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Dazn, Barsotti fa il nome: “Se Allegri lo usa bene, può essere risorsa importante per il Napoli”

Dazn, Barsotti fa il nome: “Se Allegri lo usa bene, può essere risorsa importante per il Napoli”
Oggi alle 14:45Radio Tutto Napoli
di Francesco Carbone

Giovanni Barsotti, giornalista Dazn, è intervenuto nel corso di "Sabato Sport" sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito o sulle app (qui per Iphone/Ipad o qui per Android). 

Cosa ne pensi del nuovo format del Mondiale? È molto discusso: più nazionali, anche meno competitive. C’è chi critica questa scelta. È giusto allargare la partecipazione o l’Europa dovrebbe avere più posti? “Bisogna distinguere tra gusto personale e modello di business. A livello personale, anche io sono più legato a un torneo più compatto, con partite più equilibrate e tutte più “pesanti”. Però non voglio farmi condizionare dalla nostalgia. Dal punto di vista del business e della costruzione del torneo, la direzione è chiara: allargare il Mondiale, coinvolgere più federazioni e più paesi. Non è una visione necessariamente eurocentrica: non si può dire che l’Europa debba avere più spazio solo per il ranking. È giusto distribuire le partecipazioni anche su base geografica. È una scelta più politica che tecnica o etica, ma la capisco. Inoltre, più paesi coinvolti significa più federazioni che votano, più partecipazione e più consenso interno alla FIFA. È una logica anche di equilibrio politico. Anche il fatto di avere più Paesi ospitanti va in questa direzione. Il Mondiale è sempre stato in evoluzione: il primo del 1930, ad esempio, si giocò interamente a Montevideo. Oggi si va verso tornei sempre più grandi: più squadre, più partite, più diritti televisivi, più biglietti venduti. E anche sui biglietti la polemica è evidente: costi altissimi, fino a cifre enormi per le finali, ma comunque venduti. A quel punto bisogna decidere se mettere in discussione l’intero sistema o accettare il modello economico attuale. La direzione, oggi, è questa”.

Torniamo al Napoli: che allenatore è Massimiliano Allegri? Quali differenze con Antonio Conte? “Il lato positivo, per un tifoso del Napoli, è pensare al precedente: Conte lascia una squadra molto costruita e Allegri spesso riesce a migliorare quel tipo di base. Conte ti dà struttura, intensità, concetti forti, ma ti “consuma” fisicamente e mentalmente. Allegri invece è molto bravo a gestire il materiale che trova, a portare equilibrio e serenità nello spogliatoio. Questo può essere importante, soprattutto in un contesto dove magari ci sono state tensioni o malumori. Dal punto di vista del campo, però, è giusto dirlo: il calcio di Allegri oggi non è spettacolare né particolarmente propositivo. È un calcio più prudente e meno moderno rispetto ad altri modelli. In alcune fasi si è un po’ involuto, anche perché il calcio è cambiato molto: oggi contano analisi, struttura e preparazione dettagliata, e su questo aspetto può essere meno brillante. Detto questo, è un allenatore intelligente e molto bravo nella gestione umana. Quindi può partire bene a Napoli, soprattutto nell’impatto iniziale. Poi sarà importante capire se riuscirà ad aggiornare il suo modello tattico”.

Un ascoltatore scrive: “Con Allegri cambierà poco, io disdico DAZN perché voglio spettacolo”. Cosa rispondi al tema tra risultati e spettacolo? “È il classico tema tra “risultatismo” e “giochismo”. Io credo nella progettualità. Non credo nello spettacolo fine a sé stesso, ma nemmeno in un calcio solo speculativo. Spesso le squadre che giocano bene nel corso della stagione migliorano e poi raggiungono anche risultati importanti. Il gioco, quindi, non è in contraddizione con il risultato. Ci sono esempi chiari: squadre che inizialmente sembravano solo “belle da vedere” e poi hanno raggiunto obiettivi importanti perché avevano un’identità forte. Anche in Serie B si vedono spesso squadre che giocano meglio della categoria e poi salgono di livello. La progettualità può anche non essere spettacolare, ma deve essere coerente. Un esempio è anche l’idea di una squadra che si sacrifica e segue un principio comune: non è spettacolo puro, ma è identità. Alla fine, il calcio è anche intrattenimento: se non ci fosse un minimo di spettacolo, guarderemmo solo la nostra squadra. Quindi sì, è giusto chiedere divertimento, perché il calcio è anche questo”.

Che ne pensi di Antonio Vergara: può essere un talento su cui puntare nel Napoli di Allegri? “Dipende da come Allegri vorrà impostare la squadra. Se torna a valorizzare la qualità offensiva e la costruzione tecnica, allora sì: giocatori come Vergara possono diventare importanti. Allegri in passato ha già valorizzato talenti e giocatori offensivi in sistemi anche molto creativi. L’importante però è una cosa: non “coccolare” un giocatore fuori ruolo. Bisogna metterlo nelle condizioni di esprimersi vicino alla porta, dove può incidere davvero. Se lo si utilizza nel modo giusto, allora può diventare una risorsa interessante per il futuro del Napoli”.