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Fabian in finale Mondiale, Giordano: "C'è del Napoli al Psg, mi affascina..."

Fabian in finale Mondiale, Giordano: "C'è del Napoli al Psg, mi affascina..."
Oggi alle 18:00Radio Tutto Napoli
di Fabio Tarantino

Antonio Giordano, giornalista de La Gazzetta dello Sport, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania.

Cosa ti ha convinto, e se c'è qualcosa che ti ha convinto meno, delle dichiarazioni di Massimiliano Allegri in conferenza stampa?
"No, mi ha convinto tutto. Senza frasi d'effetto ha detto le cose che doveva dire, ha disegnato degli scenari che sono più o meno quelli che ci aspettavamo, cioè di una squadra che lui ritiene già forte e che eventualmente andrebbe ritoccata nel caso in cui dovesse uscire qualcuno, perché questa è la condizione finché si muove il mercato. Ha speso belle parole su Højlund, belle parole su De Bruyne, ha avuto, a modo suo, un atteggiamento abbastanza sobrio e molto ironico quando è stato necessario, a proposito della vicenda dello Scudetto del 2018. Una conferenza stampa che è in linea con la persona e con il personaggio. Io credo che Conte si sarebbe innervosito, fosse stato nei panni di Massimiliano Allegri, rispetto alla domanda di Umberto Chiariello. Ognuno è fatto a modo suo, quindi magari ci sta che avrebbe risposto con un pizzico di risentimento, ma d'altro canto sono due modelli diversi dal punto di vista mediatico e anche espressivo. Ognuno può preferire l'uno o l'altro, oppure anche nessuno. A me è piaciuta la conferenza stampa."

Tra i passaggi della conferenza stampa c'è quello sulle statistiche: il modo di leggerle e il loro valore. Allegri ha sottolineato che il Napoli ha segnato 57 gol e ne ha subiti 35. È da lì che parte la costruzione dello Scudetto?
"Sì, perché le statistiche rappresentano semplicemente quello che accade in campo e quindi ti spiegano eventualmente dove intervenire. Se una squadra segna 57 gol e ne subisce 35, è lì che comincia il discorso Scudetto. Deve esserci una forbice molto più ampia, bisogna avere più frecce al proprio arco e una capacità difensiva molto più alta. Poi, che riesca a combinare le due fasi, è ancora presto per dirlo. Non è ancora partita la stagione, credo che oggi abbia conosciuto i primi undici ragazzi con i quali avrà potuto scambiare qualche chiacchiera e vedere in che modo si siano presentati. Ma in questo calcio moderno si presentano tutti molto bene. Con lui gli attaccanti hanno sempre segnato, anche i centrocampisti. Ricordo Nocerino a 13 gol, Pogba ne ha fatti parecchi, Vidal anche. Poi dipende da come intenda giocare e soprattutto da quello che potranno dare gli esterni. Io sono molto curioso di vedere Alisson con la responsabilità di una maglia da titolare. Non l'ha mai avuta, l'ha conquistata strada facendo a Napoli anche per una serie di circostanze favorevoli. Non dimentichiamo che arriva praticamente dalla panchina del campionato portoghese e comincia a giocare tra diffidenze e perplessità, in una squadra che dalla trequarti in su aveva delle difficoltà espressive indiscutibili. La curiosità più grande è lui. Gli altri più o meno sono delle certezze. Per me resta una certezza anche Neres, nonostante le poche partite che ha giocato: è un talento così grande che non può essere discusso a priori."

Se dovessi fare il tuo podio degli allenatori del Napoli nell'era De Laurentiis, quale sarebbe?
"Non mi piacciono le classifiche. Una classifica del genere andrebbe sviluppata su due filoni: uno sulla storia di ognuno e l'altro sulla storia squisitamente napoletana. La storia squisitamente napoletana, per me, la vince, anzi la stravince, Spalletti. Ha coniugato il successo con lo spettacolo, riuscendo a fondere le due cose in un campionato stracciato. Ognuno può leggerlo come vuole e pensare che siano crollate le altre, ma le altre sono crollate perché il Napoli le ha demolite, battendole tutte, andata e ritorno, dando una statura di calcio internazionale a una squadra che per lunghi tratti è stata semplicemente meravigliosa. Poi è chiaro che ci sarebbe da metterci Conte. È un discorso uguale e contrario, perché ha vinto in condizioni difficili, soprattutto dopo l'addio di Kvaratskhelia, però ha vinto senza lasciare grandi emozioni spettacolari. Qui entra in gioco anche il sentimento. Per il terzo posto sono combattuto tra Sarri e Benitez. Benitez, per me, rappresenta il mondo nuovo nel quale il Napoli si è calato. Mi verrebbe da dire che senza Benitez non ci sarebbe stata tutta questa opulenza. Stamattina parlavo con un mio amico molto ferrato sulle statistiche del Napoli e ricordavamo tutti i grandi giocatori arrivati nell'epoca De Laurentiis. Molti cominciano con l'arrivo di Rafa: Callejón, Mertens, Higuaín, Reina, Albiol, Ghoulam, Koulibaly, Jorginho. Come fai a tenere fuori dal podio un uomo del genere? Però come fai a tenere fuori Sarri? Facciamo un ex aequo. Se ti mostrano le medaglie di bronzo, ne diamo due. Poi andiamo a rivederci i tre anni del Napoli di Sarri. Diciamo che è esistito un calcio che probabilmente, come avrebbe detto Galeazzi, si gioca solo in paradiso. Record di punti, record di gol, ma soprattutto record di bellezza."

