Cambio Modulo? Silvestre: “Se il Napoli resta così basso, serve a poco”
Domenico Silvestre, giornalista, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania.
Vista l’Italia contro la Turchia, c’è qualche idea o atteggiamento che ti piacerebbe vedere riprodotto dal Napoli di Massimiliano Allegri?
“La prima cosa che potrebbe tornare utile è la freschezza, cosa che il Napoli, almeno da quando è iniziato il campionato, sembra aver smarrito, soprattutto mentalmente. Abbiamo visto la differenza, è chiaro che anagraficamente la distanza è enorme, però abbiamo visto l’impatto di Di Lorenzo e quello di Kayode su due squadre diverse. L’Italia di Di Lorenzo ha incontrato il Belgio, quella di Kayode ha incontrato la Turchia, che sicuramente non è allo stesso livello, ma quello che stupisce, al netto di questo, è la freschezza mentale e fisica dei giocatori, che nel Napoli ormai sembra essere un po’ smarrita. Poi anche la velocità di palla: nel gol di Frattesi c’è tutta l’azione che gira un po’ sui social, la palla ha girato sul lato destro molto rapidamente per poi arrivare a Kayode, che tira in porta, c’è la respinta e Frattesi è pronto. Ci sono delle cose sicuramente interessanti dalle quali il Napoli di Allegri potrebbe prendere spunto, ma il calcio di Allegri, lo sappiamo, è diverso. Io sono sempre molto critico nei confronti del tecnico azzurro, però è chiaro che per me manca quello. Poi mancherebbero un po’ di cose, ma preferisco soprassedere”.
Perché De Bruyne e Hojlund sono apparsi così diversi con le rispettive Nazionali rispetto a quanto visto finora nel Napoli?
“Ritorno un po’ a quello che ho detto prima: la questione della freschezza mentale. Sia De Bruyne sia Hojlund, nelle gare che hanno disputato, sono sembrati proprio mentalmente più sereni nel voler provare la giocata, nel voler essere presenti per quella che è anche la manovra di gioco. Devo anche dire una cosa: è vero che De Bruyne è sembrato migliore nel Belgio, vediamo però pure chi c’è vicino, perché non c’è Lang, non c’è Politano, ci sono invece giocatori di tasso tecnico. Fa tutta la differenza del mondo. Il problema è questo, al netto poi di quello che dicono i giornali, di queste famose questioni di spogliatoio: noi non le sappiamo né tantomeno ci interessa sapere. È chiaro che però la differenza nell’attitudine di questi giocatori è diametralmente opposta. Ognuno gioca a 40 metri dalla porta, invece con la Nazionale ha giocato praticamente negli ultimi 25 metri. Credo che anche questo faccia tutta la differenza del mondo”.
Si vedono sempre più partite ricche di gol e occasioni: il calcio sta andando verso una filosofia più offensiva e meno attenta alla fase difensiva?
“Ma sì, Giovanni, guarda, io penso tu abbia ragione. Il calcio è proprio cambiato. Basta guardare la Serie A, che storicamente viene definita un calcio catenacciaro: invece quest’anno i gol fioccano, di 0-0 non se ne sono visti ancora. È proprio la direzione del calcio. Poco fa stavamo vedendo qui in redazione Australia-Brasile e ti rendi conto di come durante una gara ci siano almeno sei, sette, otto, dieci, dodici occasioni da rete e prima non c’erano. Quindi è proprio una questione della direzione che sta prendendo il calcio. Io personalmente sono contento, preferisco vedere un calcio più propositivo, meno difensivo, fare qualche errore in più in difesa, però almeno godere lo spettacolo anche per chi da quest’altra parte guarda il calcio. È chiaro, e chiudo, che l’Italia deve comunque sistemare delle cose in fase difensiva, però io credo che con una buona parte dei giocatori che hanno giocato ieri, purtroppo a discapito di chi ha fatto anche la storia di questa Nazionale, come Di Lorenzo che è campione d’Europa, come Barella che durante la gara con il Belgio è stato completamente tartassato, non ha quasi mai visto il pallone, penso che sia meglio giocare con qualche giovane in più, prendersi qualche rischio in più. E ieri l’abbiamo visto, al netto del fatto che la Turchia, ripeto, non è il Belgio”.
Come vedresti Antonio Vergara nei panni di Giacomo Raspadori, quindi da seconda punta o comunque molto vicino a Højlund?
“All’inizio del campionato credevo che Allegri avrebbe poi abbandonato il 4-3-3 per dedicarsi a un 4-2-3-1 con De Bruyne e Vergara che giravano attorno a quella che era poi la prima punta. Io personalmente Vergara lo preferisco più al centro del campo, lo preferisco molto più vicino all’attaccante. È un giocatore tecnico che si deve esprimere, che deve avere l’uno-due per poterlo giocare. Visto sulle fasce perde un po’ quella che è la sua classe. Secondo me qualcosina di diverso lo vedremo al ritorno del campionato, è giocoforza. Ci sono delle novità che si possono muovere in difesa, secondo me qualcosa vedremo di diverso. Credo che vedremo Vergara molto più vicino alla punta, anche perché altrimenti Højlund fa veramente fatica a poter portare la palla in rete. Chi lo sa che magari, cambiando modulo, si sconfessi un po’ anche quello che è stato il mercato estivo, perché se poi giochi con il 3-4-2-1 e Lang non ti serve, in sostanza lo hai tenuto per poi darlo di nuovo via a gennaio. Io credo che poi cambierà. In corso d’opera può diventare anche un 3-4-3 nel momento in cui magari inserisci le ali e togli i trequartisti, quindi in corso d’opera può cambiare. Ma lo abbiamo sostenuto nelle puntate precedenti, lo diciamo da tanto: quello che deve cambiare è l’atteggiamento, sono i principi di gioco. Altrimenti poi l’isolamento del centravanti non è essenzialmente o unicamente dovuto alla tipologia di compagni. È chiaro, il Napoli gioca con un baricentro molto basso, spesso difende con un blocco basso molto arretrato per il semplice fatto di difendere, non con l’idea di ripartire. Quindi in quel caso, al netto dei compagni di reparto che giocano vicino a lui, per quanto riguarda Højlund la situazione non cambierebbe molto se il Napoli dovesse continuare ad avere l’atteggiamento visto nel secondo tempo contro la Fiorentina o anche in altre circostanze”.
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