La rabbia social: tamponi ai calciatori e non ai medici! E scoppia il caso Rugani (smentito dal club): test prima di Juve-Inter?

24.03.2020 16:57 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
La rabbia social: tamponi ai calciatori e non ai medici! E scoppia il caso Rugani (smentito dal club): test prima di Juve-Inter?

(di Arturo Minervini) - Calcio e comunità. Privilegi ed esigenze prioritarie in uno stato di emergenza. Ai tempi del Covid-19 il pallone finisce al centro del mirino per alcuni trattamenti ritenuti non coerenti con la situazione che vedrebbero protagonisti i calciatori. La denuncia nelle ultime ore è arrivata forte da Nicola Mumoli, primario di Medicina dell’ospedale di Magenta: "Incredibile, fanno i tamponi ai calciatori e non ai medici” ha denunciato dopo le polemiche generate dalla notizia della positività di Dybala e della Compagna Oriana Sabatini.

Ad alimentare ulteriori dubbi sulla gestione dei casi di Covid-19 nel mondo del calcio le parole di Michela Persico, compagna di Daniele Rugani: “Daniele era appena tornato a casa dall’allenamento. Si sentiva poco bene, qualche linea di febbre, nulla di più, ma per sicurezza decise di passare la notte alla Continassa, il centro tecnico della Juve”. La Persico dichiara che Rugani è stato sottoposto a tampone l’8 marzo, giorno in cui si è giocata Juventus-Inter. Le parole della Persico sono state smentite poi dal club bianconero, che fissa all’11 marzo il test al difensore. La stessa Persico, dopo la smentita della Juve, ha poi rettificato affermando di essersi confusa con le date. Ma i dubbi, chiaramente, restano e qualcuno dovrebbe intervenire per fare chiarezza. Possibile che si sia convocato un calciatore col sospetto che avesse già il virus mettendo a rischio tante altre persone?

Restano perplessità sull’approccio troppo leggero del mondo del calcio ad un problema che invece imponeva assoluto rigore. Atalanta-Valencia, Liverpool-Atletico, Lecce-Atalanta ma anche Napoli-Torino rappresentano errori che si rischia di pagare a caro prezzo. Gare giocate a porte aperte con lo spostamento di migliaia di persone, assist fatale per la diffusione a macchia d'olio del contagio.

Anche sul web la polemica divampa. "Perché tampone a Dybala e fidanzata senza sintomi e non a chi è moribondo?” Ha scritto la giornalista Selvaggia Lucarelli su Twitter, aprendo una discussione che è subito diventata di tendenza sulla piattaforma social. Interrogativo che coinvolge ora tutto il popolo della gente comune, di quelli che non hanno corsie privilegiate da imboccare e devono seguire l’iter dell’uomo comune. Possibile che anche in questi casi si facciano differenze? È accettabile pensare che venga data priorità solo perché si appartiene al mondo patinato del pallone? L’idea resta inaccettabile, il dubbio quasi fastidioso. Una pandemia dovrebbe essere democratica come la Livella di Totò. E lasciare insinuare il pensiero che non sia così, fa male. Chi può faccia chiarezza.