Clemente di San Luca: “I commenti televisivi peggiorano il caos arbitrale"
Guido Clemente di San Luca, Docente di Giuridicità delle regole del calcio presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università Vanvitelli, partendo dalle dichiarazioni del dirigente dell'AIA Gianluca Rocchi, ha analizzato il momento della classe arbitrale.
"La indecente lite tra Fabio Caressa e Paolo Di Canio sugli episodi di Atalanta-Roma, al salotto di SKY, e l’intervista rilasciata da Fabio Capello a ‘Marca’ costituiscono la prova schiacciante di quanto lor signori contribuiscano in maniera consistente a peggiorare il caos arbitrale. Parlano di regole (giuridiche) dimostrando, nel modo più palese, di esser privi di qualsiasi conoscenza dei minimi rudimenti del diritto. Proviamo a fare chiarezza. La questione fra i due concerne l’accertamento del fatto, non la sua qualificazione giuridica. De Canio nega quanto le immagini testimoniano in maniera pressoché indiscutibile, e cioè che nella prima rete dell’Atalanta, dopo un paio di carambole fortuite, il pallone finisce in rete avendo toccato l’avambraccio di Scalvini. La regola vigente prescrive, di quel fatto, una qualificazione giuridica inopinabile: il gol è irregolare. Si trovano poi concordi nel giudicare errato l’annullamento del gol di Scamacca. Ma, ancora una volta, esibendo (per di più in maniera saccente e presuntuosa) una conoscenza modesta della disciplina della fattispecie di cui discutono. Si tratta – dopo Udinese-Lazio – di un altro episodio concernente la «immediatezza», un ‘concetto giuridico indeterminato’ contemplato dal Regolamento con riguardo a diverse fattispecie (il vantaggio, il gol dopo tocco di mano/braccia, ecc.). In questo caso si tratta del cd. ‘fuorigioco attivo o passivo’. In buona sostanza, la questione controversa è la qualificazione giuridica della posizione di Scamacca a inizio azione, dacché l’accertamento del fatto è inopinabile: il centravanti orobico è in fuorigioco.
Bisogna stabilire se la sua posizione oggettivamente irregolare sia attiva, e dunque punibile, oppur no, visto che non riceve direttamente il pallone dal lancio del compagno di squadra. Sono questi i casi in cui l’ordinamento giuridico del calcio obiettivamente – può sembrare un gioco di parole, ma non lo è – prevede una valutazione soggettiva. Il Regolamento, infatti, rimette all’arbitro di valutare se il giocatore in fuorigioco (Scamacca) tragga o meno vantaggio dalla sua posizione laddove il difensore della Roma (Hermoso) sbaglia lo stop consegnandogli il pallone. Su ciò, e solo su ciò, si può manifestare una diversità di opinione. Ogni altra discussione è generata dalla ignoranza della regolazione. La quale, peraltro, non è chiarissima. Secondo l’IFAB – ma il condizionale è d’obbligo, giacché le fonti ufficiali sono assai poco facilmente rinvenibili – quello della ‘immediatezza’ sarebbe un criterio tecnico (rimesso, comunque, ad una valutazione tecnica soggettiva) finalizzato a valutare se un’infrazione ha influenzato o no (perché prossima, sia temporalmente, sia funzionalmente, all’episodio) la regolarità di una rete o di un calcio di rigore. L’arbitro (Fabbri) ha così giustificato la decisione di annullare la rete: «A seguito di revisione il giocatore numero 9 dell’Atalanta parte da posizione di fuorigioco e interviene con immediatezza dopo il tocco del numero 22. Decisione finale fuorigioco». Dunque, il gol è stato annullato perché il direttore di gara ha considerato attivo il fuorigioco di Scamacca all’inizio dell’azione. Ora, la giustificazione del direttore di gara è plausibile. Ma nulla avrebbe impedito che decidesse diversamente, valutando l’intervento di Hermoso non causato dal movimento di Scamacca, giacché questi non impediva al difensore romanista di effettuare la giocata. In altre parole, si può ritenere tanto che la decisione sia corretta, tanto che non lo sia. Quel che appare inaccettabile è la sicumera con cui l’avv. Marelli si è espresso a sostegno della decisione di Fabbri, affermando che Scamacca «trae vantaggio dalla sua posizione irregolare», e che «partecipa attivamente all’azione, rendendo il fuorigioco punibile». Non ci sorprende. Come al solito, parla come se fosse la Cassazione. O peggio, un oracolo del Signore.
