Caporale: "La vera svolta di Allegri sarà la gestione dell'intera rosa"
Il nostro opinionista Carlo Caporale, giornalista, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania.
Che impressione ti ha fatto la conferenza stampa di presentazione di Massimiliano Allegri? "La presentazione, chiaramente, la cornice è sempre ormai sontuosa, più gli anni passano e più aumenta di livello. Ed è bene così. C'era tutto il vertice del Calcio Napoli, dal presidente ai suoi più stretti collaboratori e naturalmente il capo dell'area tecnica, che è il nuovo allenatore Allegri. Io non mi aspettavo fuoco e fiamme da questa conferenza stampa. Dobbiamo essere bravi noi a estrapolare i passaggi più significativi, possiamo fare qualche ragionamento, il materiale credo non ci manchi. Poi è chiaro che se volevamo risposte più dettagliate sul sistema di gioco, magari su alcuni giocatori, sulle potenzialità della squadra, sul mercato, ci vorrà un po' di lavoro ai fianchi, è un duro lavoro per noi giornalisti, però questo magari verrà strada facendo. È un primo approccio e mi sembra che come primo approccio ci sia tutto, un po' dell'Allegri che si è mostrato alla stampa e quindi ai tifosi, tra l'altro anche con un attimo di commozione quando ha ricordato a un certo punto la madre. Credo che fosse anche poco bene in un momento in cui lo chiamò precedentemente, qualche anno fa, il presidente De Laurentiis. Questo è importante perché il rapporto De Laurentiis-Allegri, del resto, era un po' anche quello con Conte, affonda radici molto precedenti all'attualità. Quindi questo magari può essere un pregio o un difetto, poi lo scopriremo strada facendo".
Che indicazioni hai colto sulle idee tattiche di Allegri e sul futuro di De Bruyne? "Intanto è sbarcato a Capodichino anche Rafa Marin, intercettato da Sky: sono molto felice di questo ritorno in azzurro. Vediamo se poi sarà definitivo o ripartirà di nuovo in prestito. Tra l'altro pure lui magari attende di iniziare il lavoro per capire quale sarà il progetto tecnico che riguarda la difesa. Ne parlavamo prima perché, a domanda del nostro Francesco Molaro sulla linea a tre o sulla linea a quattro, Allegri ha risposto che la difesa è importante quanto lo è il centrocampo e quanto lo è l'attacco. Questa è stata la sua risposta. Poi però anche in altre domande ha fatto capire che conta la cosiddetta differenza reti. Non tanto perché ci sia da superare qualche quota, per carità, è un parametro, ma in generale avere una buona differenza reti significa che comunque rispetto agli avversari c'è una certa superiorità che nell'arco delle 38 gare di campionato poi si tramuta in punti. Perché è difficile che tu segni due o tre gol a partita, fai due o tre gol di differenza reti in media a partita e poi ne perdi tante anche di misura. Alla fine sono più quelle che vinci che quelle che perdi."
Che lettura dai delle parole su Kevin De Bruyne? "Potrebbe essere un'interpretazione. Io su quella di De Laurentiis poi ci andrei sempre cauto, perché a volte va a parare dove noi umili mortali non riusciamo ad arrivare con alcuni dei suoi ragionamenti. Ma il fatto che abbia speso parole così importanti per un giocatore, forse è stato l'unico giocatore nominato singolarmente che ha avuto queste parole da De Laurentiis, mi lascia capire più che sia un cosiddetto endorsement per la figura di De Bruyne che non qualche perplessità e quant'altro. Poi lui si è mantenuto molto cauto sui moduli e sui giocatori, dicendo: io devo prima allenarli, devo prima vedere, devo prima valutare. E questo ci può stare di principio, nel momento in cui non ti vuoi ulteriormente sbilanciare. De Bruyne o è un grandissimo bluff oppure è reale comunque una sua volontà, almeno ad oggi, di inserirlo in un contesto di squadra che naturalmente poi deve essere funzionale al giocatore e alle fortune dell'intera formazione che va in campo e che deve produrre un calcio molto fattivo che ottenga risultati. Quindi vediamo se questo può essere uno dei suggerimenti che già ci dà un'indicazione. Io, per la verità, anche un po' per le indiscrezioni e un po' per come lui imposta soprattutto la parte creativa della squadra, penso che sia uno che non rinuncia, laddove può, a giocatori di fantasia e di creatività nella metà campo in su. Si affida più al loro estro che non a degli schemi. Questo mi sembra il modo di fare, il modo operativo di questo allenatore. Quindi, avendo l'opportunità di poterlo schierare e di poterlo allenare, forse, se non sopravviene qualche altra situazione, non mutano delle cose oppure non c'è qualche problema personale o di motivazione del giocatore stesso, ritengo che possiamo forse cominciare ad annoverare De Bruyne nella rosa 2026-2027 del Napoli."
La gestione dell'intera rosa può essere il vero valore aggiunto del Napoli di Allegri? "Questa forse è la principale linea di discontinuità nel modo di agire tra l'allenatore dello scorso anno, Antonio Conte, e Allegri. Perché forse, al di là del gioco, della qualità e di quanto altro, quello che ha sempre lasciato perplessi, ed era anche il tema di discussione sugli infortuni, dove si parlava di preparazione, medici e carichi, è un dato oggettivo che avevamo sotto gli occhi già nei primi mesi, quando poi ha cominciato a scaturire la catena di infortuni. È anche un circolo vizioso che si innesca, perché tu, perdendo giocatori, metti ancora più sotto pressione quelli che sono rimasti e anche loro vanno incontro al rischio di sovraccarico e quindi agli infortuni. Conte, nella parte iniziale, pur avendo avuto una rosa abbastanza ampia, un po' per timore di anticipare l'ingresso in campo di giocatori che evidentemente lui non riteneva prontissimi, un po' per affidarsi alla vecchia guardia che gli garantiva un certo rendimento, ha fatto giocare anche quando è iniziata la Champions un po' sempre gli stessi, i soliti titolari, i quali poi, come caratteristica comune, molti di loro avevano anche un'età anagrafica non proprio giovanissima. Questo mi sembra un dato che, non dico sia provato al cento per cento, ma oggettivamente può avere un'incidenza dal punto di vista degli infortuni e di tutto quello che è accaduto al Napoli. Se poi aggiungiamo che coinvolgere il resto del gruppo mette in ritmo e in fiducia anche tanti altri giocatori, come è accaduto ad esempio a Vergara tanti mesi dopo, anche una dichiarazione d'intenti di Conte che diceva 'vedrete prestissimo'. Prestissimo passarono quattro mesi prima di rivedere in campo Vergara. Ma se tu fin dall'inizio riesci un po' a coinvolgere tutti, riesci a distribuire le energie, ti trovi una squadra più tonica, ma ti trovi anche giocatori più motivati e più pronti all'evento. Poi ci sono le scelte tecniche e tattiche, dove poi l'allenatore deve schierare Tizio anziché Caio in alcune circostanze, però credo che questo possa già in linea di principio essere forse la cosa che più differenzia la gestione dello scorso anno da quella di Allegri. Poi ci sono tante altre situazioni che vanno verificate e quello del rendimento in campo mi sembra oggettivamente l'aspetto più importante."
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