Zeballos-Napoli? Lo Monaco: "Consiglio un altro giovane del Boca"
Pietro Lo Monaco, direttore sportivo, è stato nostro ospite su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in auto col DAB o qui sul sito anche in video.
Allegri è l'allenatore adatto per la rosa attuale del Napoli oppure esistono dubbi concreti legati all'identità di gioco che il Napoli ha acquisito negli anni?
"Intanto citare una critica di Rafael Leao, che rappresenta tutto quello che non deve essere un calciatore... Madre natura gli ha dato il talento, ma lui lo butta via nel gabinetto con modi di comportarsi, atteggiamenti e approccio verso il gioco. È un indolente, proprio al massimo. La cosa che fa più rabbia è pensare allo stipendio che prende. Purtroppo è l'emblema di tanti calciatori che gravitano nel nostro campionato. Certamente è un prodotto che, a perderlo, ci si guadagna. Quindi la critica che viene da un siffatto calciatore mi sembra lasci il tempo che trova. Guardate che poi alla fine, per ognuno di noi, parla la storia. Le chiacchiere se le porta via il vento. Ognuno può dire la sua, esprimere concetti più o meno centrati, ma la storia dice che Allegri ha vinto. È un allenatore che ha vinto tanto. Certamente ha le sue prerogative, ma avete mai visto giocare bene una squadra di Simeone? Avete mai visto giocare bene una squadra di Mourinho?"
Le perplessità nascono soprattutto dall'ultimo Allegri, quello degli ultimi anni alla Juventus. Cosa ne pensa?
"Penso che il Napoli abbia fatto le sue valutazioni. Io sono il primo che, all'indomani di un campionato che si appresta a essere di ricostruzione, perché il Napoli ha una rosa abbastanza vecchia, ha tanti giocatori che non hanno fatto bene e che vanno cambiati, pensavo che la proprietà potesse prendere spunto da questa mini ricostruzione per puntare su un allenatore più costruttivo. Si è parlato del dualismo tra Italiano e Allegri. Io avrei preso sicuramente Italiano, ma questo non significa che Allegri farà male. Rispetto Allegri per quello che è il suo passato e per il modo che ha di concepire il calcio. È il suo modo di concepire le cose. Il Napoli avrà fatto le sue valutazioni e chiaramente ha scelto Allegri perché evidentemente è un allenatore che ha già vinto tanto, è abituato a vincere, è pragmatico e non perde tempo in fronzoli. È una scelta della proprietà e secondo me va rispettata."
Molti sostengono che il calcio di Allegri non sia spettacolare.
"Vi giro una domanda: mi dite gentilmente quale squadra in Italia gioca bene, a parte il Como che ha un allenatore straniero? L'Inter? L'Inter è una squadra fatta da campioni, ha una rosa pazzesca. Poi ogni maglia ha un suo peso specifico, ogni squadra ha il suo peso specifico, ogni società. Magari il miracolo lo può fare la gente di Napoli. L'allenatore si sente sicuramente motivato ad andare a svolgere il proprio lavoro in una piazza così calorosa e così vicina alla squadra. Magari proprio la piazza sarà in grado di tirare fuori il miglior Allegri. Ripeto: sono assolutamente contrario al dogma assoluto su come si debba giocare a calcio. Non esiste. Non ce l'ha nessuno. Il resto sono tutte chiacchiere che si porta via il vento. La praticità è un'altra cosa."
Con l'inizio del Mondiale per Club, è vero che molte trattative di mercato vengono rinviate alla fine della competizione?
"No, è un errore gravissimo. Gli esperti di mercato non devono mai permettere che un obiettivo che hanno individuato si metta in mostra in una vetrina così importante. Gli obiettivi si creano durante l'anno. Quando un giocatore ti interessa davvero, anche se è poco conosciuto, non devi aspettare. Perché se oggi lo puoi prendere a cinque lire e poi va al Mondiale e fa benissimo, rischi di non prenderlo più o di pagarlo trenta o quaranta volte tanto. State vedendo il caso di Palestra. È un ragazzino che ha fatto mezzo campionato in Serie A, bravo, bravissimo. Per me sarà il terzino della Nazionale per i prossimi dieci anni. Però è indegno quello che sta succedendo: si parla di 60 milioni di euro. Questo falsa tutto. È il mercato che fa il prezzo, ma un ragazzo che ha fatto appena mezzo campionato viene pompato fino a cifre astronomiche. Questo accade perché c'è una povertà generale di talenti."
Si parla molto di Zeballos del Boca Juniors. C'è un altro talento argentino che il Napoli dovrebbe seguire?
"Il Napoli dovrebbe attenzionare Aranda, l'altro esterno del Boca Juniors, un 2007. Dovrebbe farlo perché in quel ruolo il Napoli, dietro Politano, non ha alternative. Il ragazzo del Boca ha tutto per poter diventare un giocatore importante. Come profilo e come valore assoluto, secondo me è anche più forte di Zeballos. Lo dico sia per qualità individuali sia per caratteristiche già presenti nella rosa del Napoli. Ti dico la verità: Zeballos è già un annetto che gioca con continuità. Aranda invece è uscito fuori adesso. Però in Sudamerica il calcio è diverso dal nostro. In Argentina il sistema si basa sul lancio dei giovani. Da noi i ricavi arrivano soprattutto dai diritti televisivi; lì arrivano dalla valorizzazione e dalla vendita dei giovani. Quando c'è un ragazzo bravo non stanno a guardare se è un 2005, un 2006 o un 2007. Noi invece ci facciamo ancora troppi problemi sull'età."
Quindi il calcio italiano è ancora troppo conservatore nella gestione dei giovani?
"Assolutamente sì. Avete mai sentito parlare di Mastantuono? È un 2007. Il Real Madrid l'ha comprato per 50 milioni di euro. Ma prima di arrivare al Real Madrid aveva già giocato due anni nel River Plate. Questo significa che quando ha esordito era praticamente un 2009 rispetto ai parametri che usiamo oggi. È un problema di cultura. Noi purtroppo da questo punto di vista siamo rimasti indietro. Gli altri hanno camminato e sono avanti. È una mentalità più conservativa la nostra. Lo si vede non solo nella gestione dei giovani, ma anche nella scelta degli allenatori. Basta guardare cosa succede all'estero."
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