Panchina Napoli, Coppola: "Sarri ha esaurito la verve, meglio Italiano o Motta"
Gianfranco Coppola, noto giornalista della RAI e presidente dell'Ussi, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi vedere qui sul sito o ascoltare sulle app (qui per Iphone o qui per Android) ed in auto col DAB.
Secondo te la sorte di Antonio Conte è ormai lontana da Napoli oppure bisognerà attendere?
“Fermo restando che, come dici, l’imprevedibilità è di questo calcio, però alcuni segnali da vecchio cronista li intuisco. Quando De Laurentiis disse ‘se Conte vuole andare in Nazionale non c’è problema’, è come se gli avesse dato quasi il benservito per capire quale fosse lo scenario. Per due anni hanno convissuto. De Laurentiis si è sofferto molto perché Conte gli chiese, quasi lo obbligò, a un silenzio senza soste, cosa che De Laurentiis ha osservato mettendola in tasca. C’è una differenza tra la conferma dell’anno post Scudetto e la situazione di oggi. Nell’anno post Scudetto c’erano la grande festa, l’entusiasmo, e così Conte ripensò alla parola data alla Juventus, seppur non come stretta di mano ma come ipotesi, e quindi rimase a Napoli con la famiglia. Quest’anno le condizioni sono differenti. È stata una stagione molto tormentata dove, a fronte di notevoli investimenti al calciomercato, c’è stata per me la precipitosa uscita dalla Champions League, che ha minato un po’ i rapporti tra i due. Non tanto il secondo o terzo posto che sarà in campionato, che rimane un eccellente risultato considerando le traversie, ma la Champions League senza superare il turno rimane una grande macchia.”
Quali erano, secondo te, i presupposti per restare che oggi sono venuti meno?
“Nessun presupposto. Conte doveva dirlo perché giustamente, con la Champions da giocarsi, non puoi dire alla squadra ‘io me ne vado’. Quindi è chiaro che deve dire ‘rimango perché il mio contratto è questo’. Peraltro si è alle porte di una dismissione di alcuni elementi importanti. Anche se forse la campagna di Lukaku e De Bruyne ha dei problemi fisici notevoli. De Bruyne ha funzionato quando ha giocato per pochi minuti, certamente con grande livello, ma nel computo generale meglio come marketing che come calciatore. Il problema è che senza la certezza di poter avere un piano investimenti notevole, anche per Conte che costa parecchio come allenatore e come staff, decade tutto il fattore requisiti futuri secondo me. Poi tutto può accadere, ma a leggere le situazioni Conte non poteva che dire ‘il mio contratto è qui’ perché aveva tutta la Champions da giocarsi. Dopo l’ultima di campionato ha parlato quasi da ex: ‘ringrazio il calcio per l’opportunità che ho avuto’, quindi il tono era cambiato. I rapporti non muteranno con il presidente, lasciando intendere che sul piano umano proseguirà tutto. Sono due abbastanza taciturni, quindi non litigheranno.”
Che tipo di allenatore sarebbe ideale per il post-Conte?
“Con un piano di rilancio, non dico ridimensionamento ma puntando su qualche elemento poco utilizzato, sul rilancio definitivo di Vergara, la scelta potrebbe essere tra Italiano e Thiago Motta. Anche Sarri credo abbia esaurito quella verve scientifica che aveva qualche anno fa a Napoli. Adesso è rimasto soltanto l’aura del comandante, ma come gioco non se ne vede più tanto, anche perché devi trovare dei giocatori molto disponibili ad accettare piani di allenamento consistenti e metodi tattici quasi ossessivi. Non tutti hanno questa volontà all’interno di un’azienda calcio. Italiano è confortabile come ingaggio, poi si vedrà.”
Ci racconti qualcosa del tuo libro “Indimenticabili”?
“Ci sono tutti i cento anni raccontati in dieci capitoli da dieci anni l’uno, quindi i cento anni ci sono. Poi ho pensato di dare qualcosa che sigillasse queste epoche con le grandi sfide che non sono per forza quelle contro Real Madrid, Santos, Barcellona o Chelsea, ma anche alcune apparentemente meno influenti. Il vantaggio che ho avuto, grazie alla stima di colleghi e calciatori, è che loro stessi si sono raccontati in prima persona. Careca racconta Giappone-Napoli, Bruscolotti Svezia-Napoli, Cané Vasco da Gama-Napoli. Ci sono racconti non facilmente riscontrabili oggi, in un calcio che ormai ha perso quella dimensione romantica.”
Quali differenze vedi tra Ferlaino e De Laurentiis?
“La differenza è anche caratteriale. Ferlaino era schivo, di grande timidezza addirittura, e quindi andava sempre nascondendosi. De Laurentiis invece, forse per timidezza, quando affronta il prossimo subito la mette sul piano dell’aggressività verbale. Ieri ero tra gli invitati del presidente Ferlaino a pranzo e ho notato che con tanti ci si dava del lei regolarmente, che non è distanza ma rispetto dei ruoli. Erano epoche differenti, ma Ferlaino rimane il presidente dei grandi acquisti, di Maradona e Careca, dei primi Scudetti, della Coppa UEFA che all’epoca valeva la Champions League, quindi rimane il presidente dei grandi trionfi e per me anche dei grandi ricordi.”
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