L'ex Dossena: "Un ricordo è chiaro nella mia testa. Il mio Napoli aveva un valore aggiunto"
A Radio Napoli Centrale, nel corso di 'Un Calcio alla Radio' è intervenuto Andrea Dossena: "Il ricordo della Coppa Italia è chiaro nella mia testa. Avevo tensione, sapevamo che era l'unico obiettivo che avremmo potuto portare a Napoli. Magari c'era qualcosa che ti portava allo Scudetto, ma era embrionale. Ricordo che la settimana prima feci la doppietta con il Siena, alla penultima di campionato. Il mister mi posizionò più avanti proprio per quelle due reti.
La magia che c'era in quella squadra? Non c'era magia, c'era un gruppo coeso, che lavorava forte. Il nostro valore aggiunto era quel tridente veramente importante. Marek era tatticamente importantissimo. Cavani aveva fame per arrivare nel calcio che contava e Lavezzi era il genio.
Se penso agli allenamenti a Castel Volturno? Ci sono tante situazioni particolare. Penso a Tommaso Starace che portava il caffè in allenamento. Sono stati gli anni del post Maradona, era il grande calcio, c'erano le prime partite in Champions...Ogni giorno era il clima partita. Sentivo che quando c'era la partita importante al San Paolo, non avremmo mai perso. Era una certezza, gli avversari ci soffrivano.
Se sento ancora i compagni di squadra di quel Napoli? Non abbiamo la chat, ma ho allenato il figlio di Paolo Cannavaro. Mi sento spesso con lui, con Morgan e altri con cui ho rapporto.
Da allenatore cosa penso sulle difficoltà del calcio italiano? Tutti dobbiamo fare un passo in avanti. Chiunque, dai giocatori agli arbitri ai dirigenti e procuratori, ai giornalisti e tifosi. Dobbiamo guardare il Mondo del calcio e chi è più forte di noi e vedere cosa fanno. Per fare un piccolo passo alla volta. Ci sono tante cose da fare per portare l'Italia davanti. A livello professionale, rispetto al resto d'Europa, abbiamo un'ottima metodologia di lavoro, ma non la sfruttiamo. Se si ama il calcio, bisogna fare la propria parte"
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