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Da Milano, Serafini: “Scudetto? Rimpianti Napoli, ma anche al completo non brillava”

Da Milano, Serafini: “Scudetto? Rimpianti Napoli, ma anche al completo non brillava”
Oggi alle 03:00Radio Tutto Napoli
di Francesco Carbone

Luca Serafini, giornalista, volto storico di Mediaset a seguito del Milan, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.

Luca, noi ci eravamo sentiti dopo il derby vinto e ti chiesi: si riapre il campionato? Ti rifaccio oggi la stessa domanda. Credi che sia più complicato per il Milan o per il Napoli vincerle tutte, oppure è difficile che l’Inter continui ad avere problemi?

"È una bella domanda, nel senso che il Napoli adesso ha recuperato quasi tutti i suoi effettivi, ha ingranato una marcia alta, ha riacquistato finalmente perché la continuità per la verità non ce l'ha avuta neanche all'inizio della stagione e sembra un po' più spedito. Conte è quello che più di altri spinge sull'acceleratore anche nelle conversazioni parlando di Scudetto e fa bene perché fino a prova contraria ce l'ha sulla maglia e onestamente mi pare che a ranghi completi e per il finale sia un po' più completo il Napoli del Milan. Adesso poi nello scontro diretto lo vedremo, però parlo come valori assoluti, il Milan è capace di vincere a Napoli e poi la domenica dopo perdere in casa, cosa che è successa per esempio dopo il derby. Pensare che anche solo pareggiando le partite con Lazio e Parma oggi potremmo parlare come di campionato riaperto anche col Napoli perché quando c'è un tallonatore a quattro lunghezze quello a meno sette si sente ovviamente di poter essere risucchiato nei primi due perché tra i due litiganti il terzo gode, però empiricamente così analizzando un po' quello che è accaduto fino ad oggi. La capacità di rimettere un po' insieme i cocci da parte dell'Inter vedo un po' difficile con un crollo così clamoroso nel finale, poi tutto può accadere."

In virtù di questo calo, Milan e Napoli possono avere rimpianti guardando al loro cammino fin qui?

"Sì certamente sì, per i rimpianti nella vita c'è sempre spazio, c'è sempre tempo, onestamente visto che il Napoli era detentore dello Scudetto i rimpianti più grossi sono i suoi anche legati alla catena di infortuni, però ripeto che anche poi all'inizio della stagione quando grosso modo alcuni protagonisti c'erano il Napoli non ha mai avuto il passo del detentore, si è sfilato presto proprio dal vertice della classifica. Oggi sarebbero un po' più avanti. Il Milan onestamente che rimpianti può avere, con la rosa che ha, con i limiti offensivi che ha da gennaio quando Pulisic e Leao sono andati fuori condizione e completamente non l'hanno ancora ritrovata neanche adesso, con gli sbandamenti difensivi, soprattutto col fuoco che rispetto a Inter e Napoli è sicuramente inferiore. Perché tu vai a Roma contro la Lazio sapendo che l'Inter ha pareggiato e puoi portarti a cinque punti e non giochi la partita, non la giochi. È vero sì, poi se parli con i milanisti hanno battuto tutte le grandi e hanno sprecato un sacco di punti con Parma, Cremonese, Sassuolo e tutto quello che ti pare, però onestamente oggi con la classifica, ma soprattutto più che la classifica i punti che ha il Milan, nessun milanista può avere più di tanti rimpianti, puoi avere il rimpianto di non averci creduto, quello sì."

Ti chiediamo anche di Leao: dopo anni, quali problemi ha avuto per non esprimersi come avrebbe potuto?