Stasera ci sarà Argentina-Inghilterra, una partita ricca di storia e di grandi campioni. Che sfida ti aspetti?
"Maradona ha vissuto e non si può soffocare tutto quello che ha fatto, dal punto di vista calcistico e anche politico. È un messaggio perenne, eterno, che rimane. È un'eco non soltanto della memoria e delle coscienze: è un'eco ribelle, una voce che scuote. È un ricordo che va rivitalizzato, perché non si può fare a meno di lui. Non l'abbiamo deciso noi, l'ha deciso lui con la sua grandezza. Non entro nelle classifiche su chi sia stato il più grande di tutti i tempi. Mi verrebbe da dire: chi sono io per dirlo? Ognuno nel proprio tempo: Di Stefano, Pelé, Messi e anche Cristiano Ronaldo. Per me rimane lui il più grande di tutto e di tutti. L'unico in grado di capovolgere le gerarchie e i poteri calcistici e politici, l'unico in grado di vincere un Mondiale, non dico da solo perché sarei irrispettoso verso i compagni, ma con una forza e un talento insopprimibili. Tutti i calciatori che abbiamo citato sono mitici. Maradona è stato un mito. Se si può usare senza essere blasfemi il termine Dio, Maradona è stato il Dio del calcio, come Federer nel tennis, come Merckx nel ciclismo. Diego è stato qualcosa di surreale, di irreale. Però quel tempo è finito, non c'è più. Non lo cancelleremo, non lo dimenticheremo, ma abbiamo anche il dovere di guardare oltre. È un'Argentina totalmente nuova, totalmente diversa. A me piace molto Scaloni, anche se non mi piace particolarmente come gioca l'Argentina. Mi piace lui. Abbiamo bisogno di una normalità che molto spesso ci sfugge, di una serenità che viene cancellata dal lamento degli allenatori, dei manager e di chi vive questo calcio senza rendersi conto di cosa ci sia davvero dentro. Abbiamo bisogno di gente saggia. Mi dà anche l'impressione di essere un ragazzo per bene. Stasera tutti diranno che è la partita di Messi, però mi dispiace deluderti: per me è la partita di Jude Bellingham. Sono stregato da Bellingham, sono innamorato calcisticamente di lui. Mi piace tutto: il suo modo di essere, la sua capacità di emozionarsi mentre uno stadio intero gli dedica il coro più bello che si possa ricevere. Non so chi vincerà. Non tiferò mai contro l'Argentina, ma non tiferò mai nemmeno contro Bellingham."

Che impressione ti ha fatto la Spagna e il percorso che sta facendo?
"Quando penso alla Spagna penso a tutto quello che ha fatto tra Europei, Nations League e Mondiali. Oggi rappresenta uno dei grandi serbatoi del calcio internazionale. Tanti pensavano, me compreso, che la Francia avrebbe vinto, e invece è emersa un'altra natura della Spagna: non soltanto quella spettacolare del suo calcio, sublimata nei gol, ma anche quella intelligente, cerebrale, di una squadra che va a soffocare i limiti altrui per esaltare i propri. La Spagna è un manifesto del calcio da ormai quasi vent'anni. E poi c'è Fabián Ruiz. La partita che ha giocato ieri sera è qualcosa di straordinario. Chi in passato si è lasciato andare a giudizi affrettati dovrebbe avere anche il coraggio di rivedere le proprie posizioni. Ognuno di noi ha detto qualche sciocchezza nella vita, io più di una, ma c'è sempre il tempo per correggersi. Fabián ha giocato 49 partite con la maglia della nazionale senza mai perdere. Ha vinto con l'Under 21, è stato MVP dell'Europeo e poi tutto quello che ha fatto nei club. Se posso dire una cosa, tra una partita del PSG e un'altra io preferisco sempre vedere il PSG. Sono un po' malato di Luis Enrique, è così. Il PSG mi affascina per tanti motivi, e uno su tutti è che c'è ancora un po' di Napoli anche lì."