L'attore Striano si commuove: "Ho pianto al gol di Vergara col Chelsea! Era tutti noi"
L'attore napoletano Sasà Striano è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG) o qui sul sito anche in video. Di seguito le sue dichiarazioni.
Sei per la permanenza di Antonio Conte?
"Dove dobbiamo firmare per farlo restare? La sicurezza non ce l'abbiamo, ma credo che senza Conte saremmo sprofondati. È riuscito a non darci in pasto ai pescecani, perché gestire una situazione del genere non è per niente facile. All'interno sanno che c'è stato qualcosa che non è andato, perché tutti questi infortuni sono un'anomalia, ed è giusto che ne lavorino internamente. Mettere tutto in piazza, dare tutto in pasto ai pescecani per poi farci mangiare non credo che sarebbe stata una politica giusta. E lui su questo è maestro: non è solo un grande allenatore di campo, sa anche proteggere la squadra e tenerla fuori da certe cose. Non ci ricordiamo quando siamo andati al decimo posto dopo lo scudetto, forse perché non c'era un personaggio che riuscisse a proteggere la squadra. Abbiamo cambiato più allenatori, ma i giocatori erano sbandati, non sapevano che fare. Invece qui sono come una famiglia, un gruppo forte, unito, e nonostante tutte le vicissitudini sono duri da battere. C'è la mano di Conte in questo, perché lui non vuole perdere nemmeno quando gioca a carte con la figlia. Uno come lui bisogna tenerselo stretto."
Conte è bravo a prendersi i meriti, ma anche a fare da scudo alle critiche che altrimenti ricadrebbero sui calciatori.
"Sì, è anche furbo: riesce a sviare la situazione, a non far rimanere sul tema del momento, esce con una carta e toglie l'attenzione, manda la stampa su altro. Come a dire: il problema è nostro, non è vostro, e ce lo risolviamo noi. Crea questi stratagemmi per proteggere la squadra e l'ambiente, e non è poca cosa — ne abbiamo viste di squadre andare alla deriva proprio per mancanza di questo tipo di protezione. Una volta si diceva che De Laurentiis doveva parlare di meno. Quest'anno ho sentito giornalisti che invece volevano che parlasse di più. Certa gente dovrebbe fare i conti col proprio cervello e lasciare che Napoli continui il suo percorso di crescita. A Conte manca ancora un passo da fare con Napoli: darci quell'internazionalità che ci manca, essere più forti e più presenti a livello europeo. Questa è una critica che gli si può muovere, però ci sta lavorando insieme alla società e bisogna dargli fiducia. Cambiare adesso, per scommettere su un allenatore che può fare bene al Como o altrove, ma che poi deve gestire una piazza come Napoli — che non è facile — non credo sia il momento. Io continuerei con lui."
Cosa possono dare Lukaku e De Bruyne, recuperati fisicamente, in questo finale di stagione?
"Tantissimo. Visto che abbiamo una partita a settimana, negli allenamenti sono fondamentali: caricano i giovani, li allenano, perché sono una sorta di allenatori in campo, oltre che formidabili giocatori che hanno ancora tanto da dare. Averli è qualcosa in più, soprattutto in queste ultime dieci partite dove la corsa alla Champions si fa sempre più stretta. Ci sono quattro o cinque squadre, noi abbiamo un piccolo margine di punti che dobbiamo mantenere. Se fossero stati disponibili anche De Bruyne, Lukaku, Di Lorenzo e Neres, avremmo fatto un altro campionato. Con tutti questi infortuni siamo comunque terzi e possiamo arrivare secondi con uno sprint finale di qualità. Bisogna alzarsi in piedi e applaudirli: non puoi sempre arrivare primo, ma se non arrivi primo e fai un campionato così, con tutte le problematiche, vai applaudito. È la cronaca dello sport a dircelo."
C'è un film tra quelli che hai interpretato che può rispecchiare questa stagione del Napoli, a tratti quasi surreale per il numero di infortuni?
"Quello dei fratelli Damiani 'Cesare deve morire': la guerra dei Filippi, tutta quella roba di gladiatori che non vogliono mai arrendersi. Il Napoli quest'anno è stato in una vera e propria battaglia, ancora viva. Noi purtroppo facciamo l'abitudine alle tragedie. Quella del Napoli quest'anno è una tragedia: tutte le squadre hanno avuto infortuni, ma una serie così, ripetuta, e soprattutto con i più forti persi subito all'inizio della stagione, non è per niente semplice. Significa che quest'allenatore ha messo nel DNA di questi calciatori una cosa: non mollare, lottare, combattere, non arrendersi. E questo ha fatto emergere giovani come Vergara. È vero che senza gli infortuni magari il ragazzo non sarebbe uscito fuori, ma è stato bravo pure Conte che all'inizio della stagione ha detto: 'questo resta con me'. Quando l'ho visto in campo ho visto la grinta di Conte calciatore in Vergara — la stessa foga, su tutti i palloni, combatte sempre. Qualcuno dice che un mese di allenamenti con Conte è troppo: io credo che sia qualcos'altro il problema. Capiranno, hanno capito quello che è successo quest'anno."
Come vedi gli attacchi alla città di Napoli ogni volta che Napoli vince — calcisticamente con gli scudetti, e adesso con la vittoria di Sal Da Vinci a Sanremo?
"Li capisco, perché è l'unica forma di contenere la potenza della napoletanità. Privatamente le persone sono fantastiche: mi dicono 'voi napoletani avete una marcia in più, siete geniali, sapete amare, sapete vivere'. Poi c'è una parte di stampa, soprattutto di destra, che spara contro Napoli — perché dall'epoca delle Due Sicilie noi eravamo il 33% del PIL nazionale, e ci hanno soppresso l'agricoltura, le aziende, le fabbriche, trasferendo tutto al nord. È l'unica forma di fermare una città di bellezza unica con un popolo straordinario: bisogna contenerli, perché se gli fai troppi elogi non li fermi più. Sono tentativi beceri di attaccare una città e soprattutto un uomo che si mette la faccia, sale sul palco, si esibisce. La canzone può piacere o non piacere, ma dire 'è la canzone dei matrimoni, la canzone dei camorristi' — queste sono persone che andrebbero denunciate moralmente. Ognuno di noi dovrebbe dire: io te non ti seguo più perché sei triste, sei volgare, non argomenti. Ed è bello pure questo, perché più ci attaccano e più ci viene voglia di dare qualcosa in più. Ci rendono solo più forti."
Antonio Vergara è un figlio di Napoli e ce l'ha fatta: gioca con la maglia della sua squadra del cuore ed ha fatto gol davanti ai suoi tifosi.
"Guarda, io ancora ora... io ho pianto quando ha segnato e ha dato tutta la volta e ha aperto le braccia così. Cioè è un'emozione, cioè siamo noi, era tutti noi, e sono momenti straordinari (piange, ndr). Non lasciamoci attaccare. Noi quando dobbiamo fare la critica ai nostri fratelli, ai nostri figli, ai nostri calciatori, gliela sappiamo fare. Questo non è il momento, questo è il momento solo di sostenerli".
Hai qualche progetto in uscita?
"Ho due film in uscita. Uno viene presentato al BIF&ST di Bari 'Fuori concorso': è la storia di Guareschi, il primo fumettista arrestato dalla Prima Repubblica perché faceva vignette sui politici — tanto per non cambiare. L'altro uscirà verso fine aprile, si chiama 'Bisogno del tuo amore', è un'opera prima. E poi sto scrivendo un libro sui ragazzi maledetti di Napoli."
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