"Io è un discorso che faccio da anni, cioè Leao se appena segnerà il prossimo gol, che sarà il decimo, sarà il primo giocatore dopo vent’anni, dopo Shevchenko, che nel Milan entrerà in doppia cifra per cinque stagioni consecutive e questo qualche cosa vuole dire. Leao non è Gattuso, non è un combattente, non è neanche Balotelli, non è neanche indolente, è semplicemente leggero, è un ragazzo che ha faticato a maturare, a trovare il fuoco, ad avere quella capacità di lotta. Facevo l'altro giorno l'esempio di Kaká: Kaká tecnicamente in qualche modo ricordava Leao perché sulla fascia, dal passo, sono cortissimi come Mbappé, palla tra i piedi, ma quando partono vanno a cento all'ora e hanno un controllo che è sensazionale. Mbappé ha di più sicuramente il senso del gol, ma in quanto ad apatia e ad anarchia credetemi che non è assolutamente inferiore a Leao. Ancelotti mi ha detto che è un giocatore molto complicato da allenare perché non ha grande senso di squadra e di partecipazione. Kaká aveva più cattiveria, più bagaglio perché poteva giocare anche da trequartista, ma sono due giocatori che intorno ai trent’anni poi cominceranno già a tramontare perché non sono Maradona o Ronaldinho che anche da fermi a quarant’anni avrebbero potuto incantare le platee. Quando si ferma quella potenza in velocità finiscono. Leao non ha mai ingrossato più di tanto il suo bagaglio tecnico, per esempio non batte punizioni, ha cominciato a battere qualche rigore, i cross non sempre sono quelli giusti, ma è un giocatore molto produttivo anche dal punto di vista dei cross. Concludo dicendoti una frase sola: io penso che Leao sia il miglior giocatore del Milan, nel senso che, a parte gli altri nomi che ti pare, però è l'unico che da solo quando decide risolve la partita. Allora che cosa succede? Con Pioli che aveva una squadra propositiva, quindi giocava molto nella metà campo altrui, che lui rientrasse meno e fosse così discontinuo si sopportava meglio, perché aveva giocatori che correvano molto. Oggi con una squadra più difensiva e spostato di ruolo si vedono in più certe magagne, però è anche vero che anche con certe magagne è l'uomo che ha segnato di più e che ha fatto più assist nell'anno del Milan."

Calciatori come Leao e Mbappé potrebbero avere difficoltà dopo i trent’anni. Nel Milan c’è Modrić verso i quarantuno e nel Napoli De Bruyne verso i trentacinque: quanto è bello avere campioni così in Serie A?

"A me fa molto arrabbiare quando dicono che l'Italia è diventata il cimitero degli elefanti perché arrivano qui i giocatori anziani. Intanto il loro lavoro e la loro professionalità è un esempio per tutti e aiuta a crescere anche i giovani italiani. E poi qual è la differenza? Io ne ho conosciuti tantissimi i giocatori che sono arrivati a quarant’anni e oltre, da Buffon a Vieri, da Totti a Maldini a Costacurta. Qual era la chiave? La chiave è che loro arrivavano al campo per primi e andavano via per ultimi, continuavano ad allenarsi come se avessero quattordici anni, cercando non soltanto di continuare a progredire ma di non regredire. Ecco perché sono degli esempi. Mi ricordo quando sono stato nel 2020 al Milan: un giorno Saelemaekers disse in un'intervista: se lui che è Ibrahimović a quarant’anni, con allenamento alle 10, alle 8 è già al campo, io che sono Saelemaekers devo arrivare almeno alle 9. Questa è la chiave. Perché servono questi giocatori? Perché tutti quelli che hanno minimamente cervello, sensibilità e professionalità vedono uno così. Ma questo succede in tutti i lavori. Nelle redazioni, quando tu vedi un uomo di sessanta-settant’anni che sta otto ore in redazione, che ricerca, che lavora in un certo modo, dici: lo devo fare anch’io se il mestiere è quello lì. Questo è il grande messaggio di giocatori come Modrić. L'altra grande caratteristica è che sono bravi padri di famiglia, hanno una vita regolare, sana, delle regole, delle norme, quindi sono professionisti a trecentosessanta gradi che ti trasmettono qualcosa e ne beneficia tutta la squadra."