Forgione: “Facciamo lo stadio, ma abbiamo strade dissestate. Ecco quando Napoli sarà davvero europea"
Angelo Forgione, giornalista e scrittore, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania.
Ti ha sorpreso il mancato esordio di Antonio Vergara con la Nazionale?
“Sì, c’erano gli estremi, ma va bene. Si restringe ancora di più il tempo, quindi significa che aumentano le possibilità per vederlo. Forse sarà in campo contro la Francia, a dispetto del valore dell’avversario magari qualche minuto glielo farà fare. Ma io credo che Mancini abbia tutto l’interesse a verificare un po’ tutte le novità che sta portando dentro, altrimenti non avrebbe senso. Già ha fatto bene a cambiare molti calciatori, c’era bisogno di questa sterzata. Lo dicevamo la settimana scorsa: continuare con la stessa falsariga con la quale si è fallito non aveva nessun senso. Quindi ringiovanire la squadra. Il rinnovamento passa anche attraverso elementi come Vergara e non solo Vergara, questo mi sembra abbastanza solare”.
Che effetto ti fa vedere tre undicesimi della formazione dell’Italia provenienti da Castellammare di Stabia, con Donnarumma e i fratelli Esposito?
“Il vivaio della Campania è sempre molto florido. Il peccato, più che altro, è il rammarico di non poter sfruttare sempre al massimo queste potenzialità. Poi nella fattispecie c’è un club che è tra i top in Italia, ovviamente sto parlando del Napoli, che non riesce o comunque non vuole, più che non riuscire non vuole, perché mi sembra assolutamente chiaro che si tratti di una mancanza di volontà, investire sui giovani. Preferisce acquistare i calciatori già fatti. Ma su questo territorio, se vi fosse davvero un lavoro di scouting nei vari vivai, nelle varie scuole calcio, si potrebbe attingere a piene mani e tirare fuori molti più campioni di quelli che già vengono fuori. Ma non solo oggi, già nel passato. Io posso citare i vari Di Natale, Borriello, calciatori che anche già in passato hanno fatto le fortune delle loro squadre e anche soprattutto della Nazionale, se vogliamo, magari non Borriello, però Di Natale sì. Quindi ci sono calciatori che vengono fuori dalle nostre scuole calcio, ma purtroppo vengono avviluppati e tirati dentro da club del Nord che invece questa politica la fanno e vengono qui, e non solo qui ma in tutte le regioni del Sud, a lavorare sui giovani”.
In questa nuova Italia di Mancini c’è qualcosa in cui ti riconosci maggiormente, anche considerando la presenza di tanti calciatori campani?
“Mi ritrovo, ma io devo ancora decifrarla questa Nazionale. È molto difficile, siamo in un momento di ripartenza, quindi non saprei capire quali valori possa esprimere in questo momento. Certo, se mi parli dal punto di vista sociologico, la Nazionale, ma non solo per noi napoletani ma per tutti i cuori d’Italia, dal punto di vista dell’identità scalda poco. È molto più fervido e florido il sostegno per la squadra locale, per la propria fede. La Nazionale entusiasma solo quando si giocano le competizioni importanti. Non è certamente la Francia, l’Inghilterra o altre nazioni che si stringono attorno alla Nazionale, magari creano addirittura dei movimenti di seguito imponenti che girano l’Europa al seguito della selezione. È chiaro che noi a Napoli abbiamo un sentimento molto più flebile nei confronti di una Nazionale che comunque ha sempre rappresentato un potere nord-centrico, magari negli ultimi anni un po’ meno, ma perché il Napoli evidentemente si è imposto all’attenzione nazionale e quindi è stato molto più difficile ignorare dei calciatori locali. Ma questo è un discorso che comunque si può approfondire. Rispetto alla partita di ieri, evidentemente l’unica cosa che mi piace evidenziare è che giocare in uno stadio come quello di Bursa, che era veramente infuocato, era veramente difficile, in un’atmosfera del genere. Questi ragazzi evidentemente hanno mostrato spirito di rivolta e volontà di venire fuori da una situazione ambientale e climatica molto difficile. Non è da tutti, quindi questo lo salvo sicuramente”.
Il Comune di Napoli ha dato il via libera ad altri 50 milioni per la riqualificazione dello stadio Diego Armando Maradona in vista di Euro 2032. Napoli si avvicina definitivamente alla candidatura?
“Io non ho mai avuto dubbi sulla fattibilità di questa operazione. Il Governo italiano, così come ha voluto l’America’s Cup a Napoli, imponendola in qualche maniera ad altre candidature che erano partite magari in vantaggio, così vuole anche gli Europei a Napoli. Napoli è una città importante, importantissima in Italia, importante in Europa, per carità. È sicuramente la città più trendy, più cool in Italia in questo momento, quindi proporsi agli Europei senza Napoli non sarebbe una bella cosa. Il Governo la vuole a tutti i costi, ha attivato la Regione, ha attivato anche il Comune. Quindi il Comune negli ultimi giorni ha questo colloquio tra Abodi, Manfredi e Fico. Adesso sono venuti fuori questi altri 50 milioni che si aggiungono ai 150 della Regione, più tutto il resto che fa il Governo. Quindi c’è una grande spinta economica per portare Napoli dentro le cinque che saranno sicuramente Roma, Milano, Napoli, Torino, certamente perché ha uno stadio già fatto, anche se il Governo avrebbe preferito magari una città come Venezia, che però sta rifacendo uno stadio bello, nuovo, importante, ma sotto lo standard minimo: 18mila spettatori a fronte dei 30mila che chiede l’UEFA. Quindi Torino rientrerà certamente e immagino che la quinta sarà Firenze, perché lo stadio lo sta facendo. Firenze è un’altra città che ha il suo appeal. L’unica cosa che dico: benissimo, perché i grandi eventi portano grandi investimenti. Visto che c’è tutta questa facilità a recuperare fondi e risorse necessarie a questi lavori che portano Napoli in vetrina, sarebbe anche opportuno cominciare a lavorare su un piano, chiamiamolo Marshall, per ripianare per esempio le strade, riparare le strade di questa città. Perché poi facciamo lo stadio, ma abbiamo le strade tutte dissestate e impraticabili. Mi sembra una contraddizione che deve essere sanata. Napoli diventerà davvero città europea quando comincerà da queste cose qui e poi ovviamente ci mettiamo tutto quello che riesce a fare perché ha un nome, ha un’importanza, ha un fascino che in questo momento in Italia nessun’altra città ha”.
Oltre alle strade c’è anche il tema dei trasporti e dei servizi pubblici: è questo il vero salto che Napoli deve ancora compiere?
“Io ho fatto l’esempio delle strade, ma non la finiremmo più. I servizi essenziali di un cittadino sono questi: la praticabilità delle strade, i mezzi pubblici, i servizi pubblici, l’accessibilità ai servizi essenziali. Quindi si può fare, si deve fare. Una città che riesce ad attivare un processo economico e finanziario importante come quello per l’America’s Cup, per gli Europei, deve essere anche in grado di alzare la voce al Governo. Se il Governo ti desidera per le manifestazioni internazionali deve anche ripagare moneta in un’altra maniera, riportando Napoli al livello che le compete, perché ci sono delle problematiche che non sono da città europea. Quindi facciamo veramente Napoli città europea e chiudiamo un attimo questa questione atavica che ci portiamo dietro da decenni. Quello è quello che manca a Napoli: l’ordinario. Lo straordinario ormai si è capito che si riesce a fare, l’ordinario va messo a regime”.
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