Da Zero a Dieci: la frase choc di Insigne in stile Mino, il rischio bocciatura, i milioni che schiacciano Verdi e l’inappetenza di Diawara

11.03.2019 11:26 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
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Da Zero a Dieci: la frase choc di Insigne in stile Mino, il rischio bocciatura, i milioni che schiacciano Verdi e l’inappetenza di Diawara

(di Arturo Minervini) - Zero all’approccio. A questa accidia che inquina sin dai primi minuti una partita nata sotto una cattiva stella. Troppe note stonate da un’orchestra che non dà mai la sensazione di essere tale: slegato questo Napoli, sfilacciato col passare dei minuti come il vestito di una memorabile Charlize Theron in uno spot Martini del 1993. Singoli componenti che non diventano un insieme: la cosa peggiore che possa capitare ad una squadra di calcio.

Un anno e due mesi senza gol su azione per Berardi. In questo il Napoli si conferma chirurgico, o meglio taumaturgico: capace di far rivivere anche calciatori agonizzanti, così come i ‘Sussurratori’ in The Walking Dead. Una legge non scritta, che oramai è più sacra di quella scritta.

Due punti persi che portano a dodici il differenziale dei punti rispetto allo scorso anno dopo ventisette partite. Un dato che non può essere preso così com’è, che va contestualizzato con tutti il processo di cambiamento che tutti conosciamo. Un dato che, sicuramente resta, e che deve prima di tutto far nascere qualche rimpianto in un organico che vale sicuramente più punti di quelli che ha portato a casa. Le colpe, in questo caso, vanno equamente distribuite, così come le attenuanti generiche che vanno riconosciute.

Tre reti in stagione, ma poche volte convincente nelle occasioni avute. Al netto della sfortuna (tanta), al netto del fisiologico periodo di ambientamento, quello che preoccupa di Simone Verdi è l’aspetto mentale, la capacità di reggere a certe pressioni ed all’etichetta del prezzo che gli penzola dalla maglia che recita: 25 milioni di euro. Bisognerebbe organizzare un viaggio nella testa dell’ex Bologna, provare ad esorcizzare quel demone chiamato paura che condiziona evidentemente ogni sua giocata. Chi lo ha ammirato lo scorso anno, sa bene che può essere molto, ma molto, meglio di così. 

Quattro giorni al ritorno col Salisburgo. Un pensiero che pare aver assorbito le energie ed in pensieri, in primis, di Carlo Ancelotti. Oltre ai tanti, troppi cambi, lo conferma il cambio programmato Chiriches-Luperto, che chiarisce, se ancor non fosse chiaro, che al tecnico di questa gara interessava poco, troppo poco. Una strategia discutibile, per quelli che sono stati sempre i proclami, per quello che doveva essere il grande male da combattere dello scorso anno: scegliere una competizione a discapito di un’altra. 

Cinque presenze da titolare in campionato ed una condizione che preoccupa. La qualità di Ghoulam non può essere in discussione, ma che questo non sia l’esterno straripante pre-infortunio. È come guardare Nina Moric nel video di Livin’ la Vida Loca e confrontarla con quella di adesso, post troppe operazioni. A differenza di Nina, però, Faouzi può tornare quello di un tempo, serve ancora tempo e tanto lavoro. Nessuna critica, solo un’amara considerazione ad una sorte che si è accanita contro il talento algerino.

Sei punti nelle ultime cinque trasferte, lasciando nove punti per strada sui campi di Inter, Milan, Fiorentina e Sassuolo, raccogliendo 13 punti in meno della Juve nelle gare on the road. Ecco dove è nato il vero gap, dove il Napoli ha scavato questo buco con un cucchiaino come Tim Robbins ne ‘Le ali della libertà’ , questa volta in un percorso inverso. È questo il vero dato allarmante, considerando anche il cammino in Champions League: pareggio a Belgrado, ottimo pareggio a Parigi, sconfitta e pessima prestazione a Liverpool. 

Sette volte titolare in campionato prima di Sassuolo. Già questo, dovrebbe indurre un ragazzo del ’97 ad entrare in campo con il fuoco negli occhi in stile Ghost Rider, mentre invece Diawara si limita ancora una volta allo sterile compitino. Può bastare per far parte di questo progetto? Come pensare di avere continuità se non si riesce mai a lasciare un’impronta importante? Un antico adagio cinese recita: “La fame rende squisita anche una ciotola di farina bollita”. Amadou, spesso sembra non avere appetito.

Otto cambi, troppi, con Ancelotti che esagera ed esaspera l’attesa per il ritorno in Austria ed uno smarrimento di volontà difficile da comprendere. Spaesato, come un turista in balia di una metropoli, il Napoli mostra uno dei peggiori volti della stagione mitigato solo dal lampo di Insigne. Ounas che nel primo tempo sbaglia a ‘settare’ le impostazioni, dimenticandosi di selezionare la ‘X’ per il passaggio è lo specchio di una squadra che ha pensato di vincere con le giocate dei singoli, senza ragionare d’insieme. La visione globale può salvarti nelle giornate storte, è il piano d’emergenza quando non trovi una via d’uscita. 

Nove gol in campionato per Insigne, il secondo degli ultimi quattro mesi dopo quello alla Samp. La giocata è di puro istinto, il destro a giro è la liberazione da quelle catene che l’avevano avvolto dopo quel maledetto palo su penalty contro la Juve. Una sofferenza covata dentro ed esplosa alla prima occasione utile: “Ricevo troppe critiche”, poi la frase che ribalta gli scenari: “Fino a che resterò”. Lorenzo, il simbolo, la bandiera, l’aspirante all’eternità che pone un limite temporale? Uno sfogo? Un avvertimento? Una minaccia? La longa manus di Mino Raiola? Lo scopriremo a breve. Forse bisognerebbe trovare tutti un punto d’incontro e Lorenzo dovrebbe calarsi a pieno nel nuovo ruolo di trascinatore. In campo, davanti ai microfoni, in tutte le sedi opportune. “Io sono il padrone del mio destino, il capitano della mia anima” diceva Mandela, frase che dovrebbe ispirare tutti gli aspiranti condottieri nelle piccole o grandi battaglie della vita.

Dieci a quelli che stanotte non hanno chiuso occhio perché sanno di non aver dato quanto avrebbero dovuto. A chi saprà trattare questa delusione come uno status da sovvertire, sfruttare i mesi che mancano per lanciare segnali per il futuro. È un Napoli che deve guardarsi allo specchio ed indirizzare le proprie scelte, analizzare con massima severità chi è in grado di proseguire questo percorso e chi non lo merita. In questa ‘Tensione evolutiva’ ci vuole pioggia, vento, e sangue nelle vene, serve la voglia di sporcarsi la maglia, dimostrare di meritare quella maglia. Ancelotti ha già messo tutti sotto esame ed in molti hanno diverse materie da recuperare: con aprile alle porte, la bocciatura più essere davvero vicina.