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Critiche a Lucca, De Luca: "Se lo mettessimo nel Napoli di Sarri segnerebbe anche lui"

Critiche a Lucca, De Luca: "Se lo mettessimo nel Napoli di Sarri segnerebbe anche lui"
Oggi alle 16:30Radio Tutto Napoli
di Pierpaolo Matrone
Diego De Luca analizza le difficoltà offensive del Napoli e difende Hojlund e De Bruyne: "Anche i grandi giocatori hanno bisogno di un contesto che funzioni".

Diego De Luca, giornalista, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tematica sul Napoli e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania: "Stiamo parlando di Lucca, ma nel frattempo non mi sembra che Hojlund abbia già segnato 25 gol. Questo significa che esiste un problema legato alla vena realizzativa del Napoli. Se mettessimo Lucca al posto di Pavoletti nel Napoli di Sarri, probabilmente segnerebbe molto di più. Quel sistema forse non era particolarmente favorevole a Pavoletti, mentre avrebbe potuto esserlo per Lucca. Oggi, invece, il modo di giocare del Napoli lo penalizza, esattamente come è accaduto nella scorsa stagione. Naturalmente anche lui avrà delle responsabilità, perché parliamo di un ragazzo che deve ancora consacrarsi e non di Maradona. Ma sia l'anno scorso sia quest'anno il Napoli non ha prodotto numeri offensivi importanti".

Anche Hojlund sembra soffrire con il Napoli, mentre con la Danimarca riesce a essere molto più pericoloso. Come te lo spieghi?
"Anche un giocatore da 50 milioni come Hojlund sta incontrando difficoltà. Gli attaccanti giocano spesso spalle alla porta e rimangono isolati. Non è casuale che Hojlund riesca a esprimersi in maniera più soddisfacente con la Danimarca. Ha una squadra alla quale il commissario tecnico è riuscito a dare un'impronta di gioco propositiva. Sono calciatori che hanno bisogno di un contesto che funzioni".

Lo stesso discorso vale per De Bruyne, decisamente più brillante con il Belgio rispetto a quanto visto finora nel Napoli?
"Sì. De Bruyne riesce a esprimere le proprie caratteristiche e tutta la sua qualità quando viene inserito in un contesto che gira. Anzi, quando la squadra funziona è lui stesso a innalzarne enormemente il livello tecnico e tattico. Viceversa, quando il collettivo non gira come dovrebbe, anche un giocatore di calibro intercontinentale come De Bruyne può adombrarsi e disputare prestazioni opache. C'era un solo giocatore capace praticamente di risolversi le partite da solo ed era Maradona. Maradona non c'è più. Persino Messi ha sempre espresso il massimo in contesti che funzionavano, come il Barcellona e l'Argentina. Non possiamo quindi pretendere che De Bruyne risolva da solo tutti i problemi del Napoli".

Un eventuale cambio di sistema potrebbe aiutare De Bruyne e gli altri giocatori offensivi?
"Potrebbe. Se Allegri riuscisse a costruire un contesto maggiormente adatto alle caratteristiche dei suoi giocatori, anche De Bruyne potrebbe volare. Bisogna però considerare la sua età e gestirlo correttamente, perché il Napoli non può permettersi un altro infortunio. Ad Allegri voglio comunque concedere ancora il beneficio del tempo prima di esprimere giudizi definitivi: deve lavorare sia dal punto di vista tattico sia da quello psicologico".

Si parla molto del possibile passaggio al 3-4-2-1. Pensi che Allegri possa proporlo già contro il Frosinone?
"Io credo che inizialmente vedremo ancora la difesa a quattro. A partita in corso, invece, Allegri è molto elastico nell'applicazione degli schemi e potrebbe passare a tre in determinati momenti. Sarebbe complicato ripartire immediatamente con un sistema completamente nuovo dopo una sosta così lunga, soprattutto considerando che tanti nazionali sono stati in giro per il mondo e non hanno avuto la possibilità di provarlo a lungo. Non penso quindi che contro il Frosinone partirà subito con la difesa a tre, anche se non escludo che possa utilizzarla durante la gara".

Passando alla Nazionale, come hai visto l'Italia e quali ritieni siano le cause principali della crisi del calcio italiano?
"Male, malissimo. Pensavo che avessimo raggiunto il punto più basso con la mancata qualificazione al Mondiale, invece continuiamo a scavare. Sono cresciuto guardando Nazionali con Baggio, Baresi e Ancelotti, poi Totti, Del Piero, Nesta e Pirlo. Non avrei mai immaginato di assistere a una situazione del genere. Le problematiche sono soprattutto strutturali. Non condivido la spiegazione secondo cui i ragazzi non giocherebbero più per strada, perché io continuo a vederli giocare. Il problema è che, salvo alcune realtà, i club italiani fanno fatica a produrre talenti e contemporaneamente arrivano moltissimi giocatori stranieri sconosciuti che finiscono per togliere spazio ai nostri ragazzi".

Quanto incidono il poco coraggio degli allenatori con i giovani e le aspettative create dai media?
"Molto. In Serie A facciamo fatica a far giocare ragazzi di 17, 18 o 19 anni. A quell'età spesso li mandiamo in Serie C a farsi le ossa, mentre all'estero vengono lanciati immediatamente e hanno la possibilità di maturare giocando ad alto livello. Anche noi addetti ai lavori dobbiamo fare un grande mea culpa: basta un doppio passo in un derby o un gol in una partita importante per presentare un ragazzo come un fenomeno o come il nuovo Haaland. Poi arriva il confronto internazionale e ci accorgiamo della distanza. Creiamo aspettative enormi su ragazzi che vent'anni fa avrebbero fatto fatica persino a entrare stabilmente nel giro della prima squadra".

Da dove dovrebbe partire allora la rinascita della Nazionale?
"Servono nuove regole e soprattutto bisogna avere il coraggio di far giocare i giovani italiani. Io introdurrei persino un obbligo che favorisca la presenza dal primo minuto di ragazzi italiani di 18 anni. Senza interventi strutturali di questo tipo, vedo molto difficile una vera rinascita del nostro calcio".