Disfattismo e rassegnazione con 30 punti in palio: Napoli, impara dall’Atletico campione!

12.03.2018 18:32 di Mirko Calemme Twitter:   articolo letto 36051 volte
Disfattismo e rassegnazione con 30 punti in palio: Napoli, impara dall’Atletico campione!

Dopo aver fatto registrare un ruolino di marcia da schiacciasassi, culminato con una striscia di dieci (!) vittorie consecutive, il Napoli ha rallentato. Lo ha fatto in quello che era, probabilmente, il momento più delicato e difficile della stagione: ospitare la Roma e visitare l’Inter rappresentavano due impegni ostici, dai quali il gruppo partenopeo ha portato via solo un punto, cedendo il primo posto alla Juventus per la prima volta.

Appare ormai inutile analizzare le gare, nelle quali non sono mancati episodi sfortunati in campo e fuori (il gol di Dybala ha pesato, eccome): tutta Napoli sembra ormai rassegnata a rinunciare al suo “sogno nel cuore”, quello scudetto rincorso durante 28 anni e che, mai come quest’anno, sembrava possibile.

È comprensibile che, in una piazza abituata a non vincere praticamente mai, ci si lasci abbattere dopo due gare storte, soprattutto considerando che per tenere dietro la Juve non sono bastati 70 punti in 28 giornate. Un’enormità che i bianconeri hanno saputo fagocitare vincendo sempre e comunque, anche quando sembravano condannati, almeno, a un pareggio.

Comprensibile, dicevamo, ma non condivisibile. Bisogna sottolineare con forza che arrendersi così presto va contro tutti i principi dello sport. In un qualsiasi campionato d’Europa, una squadra distante 1-4 punti dal primo posto, con 10 partite a disposizione e uno scontro diretto da giocare, si definirebbe in piena lotta per il titolo. A Napoli, invece, in queste ore serpeggia un pessimismo cosmico insopportabile. Che può pericolosamente contagiare la squadra.

Eppure, di imprese molto più complesse la storia del calcio ne è piena. Senza scomodare la Lazio del 2000, che di punti alla Juventus ne rimontò ben 9, proviamo ad analizzare il caso dell’Atletico 2013/2014. Alla 28esima giornata della Liga spagnola era secondo, a tre punti dalla corazzata Real Madrid. Grazie a un filotto totale (iniziato precedentemente) di nove vittorie consecutive, riuscì a prendersi la vetta e fu capace di difenderla nonostante un finale di stagione disastroso. Perse alla terzultima col Levante, pareggiò alla penultima, in casa, con il Malaga. All’ultima giornata lo attendevano il Camp Nou e il Barcellona, che nel frattempo aveva superato il Real ed era l’unica squadra in grado di strappare il titolo ai colchoneros, che si presentavano con 3 punti di vantaggio. In caso di sconfitta, a festeggiare sarebbero stati ancora una volta i catalani.

Ci credevano in pochi, ma i ragazzi di Simeone riuscirono a strappare un 1-1 che li ha consegnati alla leggenda: fu il decimo titolo nella storia dell’Atletico, atteso 18 anni e vinto nella casa dell’onnipotente Barcellona di Messi, la cui rosa valeva esattamente il triplo di quella a disposizione di Simeone. Un’impresa storica, un esempio per il Napoli di Sarri, autore finora di un campionato praticamente perfetto. La filosofia di gioco Cholista è agli antipodi rispetto a quella Sarriana, eppure il motto dell’Atleti, con il quale il Simeone ha fatto miracoli, è proprio “nunca dejes de creer”, non smettere mai di crederci, e sembra perfetto per il momento che vive la squadra azzurra. Davvero qualcuno è pronto a gettare la spugna con 30 punti a disposizione? Ah, se vi beccasse il ‘Mono’ Burgos…