Sul rigore revocato alla Fiorentina contro la Cremonese, perseverando nel definire i limiti dell’OFR erroneamente, continua a parlare di «valutazione di campo». Una vera e propria invenzione regolamentare. In quel caso l’intervento del VAR è doveroso, perché il corretto accertamento del fatto richiede la revisione dell’episodio. Dopodiché, il VAR avrebbe dovuto tacere, la qualificazione giuridica del fatto essendo di esclusiva competenza dell’arbitro. La Penna, dopo la review, ha ritenuto di aver commesso un errore (resta il dubbio sull’eventuale indebita ingerenza del VAR). È un mistero inspiegabile come faccia l’ex arbitro Marelli a sentenziare – ed in pochi secondi – la Verità, quasi mai i suoi commenti essendo coerenti con una corretta ricostruzione giuridica della fattispecie. Chi lo autorizza a condizionare il dibattito sulla regolarità delle decisioni? Si può ancora tollerare la boriosa perentorietà con la quale emana i suoi verdetti? E veniamo a Capello. Nell’intervista resa a Marca, l’unica cosa condivisibile è forse la sprezzante definizione del ‘sistema’ arbitrale, proprio quella su cui – com’era facilmente prevedibile – ha fatto subito retromarcia (s’è doluto che «una frase del tutto decontestualizzata sia stata strumentalizzata e utilizzata in maniera inappropriata», e s’è scusato rinnovando «il suo rispetto per il lavoro e la professionalità sempre dimostrata dagli arbitri italiani e della categoria in generale»). Ha perfino negato «Calciopoli». Un fenomeno sul quale si pronunciò la giustizia penale, accertando la manipolazione delle designazioni arbitrali. E quale sarebbe – a suo avviso – il rimedio? Si dovrebbero «usare nel VAR ex giocatori, che conoscono i movimenti del calcio, il movimento che fa un calciatore per fermarsi, per proteggersi». Balle. Senza pudore, arriva addirittura a dichiarare: «questa cosa mi fa impazzire». La verità è che sono i commenti in tv, suoi e degli altri ex calciatori, a far impazzire tutti coloro che amano la competizione regolare.
Affidarsi al «senso del gioco» di chi ha giocato (guarda caso quasi sempre ex delle ‘strisciate’) significa perpetuare l’arbitrio. Anche perché gli argomenti adoperati – «Questo non è calcio!» – sono la più nitida dimostrazione che si vuole un gioco non rispettoso delle regole. Come quello che si pratica in Premier League. 2. E veniamo in breve agli azzurri. Ribadisco che dalla dodicesima giornata, il 22 novembre, il Napoli ha finalmente preso a giocar bene. Dopo la vera e propria catarsi seguita al sabbatico di Conte a Torino. Vincere giocando bene, come si deve fare per corrispondere alla identità di popolo e città. Sommessamente, suggerisco nuovamente la rotazione dei giocatori (può ben essere che la preparazione sia stata funzionale a far entrare la squadra in forma adesso, ma pare difficilmente negabile – e accettabile – il prezzo pagato sin qui in termini di infortuni). Dopo la disfatta di Bologna abbiamo battuto in serie Atalanta, Quarabag, Roma, Cagliari e Juventus. Unico turnover in Coppa Italia coi sardi. Poi due inopinati blackout a Lisbona e Udine, coi calciatori stanchi e svuotati. A seguire, s’è innescato il trend del 2-0. Abbiamo stravinto meritatamente la Supercoppa e ‘matato’ Cremonese e Lazio. Speriamo che il mister abbia fatto tesoro della necessità di alternare i giocatori. Senza farli ruotare sarà difficile passare indenni il mese di gennaio. Se a Roma al 60-65° avesse sostituito Neres con Lang, adesso non staremmo in trepidazione per la partitissima di domenica con l’Inter. Posto che oggi pomeriggio si rispetti il pronostico (e non sarà facile), se andiamo a Milano come a Roma, li facciamo penare. Con la grinta di Conte, la sua tenacia agonistica e la sua capacità di trasmettere energia, ora che s’è trovato il modulo giusto, sarebbe un delitto sprecare l’occasione. La squadra pare ora fisicamente brillante. L’auspicio è conservare questo stato a lungo, fino alla fine".
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