’Italia ha iniziato negativamente il nuovo corso di Roberto Mancini, mentre De Bruyne ha offerto una grande prestazione con la sua Nazionale. Quali indicazioni hai tratto?
“Indubbiamente ieri è stata una gara che ha messo in evidenza quello che è stato appena detto. Per quanto riguarda la nostra Italia, purtroppo giudicarla ora no, sbaglieremmo tutti, perché giustamente è tutto nuovo quello che stiamo vedendo e quindi bisogna, non dico dargli tempo, ma pazientare, perché poi andiamo a incrociare Nazionali che già hanno una base, mentre noi ripartiamo da zero. Quindi, tutto sommato, voglio dire che il risultato è negativo sotto tutti i punti di vista. La squadra non è stata brillante, ha fatto intravedere poche cose e in queste poche cose poi è emerso il talento innato di De Bruyne. De Bruyne che ovviamente ora, dopo questa gara, sembra che sia il Messia, ma nelle ultime nostre gare tutto quello che ha fatto ieri non l’ha fatto intravedere.

Ora ci si domanda: è l’organizzazione di gioco che latita e quindi lui non riesce ancora a incidere oppure è lui che ha un torpore di per sé nato dopo la sfortunata stagione dell’anno scorso con l’infortunio? È l’inizio di questa stagione che non lo vede tanto brillante, quindi ci sono tanti interrogativi. Però buttare tutto a mare no, nella maniera più assoluta. Nel calcio ci vuole tanta pazienza e purtroppo dietro l’angolo ci sono i risultati che non arrivano e quindi fanno rimanere male tutti. Globalmente parlando, io dico che per quanto riguarda il Napoli c’è ancora spazio per rimediare. Poi è normale, dopo aver visto ieri la gara, bisogna chiedere ad Allegri se riesce a mettere in condizione De Bruyne di fare quello che ha fatto ieri nella sua Nazionale.

Il Napoli ha mostrato di soffrire quando abbassa troppo il baricentro. La chiave può essere quella di giocare più stabilmente nella metà campo avversaria?
“Hai toccato il tasto che io ho rimarcato in più occasioni, dicendo proprio quello che tu hai affermato, vale a dire che il Napoli ha affrontato le prime gare restando troppo basso e dando agli avversari la possibilità di offenderlo in continuazione. Poi gli episodi, ovviamente, perché trattasi di episodi, hanno determinato i risultati negativi. Perché è così: dagli e ridagli in area di rigore, quando li porti a ridosso della tua porta, prima o poi qualcuno può sbagliare o l’avversario è più furbo di te e più lesto di te. Quindi il tuo ragionamento non fa una grinza, io lo sposo in pieno e penso che Allegri pure abbia capito. Perché non è possibile che noi diamo alle squadre avversarie la possibilità di venirci addosso, ma attenzione, a ridosso proprio dell’area di rigore. Posso capire se lo fai quindici metri più avanti e quindi già guadagni qualcosa, ma se te li porti nell’area di rigore, come è successo in tutte le gare che abbiamo perso, e qui bisogna dirlo, prima o poi ti viene fuori la deviazione, la prodezza dell’avversario. Però ovviamente rischi, rischi sempre. Sono d’accordo, bisogna riprendere questo, bisogna lavorare”.

De Bruyne può essere uno degli uomini da responsabilizzare maggiormente per cambiare l’atteggiamento della squadra?
“Allegri deve inculcare, a partire anche da quello che ha fatto intravedere effettivamente uno dei suoi calciatori più rappresentativi. De Bruyne si è messo lì, ha comandato lui, ha fatto da par suo quello che è stato sempre nelle sue corde. Quindi anche responsabilizzare i singoli. Ovviamente qualche attenuante con l’assenza di McTominay Allegri ce l’ha, perché McTominay è l’altro che sposta anche gli equilibri e quindi ovviamente anche gli altri lo seguono, come dovrebbero seguire De Bruyne, perché sono i due che possono trascinare in una situazione molto più favorevole il nostro Napoli, che comunque da me è annoverato tra gli organici più importanti del nostro campionato. 

Come dovrebbe gestire il Napoli la situazione contrattuale di Anguissa, considerando anche le sue condizioni fisiche?
“Prevale sempre l’attaccamento, il professionismo e quant’altro. Poi Anguissa non è certamente, caratterialmente parlando, quello che ti crea problemi. Indubbiamente ha chiesto un aumento perché è lecito farlo, però dopo la passata stagione onestamente non c’erano tutti i presupposti per chiedere l’aumento. Perché bisogna considerare anche quest’aspetto: i calciatori chiedono, chiedono, ma poi andate in campo e ci date? Ci date o non ci date nulla e pretendete sempre? Anche questo aspetto io non so se in società ci sia qualcuno che gliene parli in questa maniera ai calciatori. Perché è bello dare-avere, va benissimo, però mi devi dare. Perché se poi ogni volta che scendi in campo ti fai anche male, ma scusate un attimo, dobbiamo andare dietro Anguissa che chiede e che magari lo stiamo pregando quasi per restare? Non lo so. Io in queste situazioni la penso diversamente, sono drastico: o dentro o fuori, perché altrimenti non se ne esce più. Bisogna, in alcuni momenti di qualsiasi attività della vita nostra quotidiana, usare il buon senso, perché essere presi in giro no, nella maniera più assoluta. Quindi dare-avere e tutto poi si mette a posto”.

Quanto pesa anche l’aspetto fisico nella valutazione sul futuro di Anguissa?
“Io guardo soprattutto il discorso fisico che, per quanto mi riguarda, nel vedere quello che sta dando Anguissa, per me è un calciatore sul viale del tramonto, fisicamente parlando. Non per presunzione, come età. Sta giocando lui, può giocare anche qualcun altro di età superiore. Quando lui ha subito quell’infortunio in Nazionale, dopo Anguissa non si è visto più. Però nel periodo della sua non esistenza ti va a chiedere quella cifra e allora sembra che sia un momento di rottura, perché poi il Napoli quelle cifre non le ha mai date a nessuno”.

Ti è piaciuto l’esperimento del doppio play Lobotka-Gilmour? Potrebbe essere una soluzione anche quando torneranno McTominay e Anguissa?
“Indubbiamente sono due calciatori che si completano, anche se hanno attitudini simili a inizio di impostazione di gioco. Ma poi l’uno, che sarebbe Gilmour, verticalizza molto di più, va di più al tiro. Lobotka ha accelerazioni che altri non hanno. Diciamo che si completano e io ho letto qualcosa da qualche parte e non sarei contrario a una soluzione per far giocare ovviamente insieme i due play arretrati, ma anche gli altri due avanzati, parlo di McTominay e ovviamente De Bruyne. Quindi un 3-4-2-1 non sarebbe male. Attenzione, perché ovviamente con due esterni che devono sobbarcarsi anche l’onere di coprire un po’. Uno ce l’ha, il Napoli l’ha acquistato dal mio ex Catanzaro, la mia seconda patria: Favasuli. Bisogna mettere in moto il cervello per cercare di venirne fuori. Soluzioni ce ne sono. L’unica cosa che vorrei è che un po’ di fortuna in più assistesse questi ragazzi, perché si infortunano e non è una cosa normale. Voglio lanciare un appello: quando ci sono questi sforzi fisici ravvicinati, mi raccomando cari ragazzi, cercate di condurre una vita da atleti, ma nel vero senso della parola. A buon intenditor, poche parole”.