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Prof. Clemente di San Luca: "Chi ama il Napoli deve avere occhio vigile e spirito critico"

Prof. Clemente di San Luca: "Chi ama il Napoli deve avere occhio vigile e spirito critico"
Ieri alle 22:30Radio Tutto Napoli
di Davide Baratto
Il Professore Guido Clemente di San Luca a Radio Tutto Napoli: il Mondiale di De Bruyne e Lukaku, l'arrivo di Allegri ed il suo calcio, il tifo azzurro

Guido Clemente di San Luca, docente di Giuridicità delle regole del calcio al Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi vedere qui sul sito o ascoltare sulle app (qui per Iphone o qui per Android) ed in auto col DAB.

Il Belgio è uscito ai quarti. Come valuti le prestazioni di Lukaku e De Bruyne al Mondiale?

"Sono due giocatori che indubbiamente hanno una grande consistenza, però sono ormai sul viale del tramonto, entrambi. Lukaku ha mostrato che non ha dimenticato il fiuto del gol. Anche entrando a venti minuti dalla fine, ha saputo fare gol, ne ha fatti tre, uno più bello dell'altro, un paio decisivi per il proseguimento del Belgio. De Bruyne è un giocatore che ogni tanto è capace di dare delle palle illuminanti. Però non sono due giocatori sui quali si può costruire un modello di gioco effervescente. La questione più ampia è capire che tipo di Napoli dobbiamo aspettarci con Allegri, in base a quello che vorrà fare, quali giocatori vorrà e di quali altri si priverà".

Cosa ti aspetti da questo Napoli nell'anno del centenario e con l'arrivo di Allegri?

"Diciamo la verità: Allegri non è Conte. Conte ci ha consegnato due anni di juventinizzazione, come ho sempre detto. Noi abbiamo antropologicamente mutato il nostro essere in questi due anni, perché abbiamo giocato un calcio assolutamente speculativo, per nulla effervescente, che nega la nostra tradizione e la nostra identità. Noi abbiamo sempre voluto vincere senza mai rinnegare la bellezza. Adesso, chi sta vincendo da anni in Europa? Tutte squadre che giocano in maniera offensiva, divertente, variando schemi, facendo appello alla fantasia e al talento. Io sono meno angustiato rispetto a quando arrivò Conte, perché Allegri è meno integralista. Ricordo le sue prime squadre: il Sassuolo, il Cagliari, il Milan con cui vinse lo scudetto. Non giocavano affatto in maniera speculativa, erano squadre propositive e vivaci. Poi si è consegnato allo spirito juventino, ha vinto cinque scudetti consecutivi massimizzando il profitto, ma si è perduta quella voglia di dare al gioco un senso piacevole. Ora, potrebbe essere che arrivi a Napoli, capisca il senso del luogo, lo faccia suo e vada di nuovo alla ricerca della bellezza. Se questo dovesse essere, saremmo davvero molto felici".

La rosa del Napoli è già forte e ha bisogno solo di qualche ritocco, come dicono De Laurentiis e Manna? O c'è qualche preoccupazione per il mercato a rilento?

"Non sono preoccupato sul piano qualitativo della rosa: abbiamo una rosa di qualità, ha ragione il Presidente. Il problema è che si è affidato per due anni a un allenatore che non l'ha massimizzata. Sono convinto che se avesse preso Italiano, questa rosa, anche senza ritocchi, avrebbe prodotto un calcio spumeggiante. Alla fine si è fatto sedurre dal prestigio, dal nome, dal curriculum. Io spero che Allegri si faccia sedurre dal profumo della nostra antropologia, dalla bellezza che si respira a Napoli in ogni angolo. Quella ricerca della bellezza deve essere portata sul campo".

Quanto credi sia fattibile questa speranza su Allegri? Ci credi davvero?

"Ho speranza. Naturalmente, se guardo agli ultimi sei o sette anni di Allegri, devo dire che è una speranza non fondata, mal riposta. Però la speranza è l'ultima a morire e non dobbiamo smettere di sperare, perché è la nostra passione, è la nostra vita. E poi ci vuole un occhio vigile e critico: chi dice acriticamente che qualunque cosa fa il Napoli è fatta bene sbaglia, non ama il Napoli. Il Napoli si ama con un atteggiamento sapiente e critico. Ci vuole un'anima che avverta l'importanza di rimanere fedeli alla nostra identità. Altrimenti, che senso ha fare il tifo per l'Azzurro?".