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De Bruyne play, Marino spiega: "La differenza con Lobotka e cambia tatticamente..."

De Bruyne play, Marino spiega: "La differenza con Lobotka e cambia tatticamente..."
Oggi alle 22:20Radio Tutto Napoli
di Davide Baratto
Giuseppe Marino analizza Napoli-Roma, le difficoltà tattiche degli azzurri e il possibile impiego di De Bruyne in cabina di regia

L'allenatore Giuseppe Marino, intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, ha analizzato la sfida tra Napoli e Roma, soffermandosi sulle difficoltà della squadra di Massimiliano Allegri e sulla necessità di trovare un maggiore equilibrio tra fase offensiva e difensiva. Nel corso dell'intervista, Marino ha approfondito anche il possibile impiego di Kevin De Bruyne in cabina di regia, spiegando vantaggi e rischi della nuova posizione del belga. Di seguito le sue dichiarazioni.

Che partita sarà Napoli-Roma?

"Il peggior avversario del momento. Sappiamo che la Roma è imbattuta, in crescita, è una squadra in forma fisicamente e con grande autostima. Credo che forse ad oggi sia l'unica antagonista dell'Inter in Serie A. È una prova del nove, che capita in un momento difficile, ma che ti permette di superare l'esame e magari di riproporre il Napoli per determinati obiettivi nei quali purtroppo adesso, viste le ultime prestazioni, non siamo più fiduciosi".

Allegri ha parlato della necessità di trovare equilibrio, senza sbilanciarsi troppo in avanti. Il Napoli dovrà avere un atteggiamento più prudente contro la Roma?

"Penso che lui faccia appello all'equilibrio, perché molto spesso il Napoli si spacca e si allunga tantissimo. Credo che il riferimento del mister sia quello, anche perché gli uomini sono quelli. Il centrocampo con De Bruyne e McTominay, che sta recuperando, è un centrocampo di qualità, ma se non ci metti Anguissa e se non torna il miglior Anguissa, che porta un po' di muscoli là in mezzo, è un centrocampo che per le caratteristiche dei giocatori ti fa poco filtro. Quindi devi cercare di trovare una soluzione. Potrebbe essere quella di difendere con un blocco un po' più basso, un blocco medio, aspettare, non andare in pressione forte e non aumentare gli spazi tra i reparti. Però così vai a pagare l'inerzia della squadra, l'offensività, perché recuperi la palla a 30, 40, 50 metri dalla porta e poi ripartire diventa difficile. Credo che lui faccia appello all'equilibrio, a essere un pochino più attenti alle preventive quando attacchi, cercando con i difensori e i centrocampisti di non essere distanti e di non pensare solo ed esclusivamente ad attaccare. Mi auguro che questo sia l'intento, perché questa è una partita in cui devi andare a fare la guerra. Non voglio dire che sia l'ultima occasione per credere allo scudetto, però se la Roma viene qui ed esce vincitrice, penso che si metta veramente una pietra sopra quelle ambizioni. In questo momento bisogna caricare la squadra, darle autostima. Chiaramente questa è una Roma che non puoi affrontare a tutto campo perché non hai i giocatori nelle condizioni migliori, la coperta è corta e non puoi fare il turnover che fa la Roma. Mi rendo conto che ci sia bisogno anche di molta strategia. Però giochiamo in casa, al San Paolo, e questo deve essere un fattore a nostro favore".

De Bruyne ha giocato molto bene da play contro il Bodø/Glimt. Allegri potrebbe allungargli la carriera impiegandolo in questa posizione?

"È una posizione che piace ad Allegri, come dimostra anche l'esempio di Modric che ha avuto al Milan. Gli piace amministrare la squadra attraverso giocatori di qualità, che capiscono il calcio e le situazioni. Secondo me si sta notando che De Bruyne in quella posizione riesce anche a essere più decisivo nei passaggi. Facendo un passo indietro, penso che riesca a fare meglio. Il problema è che poi devi chiedergli anche un tipo di lavoro che lui, fortunatamente per lui, non ha mai fatto. Bisogna trovare l'equilibrio giusto in questo momento. Però penso assolutamente che sia una posizione ideale per lui, dove riesce anche a dare una mano a Lobotka. Quando incontri squadre che vengono a pressarti forte sul play, se gli metti un giocatore vicino hai una soluzione in più, altrimenti con Anguissa e Scott più avanti puoi andare in difficoltà. Credo che in questo momento possa essere una soluzione per la squadra".

Qual è la differenza tra Lobotka e De Bruyne nella gestione della pressione avversaria? Lo slovacco è più abile a liberarsi della marcatura negli spazi stretti?

"Sì, tendenzialmente il problema è questo. Però sai cosa succede? Che partendo con due giocatori in costruzione ne attiri due e quindi hai un po' più di spazio per McTominay, che può inserirsi. Invece, se lasci solo Lobotka con Kevin e Scott in zona di rifinitura, a volte puoi congestionare quella zona di campo: le squadre avversarie ti chiudono e non riesci ad arrivarci. Quindi credo che abbassare De Bruyne possa essere una soluzione, ma non quella definitiva, perché ogni partita è una storia a sé. C'è una partita in cui Kevin può servirti lì, un'altra in cui può servirti un po' più alto. Ormai il calcio non è più come una volta: non basta una sola lettura della partita. Ne servono dieci, quindici, perché le situazioni cambiano da un minuto all'altro e gli allenatori modificano continuamente le pressioni. C'è bisogno di adattamento e sempre più di calciatori capaci di percepire questi cambiamenti".